Abuso precariato: 1 dicembre Corte Cassazione su risarcimento danni, sentenza valida per precari e neoassunti. Presunzione e presuntuosi

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di Vincenzo Brancatisano, Orizzonte Scuola, 16.11.2015.  

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“Presunta” sentenza della Corte di Giustizia e possibile nuovo contenzioso in arrivo dopo le assunzioni. Altro che lettera di benvenuto. Quest’ultima, inviata dal premier Renzi ai 50.000 docenti assunti nella Fase C del piano straordinario di immissioni in ruolo ha fatto irritare tutti coloro che sanno bene che il 26 novembre 2014 la Corte di Giustizia delle comunità europee ha stigmatizzato l’abuso di precariato nel settore scolastico italiano.

Eppure il nostro premier, nella missiva inviata ai neoassunti, scrive: “Ci siamo presi critiche, insulti, offese, ma adesso ci siamo. Ci hanno chiesto di fermarci, raccontando tante falsità come quella di chi diceva che le assunzioni ci sarebbero state comunque in nome di una presunta sentenza europea. Non è così, naturalmente”. A parte che la sentenza esiste e non è certamente presunta, già nelle Linee Guida della Buona scuola – a pag. 37 – pubblicate e diffuse nell’estate del 2014, si leggono interi passaggi che fanno esplicito riferimento alla pesante requisitoria dell’Avvocato generale presso la Corte di Giustizia di Lussemburgo, Szpunar, contro lo Stato italiano, e anche alla procedura d’infrazione aperta davanti alla Commissione europea.

Vi si legge infatti: “Recentemente, l’Avvocato generale incaricato di seguire e presentare il caso ai giudici della Corte di Giustizia dell’Unione europea che presto dovranno pronunciarsi, ha concluso che i giudici italiani dovranno verificare se il sistema attuale delle supplenze annuali sia fondato su giustificate esigenze. Il rilevato motivo di contrasto tra il sistema italiano e la direttiva sul lavoro a tempo determinato risiede nel fatto che il sistema delle supplenze annuali di fatto rinnova periodicamente dei contratti a tempo determinato per provvedere alla copertura di posti vacanti d’insegnamento. Tali rinnovi sono effettuati senza che però si abbia certezza sulla data di conclusione delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo né si definiscano criteri obiettivi e trasparenti per verificare se il rinnovo di tali contratti risponda effettivamente ad un’esigenza reale. Inoltre il sistema attuale non prevede alcuna misura per prevenire e sanzionare il ricorso abusivo alla successione di contratti di lavoro a tempo determinato nel settore scolastico”.

Continua il Governo, nelle sue Linee Guida: “Questa prospettiva è ciò che è oggi all’attenzione dell’Europa, e va nella stessa direzione di ciò che il Governo intende offrire alla scuola grazie ad un piano di assunzioni straordinario e ad un nuovo concorso che – insieme – diano una risposta alle aspettative non solo di quasi 200 mila aspiranti docenti di ruolo ma ad alcuni milioni di studenti, che si meritano docenti che, quando la mattina vanno a scuola, pensano non tanto a cosa succederà loro l’anno dopo, al successivo “walzer” di supplenze, o a come saranno posizionati in una qualche lista d’attesa, ma a come migliorare ciò che fanno ogni giorno in classe”.

Dunque non si può dire che il governo non sapesse dell’imminente sentenza, puntualmente arrivata il 26 novembre, cioè pochi mesi dopo. Peraltro, il Governo aveva pure ammesso, sempre nelle linee Guida della Buona Scuola, di essere consapevole che lo Stato Italiano è oggetto di attenzione per l’abuso di precariato scolastico.

Un’attenzione che lo ha spinto all’attuazione del piano di assunzioni. Infatti, sempre a pag. 37 del documento, poi sfociato nel Disegno di legge che ha portato alla più recente Legge 107/2015, il Governo scrive in maniera plateale quanto segue: “La necessità di attuare un piano di assunzioni ambizioso e di porre la scuola italiana fuori da un decennale ‘stato di eccezione’ per passare ad assunzioni basate solo su concorsi a cadenza regolare è un’esigenza arrivata all’attenzione dell’Europa. La Commissione europea ha infatti avviato una procedura d’infrazione per la non corretta applicazione della direttiva 1990/70/CE, relativa al lavoro a tempo determinato, che è finita davanti al giudice comunitario”. E allora perché parlare di “presunta sentenza europea” scrivendo nella lettera che “Ci hanno chiesto di fermarci, raccontando tante falsità come quella di chi diceva che le assunzioni ci sarebbero state comunque in nome di una presunta sentenza europea?

Tra i più irritati per il testo della lettera governativa c’è l’avvocato Vincenzo De Michele, del Foro di Foggia, animatore della vertenza di Lussemburgo, sfociata nella sentenza Mascolo, dal nome della ricorrente napoletana, la professoressa Raffaella Mascolo, peraltro immessa subito dopo in ruolo, in gennaio 2015, dal Tribunale di Napoli, proprio in esecuzione della (evidentemente non presunta) sentenza europea. Ma tant’è. Il piano straordinario di assunzioni promesso dalle stesse Linee Guida è stato attuato in quattro fasi ravvicinate. Eppure… Invece che una pace giudiziaria indotta dallo svilimento del conflitto ottenuto con le tante immissioni in ruolo, l’avvocato De Michele immagina al contrario un’esplosione del contenzioso, come ci spiega nell’intervista che sarà pubblicata domani, contenzioso dovuto a “pesantissime e ingiustificate discriminazioni perpetrate con la Buona scuola”.

Intanto, mentre il mondo della scuola attende l’udienza del 17 maggio 2016 presso la Corte Costituzionale che dovrà dare finalmente la propria interpretazione sul contenuto della sentenza di Lussemburgo, in merito al tema della stabilizzazione e del risarcimento dei danni patiti da migliaia di precari della scuola a causa della reiterazione dei contratti a termine (a gran parte dei quali il governo ha finalmente messo la parola fine), qualcosa di clamoroso per i precari e gli ex precari della scuola potrebbe succedere prestissimo e cioè nell’udienza del 1 dicembre 2015, presso le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, chiamata a decidere proprio sul tema del danno da abuso di precariato nel settore pubblico. La decisione, nel bene o nel male, potrebbe essere estesa alle migliaia di cause in corso nei vari Tribunali e Corti d’Appello d’Italia, molte delle quali sono state sospese, altre invece continuano ad andare a sentenza e quasi sempre con vittoria per i precari in termini di risarcimento monetario o di stabilizzazione o di retrodatazione del ruolo. Peraltro, è lo stesso Renzi ad ammettere esplicitamente nella lettera citata che i precari sono stati vittima di un fenomeno odioso, con una confessione che i precari, quali parti in causa proprio contro uno dei ministeri di Renzi, potrebbero a buon diritto allegare tra i documenti della propria causa in corso. “Confessa” infatti il Presidente del Consiglio, rivolgendosi ai professori in indirizzo, che “per anni le Istituzioni hanno permesso che si creasse un ingiustificato e odioso precariato tra i docenti. Conosco bene la rabbia e la frustrazione che tutto ciò ha provocato in molti suoi colleghi. Non poter assicurare continuità educativa ai ragazzi, dover cambiare istituto ogni anno senza una progettualità, ricevere la lettera di licenziamento alla fine dell’anno scolastico anziché gli auguri di buone vacanze. Essere considerati pacchi postali da spedire in varie zone della provincia e attendere le convocazioni di fine agosto come un rito umiliante e angoscioso. So quanto per molti di voi tutto ciò sia stato vissuto come una profonda ingiustizia”.

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