Gli adolescenti? Un ragazzo su due non legge neanche un libro all’anno. E niente teatro e musei

di  Andrea Sangermano, DIRE, 15.11.2017

BOLOGNA – Nè sport nè teatro nè musei, ma nemmeno un libro letto in un anno. Cresce la povertà, anche educativa, tra bambini e adolescenti dell’Emilia-Romagna. Secondo la nuova edizione dell’Atlante sull’infanzia a rischio di Save the Children, in Emilia-Romagna più di un ragazzo su due (il 54%) tra i sei e i 17 anni non arriva nel corso dell’anno a leggere almeno un libro, non fa sport continuativo, non va a concerti, spettacoli teatrali, visite a monumenti e siti archeologici, visite a mostre e musei. Inoltre non ha l’accesso a internet, anche se il numero di “disconnessi culturali” è inferiore alla media nazionale del 60%.

PER 669 MILA FAMIGLIA LA SPESA PER LA CULTURA E’ DI 40 EURO AL MESE

In Italia vivono 669.000 famiglie con minori in condizione di povertà assoluta che, una volta sostenuti i costi per la casa e per la spesa alimentare, possono spendere solo 40 euro per la cultura e 7,60 euro per l’istruzione al mese. I bambini in questa situazione sono quasi 1,3 milioni, il 14% in più rispetto all’anno scorso e rappresentano il 12,5% del totale dei minori. Si trovano nel 12% dei casi al nord, nell’11,6% al centro e nel 13,7% al Mezzogiorno. I minorenni in condizioni di povertà relativa, invece, nel 2016 hanno raggiunto il 22,3% (+20%). In nord Italia i bambini in questa condizione rappresentano il 16,1%, percentuale che in Emilia-Romagna si abbassa al 13,7% (al sud sono il 32,6%).

Nelle regioni settentrionali i 15enni in condizioni socio-economiche svantaggiate che non raggiungono le competenze minime nella lettura sono il 26,2%, cifra che sale al 44,2% nel Meridione. Un riflesso di questa situazione si nota anche nei risultati scolastici.

PROMOSSI O RESPINTI? A PIACENZA BOOM DI BOCCIATI

In Emilia-Romagna l’incidenza di alunni non ammessi al successivo anno delle scuole medie varia dall’1,2% di Rimini al 3,6% di Ferrara, rispetto a una media nazionale del 2,9%. Alle superiori, invece, il numero di bocciati a livello regionale va dal 7,7% di Ferrara al 12,8% di Reggio Emilia, contro una media nazionale del 9,15% di respinti. A Piacenza si registra uno dei tassi più alti in Italia circa il numero di bocciati negli istituti professionali: 18,9% contro la media nazionale del 14%.

 

 

 

ANCHE LE SCUOLE IN CONDIZIONI CRITICHE

E se gli studenti sono in difficoltà, anche le scuole spesso non se la cavano facilmente. In cinque province su nove dell’Emilia-Romagna, gli istituti scolastici dotati di almeno una palestra in ogni sede sono inferiori alla media nazionale (17,4%). In provincia di Parma il 57% delle scuole ha meno di un laboratorio ogni 100 studenti, mentre da questo punto di vista la provincia più virtuosa è Forlì-Cesena col 21,5%. L’indice di fruizione del patrimonio librario (nel nord-est il 68% delle scuole è dotato di almeno 3.000 volumi) è invece in tutte le province dell’Emilia-Romagna superiore al dato nazionale del 31%, fatta eccezione per Ferrara (27,4%). La provincia di Forlì-Cesena è al primo posto in Italia grazie a un indice di fruizione del patrimonio librario del 98,3%.

EMILIA-R ‘VECCHIA’: 195 BAMBINI OGNI 100 ANZIANI (MA A FERRARA SONO 249)

Dal punto di vista demografico, infine, in Emilia-Romagna l’indice di vecchiaia è superiore alla media nazionale nella maggior parte delle province: in media 195 anziani ogni 100 bambini, con il picco a Ferrara (249). Inoltre, mentre il numero totale di alunni diminuisce, aumenta quello degli studenti di origine straniera, che vanno dal 12,8% di Ferrara al 21,3% di Piacenza, la seconda percentuale più alta in Italia dopo Prato (in Italia rappresentano il 9,2%). La maggior parte degli alunni che non ha la cittadinanza italiana in Emilia-Romagna è nata in Italia, in linea col dato nazionale del 58,7%. A Piacenza e Reggio Emilia circa il 64% degli alunni senza cittadinanza è nato in Italia. A livello nazionale, però, solo nel 2,2% delle scuole del primo ciclo gli insegnanti ricevono formazione specifica. A livello regionale un dato positivo in questo senso è registrato a Parma, dove l’8,3% degli istituti scolastici offre questa opportunità ai docenti.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

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