Andare in pensione?

inviata da Sergio Torcinovich, 12.7.2017

– Se oltre il 40% dei giovani è disoccupato, mentre il restante impiegato dispone di salari da fame, va da sé che il sistema pensionistico, con o senza le contribuzioni degli immigrati, non può reggere ancora a lungo. Essendo basato sulla ripartizione, i contributi versati da chi è in produzione vanno spesi per sostenere i lavoratori anziani oggi in quiescenza; ma pochi lavoratori a bassa capacità contributiva versano pochi denari per le pensioni.

Come se ne esce? Innanzitutto, bisognerebbe diminuire il tempo di lavoro a parità di salario, volgendo a favore dei lavoratori gli aumenti della produttività che pure in questi anni si sono registrati. Quindi, lo Stato dovrebbe praticare politiche realmente redistributive, aumentando le aliquote per i redditi più alti, definendo nel contempo una seria e progressiva imposta patrimoniale e sulle successioni, parallelamente a una chiara e non ambigua lotta all’evasione fiscale e alla corruzione, cioè alla criminalità organizzata che è più diffusa di quanto comunemente si creda nel Belpaese.

Insomma, per ridare fiato all’INPS, che non dovrebbe più pagare oneri impropri quali le varie forme di sussidio alla disoccupazione che dovrebbero essere a carico ella fiscalità generale, cioè di tutti, bisognerebbe fare una rivoluzione che neanche Lenin si sentirebbe di intraprendere. E poi, si sa, il mondo iperliberista non lo permetterebbe.

Allora? Adesso sta andando in pensione la generazione del baby boom: tanta, troppa gente. Tenerla al lavoro significa disoccupazione per i giovani (e casini per la produzione che derivano inevitabilmente dall’età avanzata dei lavoratori); mandarla in pensione d’un botto non se ne parla. Rimane il karōshi: far morire al lavoro e presto i troppi anziani, quelli cioè che se li mandi in pensione adesso son capaci di restarti sul groppone per altri vent’anni, con i problemi di cui sopra. Basta innalzare i ritmi, un po’ alla volta ma costantemente, e vediamo chi ce la fa.  A quel punto la pensione è meritata, ma per pochi.

Otto von Bismarck è stato il primo a ideare un sistema assicurativo per la vecchiaia rivolto agli operai: a sessant’anni si andava tutti in pensione (tutti quelli che ci arrivavano), a 62 si moriva.

 
Sergio Torcinovich – Venezia
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