LA NOSTRA RICCHEZZA: LA RABBIA DEGLI ESCLUSI (VIVA LA SCUOLA!)

retescuole_logo15

Marcella Raiola,  ReteScuole  14.7.2015.  

protesta-BuonaScuola6

Le foto sono venute male e non val la pena pubblicarle. Il caldo ne ha liquefatto e sfumato i colori. Solo la bandiera greca, attaccata tenacemente al tavolo della Presidenza con del cerotto bianco, troneggia vivida, blu come un’onda fresca di ribellione e bianca come la buona coscienza di chi lotta per l’Uguaglianza. Per fortuna, tante colleghe e colleghi hanno già postato le loro foto, riuscite bene, foto in cui ci siamo tutti: sudatissimi, pigiati, irrefragabili, amici, fuoriusciti, ghostspeakers di politici, diplomatici e senza peli sulla lingua, calcolatori necessari e razionali e irruenti antisistema e passionali…

Sì… l’altroieri, a Roma, si è svolta un’assemblea di lavoratori e lavoratrici della Scuola in lotta, chiamata dai comitati LIP, infaticabili, e dagli Autoconvocati di Roma. Un’assemblea per la Scuola, sì, il 12 luglio, con 40 gradi “percepiti” di calore, debolmente attenuato da due ventilatori mal sincronizzati ma premurosamente procurati dal compagno di Rifondazione, Vito, che ha messo a disposizione pure la bella saletta.

Eravamo circa cento, venuti da Lamezia (in aereo), Modena, Napoli, Ravenna, Torino, Bologna, Palermo, Bari, Corato, Teramo, Firenze e non ricordo più da dove ancora. Cento docenti, genitori (uno solo, in verità), sindacalisti di tutti i colori ed esponenti politici in ascolto, in standby o guardati in cagnesco.

Un solo ordine del giorno: Che fare adesso? Il DdL, morta anche la tenue speranza del rinvio alle Camere da parte di Mattarella, è legge, ma il grande corpo della Scuola è in preda a una violenta crisi di rigetto, dopo il trapianto forzato di un organo non compatibile con la Costituzione…

Tanto ottimismo: 700.000 persone scese in piazza; il blocco insperato degli scrutini riuscito con picchi del 90% di adesione; la rabbia e il disgusto corali per le vallette di Renzi, che vomitano contro i docenti un insulto ogni ora, per distrarre o per esasperare; l’unità, sia pure posticcia, dei sindacati confederali, ma anche la loro sostanziale umiliazione, essendo essi stati trascinati alla lotta dallo sdegno montante dei lavoratori autorganizzati; la consapevolezza, ormai chiaramente maturata e dilagata, dell’interesse bieco di Treeellle nell’imbestiamento delle nuove generazioni e nella meccanizzazione dei processi di apprendimento; l’intuizione, finalmente diventata spiegazione logica, che il disegno dei grandi usurai è uno solo ma ha assunto diversi nomi: Jobs Act, Sbloccaitalia, Buona Scuola, sicché è indispensabile ed è giocoforza trovare sponde in altri ambienti del lavoro e contestare tutto il pacco delle controrifome…

Tanto pessimismo: le piazze piene ma senza eco nell’informazione, per il servilismo degli “yes-media”; gli studenti puniti per le occupazioni e il boicottaggio Invalsi, segno che c’è uno zoccolo duro di docenti pronti ad applicare il DdL perché renitenti a contestualizzazioni che prevedano sbilanciamenti politici, ovvero convinti che i “guasti” della Scuola e la perdita del loro prestigio professionale si spieghino in un’ottica moralistica; la mezza certezza che il boicottaggio dei comitati di valutazione, alla ripresa, non sarà condiviso da tutti tutti tutti i docenti, che ci sarà sempre il disinformato, il pavido, la cazzimma, la neoassunta ricattata per l’anno di prova, insomma qualcuno che obbedirà; la difficoltà dei docenti a superare il muro di diffidenza degli altri lavoratori e quello della menzogna innalzato dalla stampa di regime, che ha creato loro il vuoto attorno, mistificando e delegittimando; la stanchezza cronica di chi non vede la fine della guerra e sente di aver perso importanti battaglie…

Pochi ma invalicabili punti fermi, fermi per il supermoderato come per l’estremista: nessuna forza politica, meno che mai pezzi della stessa forza che ha massacrato e massacra i nostri diritti, per quanto sincera possa essere la resipiscenza dei suoi esponenti, ha il diritto di “intestarsi” strumenti e momenti di prossima lotta, ora che essa entra nella sua fase più dura e ora che, guarda caso, sul campo ci sono due milioni di voti da raccattare; nessun referendum pasticciato e imbastito “frienno-magnanno”, come si dice a Napoli, cioè su due piedi, a firma di qualche “re-tentenna” oggi in cerca di consenso tra nuovi illusi, ovvero nell’illusione di cassare con un’energica X un provvedimento odioso, che mette fine all’uguaglianza tra cittadini e tra alunni, che abbandona il Sud all’illegalità, che uccide l’entusiasmo e la passione di chi ha sempre studiato e insegnato per e con disinteressato amore, e che allo studio non ha mai associato il profitto, ma il diritto di diventare se stessi, di migliorarsi, di capire di più, di esserci più rumorosamente, più pesantemente; nessuna collaborazione ai presidi, a costo di tornare a casa spezzati dalle umiliazioni tutti i giorni, sperando che le assurde condizioni imposte per l’assunzione (deportazione dei precari) e le altre mostruosità della legge ne provochino l’implosione.

L’assemblea ha avuto il coraggio di affrontare un tabù: la sponda politica e istituzionale del movimento. Ha avuto il coraggio di dire, anche, che la politica “di professione” non può andare in direzione contraria a quella indicata dai movimenti, non più. Non ha senso annunciare nascite prodigiose per il mese tot, per il giorno tot… I bimbi e le bimbe non nascono dalla testa, come Athena dalla capoccia di Zeus. Nascono dalle parti basse, e nascono dalle donne, particolarmente umiliate da questa legge infame, che sotto sotto spera nella rinuncia al lavoro di tante di loro.

Il documento che è uscito dall’assemblea, come tutti i documenti, è stato criticato: troppo moderato, troppo avanzato, troppo generico, troppo dettagliato, troppo fiducioso, troppo cauto, troppo annacquato, troppo dilatorio… Intanto ci sta, a contrasto delle strumentalizzazioni politiche della tragedia della Scuola pubblica. Certifica, inoltre, la volontà di parte cospicua del corpo docente di non stare alle nuove regole, di disubbidire, di non lasciarsi trasformare in ingranaggi di un meccanismo che crea ingiustizia, chiede corvée ai ragazzi, taglia opportunità, isterilisce le menti e le anime.

E un’altra cosa ancora attesta: la volontà di dare forma e voce alla rabbia degli eslcusi e degli oppressi.

Uscendo dalla sala-sauna, ho pescato, dal provvido scatolone posto dal compagno Vito davanti al tavolo, una grossa bandiera greca, nuova nuova, che da ieri sta appesa al mio balcone, al 4° piano, sintesi dell’unitarietà della lotta nel nome della democrazia sfigurata. Fosse stato solo per portarmi a casa la bandiera di chi ha indicato la via della resistenza, sarebbe valsa la pena esserci.

La Scuola è morta? VIVA LA SCUOLA! 

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl