Risorse contrattuali: 15 euro in più eliminando la Carta del docente

di Reginaldo Palermo, La Tecnica della scuola  11.11.2017

– In materia di risorse contrattuali, i sindacati stanno affilando le armi, anche se, per la verità, i tempi non giocano a loro favore.

SINDACATI: BONUS PREMIALE E CARTA DEL DOCENTE PER AUMENTARE LO STIPENDIO DI TUTTI

Secondo le ultime notizie, riportate anche dalla nostra testata, le organizzazioni sindacali che siedono al tavolo delle trattative intendono richiedere che i fondi del bonus premiale (200 milioni di euro) e quelli della carta del docente (poco più di 350 milioni) vengano utilizzati per aumentare gli stipendi (“tutto nel tabellare” è lo slogan che i sindacati stanno diffondendo anche nelle assemblee).
Al tempo stesso i sindacati chiedono anche che venga affrontato il problema del blocco stipendiale del 2013, operazione che potrebbe avere un costo di almeno 400 milioni di euro (ma c’è chi parla di una cifra persino superiore).
In precedenza il blocco era stato cancellato utilizzando (ma sarebbe più giusto dire falcidiando) il fondo di istituto che è oggi pari alla metà rispetto agli anni passati (la ministra Giannini, per la cronaca, appena arrivata a Viale Trastevere aveva improvvidamente annunciato che in pochi mesi il fondo sarebbe stato ripristinato e anzi incrementato).

18 EURO IN PIU’ MA BASTA CON LA CARTA

Ora, se la matematica non è una opinione è del tutto evidente che i soldi della carta e del bonus sarebbero sufficienti per ripristinare lo scatto stipendiale ma non per altro. Con un problema di non poco conto: questi due “pacchetti” di denaro sono oggi destinati esclusivamente ai docenti, ma se dovessero essere utilizzati per il blocco del 2013 verrebbero ripartiti anche fra il personale Ata.
Piacerà agli insegnanti perdere i 500 euro netti della “Carta” sapendo che la somma verrà usata per un aumento indifferenziato destinato a tutti?
Inoltre è bene fare due conti.
Con i 200 milioni del bonus si potrebbe garantire un aumento netto in busta paga non superiore a 110-120 milioni di euro che, suddivisi fra più di un milione di dipendenti significherebbe 9 euro al mese pro-capite.
I 350 milioni della “Carta” equivalgono ad un netto in busta di circa 180-200 milioni di euro che, divisi fra tutti, si tradurrebbero in 15 euro mensili; se fossero invece distribuiti solamente fra i docenti si arriverebbe a 18-19 euro.

A RISCHIO IL BONUS FISCALE DI 80 EURO

Ma bisogna tenere conto di un ulteriore problema sul quale ovviamente tutti tacciono: se, con tutte queste alchimie, si riuscisse a garantire un aumento medio superiore agli 85 euro già concordati da tempo fra sindacati e Governo, potrebbe accadere che docenti e Ata con stipendi prossimi ai 24.600 euro lordi perderebbero il bonus fiscale di 80 euro previsto per i redditi più bassi.
Senza trascurare un dato ineludibile: per “spostare” le risorse di bonus e “Carta” sullo stipendio tabellare è necessaria una modifica alla legge 107, operazione che potrebbe essere fatta con la legge di bilancio.

LEGGE DI BILANCIO: IL SENATO LA VOTERA’ FRA 15 GIORNI

Peccato che i tempi sono strettissimi, visto e considerato che la legge potrebbe essere approvata dal Senato intorno al 25-26 novembre, mentre l’Aran non ha neppure reso noto il calendario dei prossimi incontri.
Insomma, a fronte della scarsità di risorse “fresche” i sindacati pensano di finanziare qualche ulteriore modesto aumento utilizzando soldi che sono già nella disponibilità del personale docente. Ma anche questa soluzione appare complicata.

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