500 euro: un cortocircuito della logica

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di Livio D’Agostino,  coordinatore FGU del Veneto,  16.10.2015.  

500euro-BONUS

107-2015: l’operazione scuola-discount.
La legge 107-2015 riorganizza la scuola pubblica sostenendola su due pilastri liberisti: primo, la compressione delle retribuzioni mediante la sospensione, sine die, dei contratti di lavoro, non tralasciando l’arrogante monopolio statale sulla materia di ordine contrattuale, e, secondo, l’azzeramento dello Stato sociale, il cosiddetto welfare, ovvero del benessere dei cittadini ridisegnato in termini privatistici.
Con una operazione di marketing di salute nazionale si ristruttura il sistema pensionistico – ‘il migliore d’Europa’, hanno scritto i grand commis europei -, con il chiavistello del ciclo economico negativo, si impoverisce il sistema sanitario nazionale, cioè la salute pubblica e, ancora, con la propaganda della delegittimazione, finalizzata alla raccolta elettorale del consenso, si rottama l’istruzione pubblica con una successione di riforme scolastico-economiche.
Contemporaneamente si balbetta su questioni centrali per e del Paese, quali la corruzione, l’evasione fiscale e l’elusione, la pressione impositiva sui cittadini e sul lavoro e la recrudescenza di disuglianze sociali ormai insostenibili, oltre alla disoccupazione, non più e non solo giovanile.
Un collasso sociale con molte diagnosi, alcune terapie e interventi di scaltra demagogia.

Una piccola storia ignobile.
Il combinato disposto delle due strategie: privatizzazione dello Stato sociale e interventi demagogici sulla qestione morale-fiscale-occupazionale racconta ‘una piccola storia ignobile’.
Cos’è la exBuonascuola se non una piccola storia ignobile? Piccola per il basso profilo che assegna alla Scuola della Costituzione e la ricaduta feudale sulla valorizzazione delle risorse umane, ignobile perché, in un solo colpo, spegne lo spirito solidaristico e collaborativo e critico dell’istruzione, depotenziandone la democrazia collegiale. In sostanza cambia l’assetto del sistema, il baricentro è orientato verso meccanismi competitivi e individualistici, tra i quali una meritologia a buon mercato che può avere confini fragili con le connivenze quotidiane.
Contemporaneamente sia piccola sia ignobile perché, come già praticato con #80euro, il governo regala 500 euro agli insegnanti, per l’autoformazione. In perfetta similitudine con #80euro, anche questa operazione sposta l’ago del consenso popolare a favore del governo, tant’è che l’italiano medio sottoscrive atto di stima all’azione governativa.

Un affare.

Ma proviamo a fare due-conti-due: blocco del contratto dall’anno 2009 (6 anni), sospensione della progressione retributiva di carriera (scatti di esperienza=merito) anno 2013, blocco indennità di vacanza contrattuale dal 2012 determinano, ad esempio, una perdita media di 10.000 euro ciascuno, da cui 10.000 meno 500 uguale a meno 9.500, il segno è meno, assai meno. Un affare!
Chiunque abbia consapevolezza del ‘peso’ di 10.000 euro in busta paga, anziché fuori busta, non ignora che, in quanto area retributiva, sono strutturali (parte contributiva, assistenziale e previdenziale e progressione di carriera) , mentre i 500 euro fuori busta non hanno benefici contrattuali, tanto meno pensionistici.
Provate a chiedere, ad un qualsiasi istituto bancario, un mutuo/prestito di 10.000 euro, alle stesse condizioni: nei primi sei anni restituite zero euro, dopodiché restituite 500 euro, senza alcuna garanzia per gli anni successivi. Conoscendo le banche, sono quasi certo che rischiate la vita!

Anni-senza-euro-500.
Qualcuno spieghi al governo e al ministro di turno che, in  tutti questi lunghi anni, anni-senza-euro-500, gli insegnanti si sono comunque formati, in autonomia e con risorse personali; diversamente la scuola italiana sarebbe ancora al pennino e al calamaio. Quel qualcuno spieghi anche che, ad esempio, il costo di un corso universitario per l’abilitazione all’insegnamento (T.F.A.), sostenuto da un insegnante precario, prevede una retta di circa 3.300 euro/annui, e tralascio tutte le altre spese vive calcolabili ed incalcolabili.

Incostituzionalità.
Come se non bastasse, la Corte costituzionale (24 giugno) ha dichiarato incostituzionale il perdurare del blocco contrattuale del pubblico impiego e il Tribunale di Roma (16 settembre) ha condannato il governo e l’ARAN a “dare avvio senza ritardo e per quanto di loro competenza, al procedimento di contrattazione collettiva per i comparti della scuola, dell’università, della ricerca, dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica e delle relative aree dirigenziali”. È la prima volta che le OO.SS. sono costrette ad un’azione giudiziale per costringere il datore di lavoro pubblico ad adeguare le retribuzioni al costo della vita.
In conclusione, 500 euro quale autoformazione sono cosa buona e giusta, era ora; del resto sono anni che ci sgoliamo per far adottare meccanismi di recupero fiscale, quali deduzioni o detrazioni o altro, delle spese di formazione, tuttavia, prima avremmo piacere di ricevere il nostro stipendio!

Livio D’Agostino,  FGU del Veneto

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