500 euro pro capite: che fare?

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di Paolo Citran,   insegnare  26 ottobre  2015.  

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La decisione del Governo di assegnare 500 euro a testa ad ogni insegnante sta suscitando reazioni contrastanti. Alcuni si stupiscono che molti docenti non abbiano per nulla gradito questa elargizione, anche se altri la ritengono un giusto e legittimo riconoscimento della necessità per ciascun buon insegnante di spendere denaro per aggiornare le proprie conoscenze e la propria cultura. Quasi un risarcimento di tante vessazioni recentemente patite e una nuova dimensione di riconoscimento sociale.
Alcune delle reazioni contrarie sono anche ingegnose nella forma,  oltre che interessanti e bene argomentate nella sostanza, e ne daremo conto nella rassegna Quelli che non ci stanno, poiché vale la pena di conoscerle.

A noi interessa però aprire un confronto, una raccolta di idee, opinioni e di  proposte, a partire dal disagio o dal rifiuto che questo provvedimento ha suscitato in molti e che noi condividiamo.

Per non sottrarci alla formulazione di un nostro pensiero di lancio e se si vuole di provocazione, proveremo a ribadire alcuni concetti tra loro fortemente connessi, che ci stanno molto a cuore  e che questo provvedimento rischia invece di contrastare o addirittura di vanificare.

Il primo è la collegialità della professione docente. Da tempo siamo convinti che per quanto difficile da realizzare in questi termini, l’insegnamento sia una professione collegiale, che si articola nelle diverse modalità con cui un gruppo di adulti è impegnato a costruire e realizzare un progetto educativo nell’interesse (comune) degli allievi loro affidati, collegialmente e non individualmente.  In tal senso e in questa prospettiva di costruttiva cooperazione  il docente è chiamato a mettere al servizio del sistema scuola le proprie competenze individuali.

Da questo discende il secondo punto fermo: formazione professionale in servizio e aggiornamento culturale personale non sono la stessa cosa e vanno tenute nettamente distinte.
La formazione in servizio è un diritto/dovere che deve essere previsto e vincolante per legge, regolamentato dalle dinamiche contrattuali e realizzato come istanza collettiva per il buon funzionamento della scuola; l’aggiornamento culturale personale è libero e non può essere soggetto a vincoli di rendicontazione. Confondere i due piani elude le regole democratiche e crea solo confusione e qualche mistificazione.

Infine un terzo punto: l’aggiornamento personale dei docenti di una scuola non incide direttamente sul miglioramento dell’efficacia educativa e sui risultati raggiunti.  L’aggiornamento individuale rende persone migliori, non necessariamente insegnanti migliori: non è quello che serve e non garantisce il miglioramento del progetto educativo. Per migliorare i risulati complessivi di una scuola serve individuare le aree di criticità e insieme trovare le risposte adeguate. Far questo è dovere della scuola in quanto istituzione e dei soggetti che vi operano, prima collegialmente, poi in strutture organizzate e collaborative, e infine individualmente. La sommatoria di persone istruite e aggiornate non garantisce il buon funzionamento della scuola.

Chiunque condivida questi presupposti potrà valutare e giudicare se e in che misura l’elargizione ad personam dei 500 euro li conferma, li garantisce, o li smentisce clamorosamente. A noi pare non sia possibile avere dubbi: quel provvedimento è la logica conseguenza di una visione individualistica della professionalità docente, ovvero del dovere professionale nei confronti degli allievi e quindi della scuola e dei rapporti che vi si instaurano.

La nostra è sempre stata una logica opposta, che vede l’insegnamento come lavoro cooperativo in una organizzazione condivisa: questa mira a migliorare il lavoro di tutti i suoi membri, nel senso di rispettare concretamente il diritto all’istruzione di tutti gli allievi (con particolare attenzione ai più deboli o svantaggiati) e di far confluire e rinforzare la responsabilità individuale in quella istituzionale. Senza deleghe o supplenze dell’una nei confronti dell’altra.

Per questo intendiamo continuare a difendere la dignità, la storia, la natura e le speranze del nostro “lavoro” al servizio dell’articolo 3 della Costituzione da un provvedimento che ci amareggia e da  proposte alternative del tutto inadeguate, quando non controproducenti.

Che fare dunque di questi 500 euro di cui non si condivide la ratio e la destinazione? Su questo interrogativo apriamo un confronto di idee, di riflessioni e di proposte… Vi invitiamo a partecipare qui o inviando le vostre riflessioni a redazioneinsegnare2010@gmail.com

121. Al fine di sostenere la formazione continua dei docenti e di valorizzarne le competenze professionali, è istituita, nel  rispetto del limite di spesa di cui al comma 123,  la  Carta  elettronica  per l’aggiornamento e la formazione  del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche  di  ogni  ordine e grado. La Carta, dell‘importo nominale di euro 500 annui per ciascun anno scolastico, può essere utilizzata per l’acquisto di libri e di testi,  anche  in formato digitale,  di  pubblicazioni  e  di  riviste  comunque  utili all’aggiornamento  professionale,  per  l’acquisto  di hardware e software, per l’iscrizione a corsi per attivita’ di  aggiornamento  e di qualificazione delle  competenze  professionali,  svolti  da  enti accreditati presso il Ministero dell’istruzione,  dell’universita’  e della ricerca, a corsi di laurea, di laurea magistrale, specialistica o a ciclo unico, inerenti al profilo professionale,  ovvero  a  corsi post  lauream  o  a   master   universitari   inerenti   al  profilo professionale, per rappresentazioni teatrali e cinematografiche,  per l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo, nonche’  per  iniziative  coerenti  con  le   attivita’ individuate nell’ambito del piano triennale dell’offerta formativa delle scuole e del Piano nazionale di formazione di cui al comma 124.  La  somma  di cui alla Carta non costituisce retribuzione  accessoria  né reddito imponibile.

  122. [omissis: delega per le modalità]

  123. Per le finalita’ di cui al comma 121 e’ autorizzata  la  spesa di euro 381,137 milioni annui a decorrere dall’anno 2015.

  124. Nell’ambito degli adempimenti connessi alla funzione  docente, la formazione in servizio  dei  docenti  di  ruolo  e’  obbligatoria, permanente e strutturale. Le attivita’ di  formazione  sono definite dalle singole  istituzioni  scolastiche  in  coerenza  con  il  piano triennale dell’offerta formativa e con i risultati emersi  dai  piani di  miglioramento  delle   istituzioni   scolastiche   previsti   dal regolamento di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica   28 marzo 2013, n. 80, sulla base delle priorita’ nazionali indicate  nel Piano nazionale di formazione, adottato ogni tre anni con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della  ricerca,  sentite le organizzazioni sindacali rappresentative di categoria.

  125. Per l’attuazione del Piano nazionale di formazione  e  per la realizzazione delle attivita’ formative di cui ai commi da 121 a  124 è autorizzata  la  spesa  di  euro  40  milioni  annui  a decorrere dall’anno 2016.

  126. Per la valorizzazione del  merito  del  personale  docente è istituito presso il  Ministero  dell’istruzione,  dell’università e della ricerca un apposito fondo, con  lo  stanziamento  di  euro  200 milioni  annui  a  decorrere  dall’anno  2016,  ripartito  a  livello territoriale e tra le istituzioni  scolastiche  in  proporzione  alla dotazione organica dei docenti, considerando altresì i  fattori  di complessita’ delle istituzioni scolastiche e delle  aree  soggette a maggiore rischio educativo, con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca.

Dalla Legge 107/2015, comma 121-126

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