Renzi prepara il rimpasto post referendum. Giannini sulla lista degli epurati

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Oggiscuola  6.10.2016

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– Giannini addio? La dead line è fissata al quattro dicembre, ma potrebbe essere spostata anche prima. Dopo il referendum Matteo Renzi ha deciso di fare un rimpasto nel suo governo.

Al primo posto degli epurati c’è già un nome: Stefania Giannini. Il ministro dell’Istruzione è da tempo sulla graticola: la Buona Scuola, su cui Renzi aveva puntato molte delle sue fiches, proprio non va. Gli insegnanti sono sul piede di guerra. Tutti: da chi lavora nella scuola da anni, a quelli che ci stanno entrando in questi giorni, alle decine di migliaia di precari che pensano di non entrarci mai in pianta stabile.

Il caos del concorsone e della comunicazione sul misterioso algoritmo mal si conciliano con la comunicazione renziana, improntata sull’ottimismo e sui traguardi da superare sempre e a ogni costo. Il ministro Giannini  alle spalle non ha neanche più un partito, ha di fatto abbandonato Scelta Civica da tempo, e deve puntare tutto su quanto sta tentando di portare a casa con la riforma. Ma quest’ultima sembra più una palude. Non a caso i decreti attuativi sono stati praticamente bloccati. Se a questo si aggiunge che nella legge di bilancio mancano i soldi per il tanto agognato aumento di stipendio dei professori la situazione per l’ex rettore diventa critica.

Negli ambienti di palazzo Chigi ormai è caccia al nome del successore. Se da qui agli inizi di novembre, qaundo si attendono numerosi giudizi, tra cui quello del consiglio di stato, sulle vicende legate al maxiconcorso, non arriveranno buone notizie negli uffici di Trastevere cambieranno gli inquilini. Si spiegherebbe così anche l’attendismo della stessa Giannini nel prendere decisioni attese da tempo, come quella per esempio sul terzo ciclo dei Tfa. Ma anche l’insolito attivismo del sottosegretario Davide Faraone, renziano di ferro, che non più tardi di due settimane fa ha lanciato la “sua” riforma: quella sul sostegno.

Insomma sembra questione ormai di giorni. O di un sì o un no sulla scheda referendaria. questo potrebbe rendere più morbido il premier. Anche se i bene informati scuotono la testa al solo sentire il nome della Giannini.

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