Scuola, ok ai super-presidi. Bocciate le proposte della minoranza pd

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Il premier: discutiamo senza cambiare i punti sostanziali.
La minoranza dem continua a giudicare la riforma «lontana dalla nostra cultura politica»

  Il Corriere della Sera  18.5.2015

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Giornata di voto alla Camera, dove passa, in mattinata, l’articolo 8 del ddl scuola (268 voti favorevoli e 90 contrari), e nel tardo pomeriggio l’art. 9, una delle norme più contestate, che riguarda le competenze del dirigente scolastico e attribuisce ai presidi il potere di chiamata diretta dei docenti dei propri istituti. Bocciate le proposte della minoranza Pd, appoggiate da M5s e Sel; votano contro maggioranza e Fi. Man mano che ricevono il via libera, i nuovi capitoli della riforma vengono annunciati – come ormai di consueto – via Twitter: «Ogni scuola avrà docenti per realizzare finalmente l’autonomia. Sì @Montecitorio art8 su organico dell’autonomia», scrive il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone. E il ministro Giannini: «OK art. 8 #labuonascuola con organico dell’autonomia ogni istituto programma la propria offerta anche in rete con altre scuole @MiurSocial». E più tardi: «Con art. 9 #labuonascuola nuovi strumenti per autonomia, non ci sarà nessun preside-padrone ma dirigente responsabile e valutato. @MiurSocial», assicura Giannini.

L’organico dell’autonomia

Disco verde, dunque, a partire dall’anno scolastico 2016-17, per l’organico dell’autonomia su base regionale, funzionale all’attuazione del piano triennale dell’offerta formativa formulato da ciascuna scuola. Oltre ai posti comuni, l’organico dell’autonomia, ripartito in ambiti territoriali, è costituito anche dai posti per il sostegno e per il potenziamento dell’offerta formativa. Nascono anche le reti di scuole per «la valorizzazione delle risorse professionali e la gestione comune di funzioni e attività amministrative».

I dirigenti

Il nuovo art. 9 del ddl, molto modificato rispetto al testo originario del governo, attribuisce ai dirigenti scolastici il potere di conferire ai docenti della scuola l’incarico triennale, rinnovabile. La proposta di incarico per la copertura dei posti assegnati alla scuola è rivolta ai docenti di ruolo assegnati all’ambito territoriale di riferimento, dopo la candidature presentate dagli stessi docenti. Nel caso di più proposte di incarico, il docente potrà optare. L’articolo – che non è stato toccato da due emendamenti di Sel e M5s, respinti, che miravano a sopprimerlo – afferma che l’incarico al professore è affidato così da «valorizzare il curriculum, le esperienze e le competenze professionali». Il preside può scegliere i professori anche dopo averli sottoposti a un colloquio. E per i professori che non abbiano ricevuto o accettato proposte, sarà l’Ufficio scolastico regionale a provvedere alle assegnazioni. Inoltre, i docenti potranno essere utilizzati anche in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati purché posseggano titoli di studio validi e abbiano seguito dei corsi di aggiornamento. Un emendamento del Pd approvato per favorire la trasparenza introduce l’obbligo di mettere on line sul sito della scuola il curriculum dei professori. Un altro emendamento di M5s stabilisce che non ci può essere parentela tra preside e professore della scuola. Il preside utilizzerà ancora i docenti dell’organico dell’autonomia per la copertura delle supplenze fino a 10 giorni. Inoltre, può individuare nell’ambito dell’organico dell’autonomia fino al 10% di docenti (anziché fino a 3 docenti, come previsto dal ddl), che lo coadiuvano. Infine, il preside può ridurre il numero di alunni e di studenti per classe rispetto a quanto previsto dalla riforma Gelmini, «allo scopo di migliorare la qualità didattica».

«Ministro si dimetta»

Tra gli emendamenti non approvati, uno della minoranza del Pd a prima firma di Stefano Fassina, il quale, nell’illustrarlo, ha chiesto al ministro «di assumersi le sue responsabilità»: «lasci il suo incarico per ricostruire un clima più positivo nel mondo della scuola», ha detto il parlamentare.

La moglie del premier

Nel dibattito in Aula ha fatto capolino anche la moglie del presidente del Consiglio, Agnese, insegnante di un liceo di Pontassieve. A nominarla in Aula, Luigi Gallo, deputato grillino: «Grazie al ddl sulla scuola e alla norma sulla chiamata diretta dei professori da parte dei presidi», farà carriera «Agnese, la moglie del presidente del Consiglio» Renzi, è l’accusa mossa dal deputato. Per il grillino, nella scuola non si è mai sentito parlare di casi eclatanti di corruzione, clientelismo e raccomandazioni «perché c’erano delle regole certe. Quando queste regole certe verranno cancellate dal Pd – ha proseguito il deputato – avremo una scuola di pessima qualità, perché il merito non significa chiamare gli amici dei politici, gli amici dei dirigenti, gli amici degli imprenditori o far fare carriera ad Agnese, la moglie del presidente del Consiglio, nella scuola».

Il voto

Il via libera al provvedimento, secondo quanto stabilito dalla conferenza dei capigruppo la scorsa settimana, è in programma mercoledì entro le 13. Il disegno di legge dovrà poi passare all’esame del Senato.

Azioni di protesta

Intanto, in concomitanza con il voto, non accenna a placarsi la protesta degli studenti, che hanno promosso azioni in tutto il Paese, assemblee, occupazioni di scuole, scioperi bianchi, lezioni in piazza «per urlare a gran voce che la vera Buona Scuola non ci sta alle imposizioni dall’alto». A Roma il presidio sarà a Montecitorio assieme ai docenti, ai lavoratori e ai cittadini.

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

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