47 mila professori di sostegno “in deroga”

Pasquale Almirante, La Tecnica della scuola, 17.7.2017

– 47mila insegnanti di sostegno su 150 mila saranno chiamati «in deroga» a settembre dopo gli immancabili ricorsi delle famiglie. Un maccanismo levantino e  bizzarro ma in grado di evolversi e proliferare solo in Italia.

A riportare l’allarme lanciato dall’Osservatorio dei diritti della scuola è Il Corriere della Sera. In pratica si tratta di almeno 30 mila insegnanti di sostegno che vengono chiamati, su imposizione dei Tar, perché ai disabili non vengono assegnate tutte le ore di sostegno necessarie allo sviluppo e all’educazione del bambino/ragazzo e così dalle 9 ore concesse inizialmente si deve passare a 18, da una «mezza» cattedra ad una intera, con un esborso stimato, precisa Il Corriere, sulle casse dello Stato di 300 milioni di euro.

Cifra destinata a lievitare: se l’anno scorso sono stati 97 mila gli insegnanti di sostegno in organico di diritto, e 130 mila in totale le cattedre assegnate su posti di sostegno, per il 2017 -2018 si prevede una lievitazione a 150 mila posti con 47 mila insegnanti «in deroga».

La situazione più incresciosa colpisce, come sempre soprattutto il Sud, dove si concentrano i due terzi degli insegnanti in deroga. Il motivo? Primo perché al Sud i cittadini si sono resi conto delle ingiustizie e hanno cominciato a fare ricorsi al Tar, e poi perché sono stati fissati dei limiti di assegnazione di insegnanti di sostegno che risalgono al 2007, che non sono stati più rivisti e che non possono valere per i numeri aumentati di disabili riconosciuti nel tempo. In pratica, spiega Il Corriere, su 100 insegnanti di sostegno 88 dovevano essere stabilizzati e gli altri potevano essere precari/supplenti. Ma questo criterio è stato applicato a numeri di organico fissati nel 2007 dal governo, che non rappresentavano la situazione che si era venuta a creare nel 2013, tanto più che non teneva conto proprio delle migliaia di posti in deroga. Così la ripartizione dei posti ha penalizzato soprattutto il Sud, dove i posti in deroga erano di più.

In Sicilia  i casi più eclatanti. Qui l’organico era di 11.430 posti e dove l’organico di diritto da 8500 è passato a 10.020 in tre anni. E non tenendo conto che nel 2013 c’erano già 2 mila posti in deroga. “Se si fosse tenuto conto di questi posti, l’organico di diritto siciliano avrebbe dovuto essere di 11.900 posti. Cioè una differenza di 2000 posti che sono esattamente i due terzi degli insegnanti specializzati siciliani deportati successivamente al Nord dalla Buona scuola”.

«I posti in deroga oggi sono lievitati a più di 5 mila in Sicilia e conti analoghi si possono fare per tutto il Meridione. In Campania sono circa 6 mila, in Puglia più di 3500, nelle Marche 1000, in Abruzzo 1300 e così via. Lo stesso non vale per le Regioni del Nord, dove i posti in deroga sia in valore assoluto che in termini percentuali rispetto agli alunni sono decisamente inferiori»

«I posti ci sono e bisogna darli a chi ha i titoli giusti: la continuità è fondamentale per gli studenti, soprattutto disabili. E non è giusto che proprio i docenti più preparati pur di ottenere il posto di lavoro siano stati costretti ad emigrare».

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