Addio a Giorgio Israel. Mancherai a tanti di noi

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di Cristiana Bullita,  metro  2.10.2015.  

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Giorgio Israel era uno storico della scienza, matematico, epistemologo. A lui l’attuale riforma della scuola non piaceva granché. Non gradiva «la figura del dirigente scolastico [trasformata] in un valutatore autonomo e autocratico», non condivideva «l’esplicita tendenza a ridurre lo spazio delle discipline tradizionali (matematica, storia, scienze, ecc.) a favore di altre competenze digitali e attività pomeridiane extra-curricolari».

Giorgio Israel non piaceva agli intellettuali organici e ai sostenitori di una pedagogia modaiola. Era un critico del «successo formativo garantito» e sosteneva che «la scuola non è un’impresa basata sulla customer satisfaction». Scriveva che «l’Invalsi è […] un centro ideologico che opera sulla base di una serie di assiomi dati per scontati e che sono invece altamente opinabili», che «il test non è un’unità di misura di alcunché», che «quando attribuisco un voto […] non misuro un bel niente, bensì fornisco una stima numerica, con un sistema convenzionale, di un mio giudizio soggettivo» e che «la valutazione è un processo culturale» non riducibile a una tecnica di misurazione. Ai tanti che parlano di “competenze” con spocchia da intellettuali, Israel ricordava che «non esiste affatto una definizione condivisa di competenza», che essa non è, cartesianamente, un’idea chiara e distinta.

Israel affermava che «la scuola forma persone libere, non individui confezionati da un’ideologia tecnocratica». Giorgio Israel mancherà a molti di noi.

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