Studenti italiani scontenti e impreparati, l’Ocse chiama in causa i prof

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di Alessia Tripodi, Il Sole 24 Ore  15.4.2015

Un focus sui test Pisa rivela: il nostro Paese agli ultimi posti nel mondo per voti in matematica e livello di soddisfazione tra i banchi

OCSE_PISA1Studenti poco preparati (soprattutto in matematica), svogliati e insoddisfatti del rapporto con gli insegnanti. E, dall’altra parte, docenti che appaiono troppo concentrati sulle performance e sui voti e meno sul benessere dei ragazzi in classe. E’ il ritratto della scuola italiana tracciato dall’Ocse in un focus sui risultati Pisa appena pubblicato, che analizza quanto le buone relazioni con i prof influenzino i livelli di profitto dei ragazzi. E scopre, com’è intuibile, che più gli studenti sono felici tra i banchi e più i loro voti sono brillanti. Ma anche che tra gli oltre 60 Paesi coinvolti nell’indagine l’Italia si piazza al di sotto della media Ocse, sia per quanto riguarda la preparazione dei ragazzi che per la loro soddisfazione.

La classifica
Insieme a Paesi come Argentina, Grecia, Russia e Stati Uniti, l’Italia resta sotto la media Ocse sia per il livello dei voti ai test Pisa di matematica (485 contro 494) che per la percentuale di studenti che si dichiarano «felici» di andare a scuola (75% contro 80%). Mentre Giappone, Cina, Liechtenstein e Singapore – con una media dei voti tra 550 e 600 e una percentuale di studenti contenti che arriva sfiorare il 90 per cento – dimostrano la relazione diretta tra soddisfazione e pagelle brillanti. Su un altro fronte c’è anche l’Indonesia, dove i ragazzi sono sì poco preparati (voto Pisa 375) ma molto contenti (96%): non a caso, sottolinea l’Ocse, lo stato asiatico vanta il maggior numero di scuole (quasi il 100%) in cui i presidi sono convinti che il benessere sociale ed emotivo degli studenti sia importante quanto lo sviluppo di competenze specifiche. In Italia i dirigenti che la pensano allo stesso modo sono decisamente più rari (nel 60% delle scuole, agli ultimi posti della graduatoria mondiale) e il nostro Paese è quartultimo (davanti solamente ad Argentina, Francia e Liechtenstein) anche nella classifica che valuta il benessere a scuola in base alla qualità del rapporto studenti-insegnanti.

Un nuovo approccio
In Italia «gli insegnanti pensano soprattutto alle performance dei ragazzi e una delle ragioni può essere che nel Paese uno dei principali obiettivi è cercare di migliorare la preparazione degli studenti», spiega Francesca Borgonovi, economista Ocse autrice dello studio. Ma trascurando il benessere dei ragazzi, la scuola finisce per incidere negativamente anche sull’apprendimento che si vorrebbe migliorare, rischiando così «un paradossale corto circuito» dice Borgonovi, che diventa volano per l’insoddisfazione e si traduce, dice l’Ocse, nell’alto numero di assenze e ingiustificati ritardi registrati dagli studenti italiani.
Secondo Borgonovi «spesso i ragazzi si annoiano sui banchi di scuola» e per questo è necessario cambiare l’approccio pedagogico, superando «l’insegnamento frontale che è
anacronistico e poco legato all’apprendimento, oltre che poco legato al wellbeing dei ragazzi» e sperimentando, invece «l’insegnamento per progetti, facendo lavori di gruppo, dando ai ragazzi la possibilità di fare domande, come avviene in Giappone». Ma prima di tutto «dovrebbero essere dati agli insegnanti gli strumenti per realizzare questo nuovo approccio» conclude Borgonovi.

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