Piano Formazione Istituto: principi guida, attività da inserire e rilevazione esigenze docenti

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Nino Sabella,  Orizzonte Scuola, 28.12.2016

– Il Miur con il Decreto n. 797/2016 ha adottato il Piano nazionale di formazione del personale docente per gli anni scolastici 2016/17, 2017/18, 2018/19, in attuazione del comma 124 della legge n. 107/2015, che ha reso la formazione del personale docente obbligatoria, permanente e strutturale.

Il decreto è stato preceduto dalla nota n. 2915 del 15/09/2016, che ha fornito “Prime indicazioni per la progettazione delle attività di formazione destinate al personale scolastico”, ed è stato seguito dalla nota n. 3373  del 01/12/2016, che ha fornito “Indicazioni per un efficace utilizzo delle risorse assegnate alle scuole polo, per lo sviluppo dei piani formativi delle istituzioni scolastiche negli ambiti territoriali”.

PREMESSA

Il Piano si propone di orientare la progettualità delle scuole e dei docenti e di concretizzare le proposte formative dell’Amministrazione centrale e periferica, in modo rendere coerenti e sistematici gli interventi formativi.

La formazione è promossa, organizzata e gestita da: Miur, UU.SS.RR. e Scuole/Reti di scuole.

Il Miur definisce, ogni tre anni, le priorità del sistema di istruzione, attraverso il Piano nazionale per la formazione dei docenti, definisce gli standard professionali e monitora il sistema.

Gli Uffici scolastici regionali costruiscono una task force regionale di supporto organizzativo e di coordinamento della formazione a livello territoriale, supportando quindi gli ambiti territoriali, e monitorano a livello territoriale.

Le scuole progettano in rete, all’interno degli ambiti territoriali, si coordinano con altri poli formativi e redigono il Piano di Formazione dell’istituto.

IL PIANO DI FORMAZIONE D’ISTITUTO

Il Piano di Formazione d’Istituto, ricordiamolo, deve innestarsi nel Piano di formazione della rete di ambito (il cui Piano, a sua volta, deve essere una sintesi di tutti quelli delle scuole facenti parte della Rete), di cui la Scuola fa parte.

Il Piano di Formazione d’Istituto deve essere parte integrante del PTOF e deve rispondere alle direttive e ai principi del Piano Nazionale. Le attività, in esso contenute, devono attenersi ai seguenti criteri:

  • essere coerenti con le finalità e gli obiettivi posti nel piano triennale dell’offerta formativa;
  • innestarsi su quanto emerge dal rapporto di autovalutazione (RAV) in termini di priorità e di obiettivi di processo;
  • tenere conto delle azioni individuate nei piani di miglioramento;
  • essere coerenti con le priorità dei piani nazionali, assicurando la partecipazione dei docenti alle attività nelle modalità indicate dai diversi piani nazionali.
  • rispondere alle esigenze formative dei docenti, espresse nei piani individuali di sviluppo professionale, come si evince a pag. 20 del Piano Nazionale (Capitolo 3.3): “Il dirigente, infatti, nella definizione delle linee di indirizzo da proporre al Collegio Docenti per l’elaborazione del Piano di formazione dell’Istituto, tiene conto delle esigenze formative espresse dai docenti nei propri piani individuali. Il Piano di formazione dell’istituto è quindi il risultato di tali valutazioni e dovrà essere inserito nell’aggiornamento annuale del PTOF”.

Le attività formative da inserire nel Piano d’Istituto, in sintesi, devono integrare le necessità formative dei docenti e della Scuola nel suo insieme, come si evince dal PTOF, dal RAV e dal PdM, con le priorità nazionali indicate nel Piano 2016-19.

Nella nota del 1° dicembre 2016 si suggerisce, relativamente ai Piani di formazione delle Reti di scuole (suggerimento valido naturalmente anche a livello di singola istituzione scolastica), di fare in modo che ogni iniziativa di formazione  sia riferita ad una specifica priorità del Piano Nazionale per evitare sovrapposizioni con le azioni nazionali.

Le 9 priorità (Ricordiamo che nel Piano ciascuna priorità è ampiamente descritta e per ognuna sono indicati i contenuti chiave, le linee strategiche, le azioni formative previste a livello centrale e la relativa tempistica, e i destinatari):

1. autonomia e organizzazione didattica;

2. didattica per competenza, innovazione metodologica e competenze di base;

3. competenze digitali e nuovi ambienti per l’apprendimento;

4. competenze di lingua straniera;

5. inclusione e disabilità;

6. coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile;

7. integrazione, competenze di cittadinanza e cittadinanza globale;

8. scuola e lavoro;

9. valutazione e miglioramento.

Ricordiamo ancora che le attività formative, inserite nel Piano di Istituto, possono essere rivolte  ai docenti della scuola, non solo nella loro totalità, ma anche a gruppi differenziati a seconda della funzione svolta e delle competenze da acquisire/potenziare. Così, ad esempio, si potranno attivare corsi distinti per:

  • insegnanti impegnati in innovazioni curricolari ed organizzative, anche alla luce della legge 107/2015, come alternanza scuola-lavoro, flessibilità didattica, potenziamento dell’offerta formativa, funzionamento del comitato di valutazione, ecc.
  • gruppi di miglioramento, impegnati nelle azioni conseguenti al RAV e al piano di miglioramento;
  • docenti coinvolti nei processi di digitalizzazione e innovazione metodologica, nel quadro delle azioni definite nel PNSD;
  • docenti neoassunti in relazione ai processi interni di accoglienza e prima professionalizzazione;
  • altro personale, insegnante e non, da coinvolgere in azioni formatve strategiche in coerenza con le indicazioni attuative del Piano;
  • consigli di classe, docenti e personale nei processi di inclusione e integrazione.

Le attività proposte dalle istituzioni scolastiche vanno articolate in un’Unità Formative, argomento questo affrontato dalla prof.ssa K.Pitino, e non devono rispondere ad un numero predefinito e obbligatorio di ore, infatti l’obbligatorietà della formazione è intesa come rispetto dei contenuti del Piano d’Istituto e di Rete.

Il Piano di formazione d’Istituto, articolato nelle summenzionate attività e rispondente ai sopra descritti criteri, costituisce uno strumento che permette di indirizzare verso un unico fine, ossia il miglioramento dell’offerta formativa e dei risultati d’apprendimento degli studenti, lo sviluppo e il miglioramento della scuola e lo sviluppo professionale del personale docente.

Sottolineamo che i percorsi formativi realizzati  con la card docente, se coerenti con il piano elaborato dal collegio docenti, divengono parte integrante del piano stesso e quindi sono riconosciuti  nell’ambito della formazione obbligatoria (nota n. 3373  del 01/12/2016). Vedi in proposito: Formazione obbligatoria, valgono anche le scelte individuali dei docenti su corsi e attività. Attenti al PTOF

RILEVAZIONE ESIGENZE FORMATIVE DOCENTI

Un’azione propedeutica alla redazione del Piano, alla luce di quanto suddetto, consiste nella rilevazione delle esigenze formative dei docenti (gli altri elementi necessari – PTOF, RAV, PdM, priorità nazionali – sono già disponibili).

Uno strumento efficace e già sperimentato con i docenti neo assunti è il bilancio iniziale di competenza, citato nel Piano Nazionale laddove si parla del portfolio professionale:

“In sintesi il portfolio … consente al docente di … elaborare un bilancio di competenze e pianificare il proprio sviluppo professionale”.

Il bilancio comprende quelle che costituiscono le principali aree dello sviluppo professionale docente:

  1. possesso ed esercizio delle competenze culturali, disciplinari, didattiche e metodologiche in relazione ai traguardi di competenza ed agli obiettivi di apprendimento previsti dagli ordinamenti scolastici;
  2. possesso ed esercizio delle competenze relazionali e organizzative in relazione alla migliore gestione dell’insegnamento e degli ambienti di apprendimento;
  3. partecipazione responsabile all’organizzazione scolastica, al lavoro collaborativo in rete, anche assicurando funzioni di coordinamento e animazione;
  4. cura della propria formazione in forma di ricerca didattica, documentazione, riflessione sulle pratiche, diffusione di esperienze di eccellenza.

Al bilancio iniziale deve seguire la redazione del piano individuale di sviluppo professionale (per i neo assunti si chiama patto individuale di sviluppo professionale ):

“Il bilancio delle competenze sarà adattato agli scopi della formazione in servizio nel Piano individuale di sviluppo professionale”.

Valutate le esigenze formative dei docenti, sulla base dei piani individuali di sviluppo professionale, tenuto conto degli obiettivi e delle finalità del PTOF, dell’autoanalisi d’Istituto (RAV) , delle azioni e dei processi  di miglioramento e delle priorità nazionali, si può procedere alla redazione del Piano di Formazione di Istituto.

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