Addio alla titolarità della sede per tutti i prof di ruolo Dal prossimo anno vale la chiamata diretta, salvo intese

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di Carlo Forte,  ItaliaOggi  8.11.2016

Il ministero ha dato sulla mobilità la disponibilità a un accordo con i sindacati.

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Dal prossimo anno scolastico, i docenti che otterranno il trasferimento o il passaggio di cattedra o di ruolo saranno collocati negli ambiti territoriali. La sede, infatti, non sarà più assegnata secondo i punteggi maturati, che assumeranno rilievo solo ai fini dell’inclusione negli ambiti territoriali richiesti. Ma sarà assegnata dai dirigenti scolastici per chiamata diretta. È quanto è emerso all’esito dell’incontro che si è tenuto a viale Trastevere, il 2 novembre scorso, tra il ministro dell’istruzione, Stefania Giannini e i rappresentanti dei sindacati Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda-Unams. Nel corso dell’incontro i vertici di viale Trastevere hanno anche spiegato ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali rappresentative che la determinazione dei fondi per finanziare il rinnovo del contratto di lavoro sarà oggetto di un provvedimento ad hoc. Allo stato attuale, infatti, i fondi stanziati nella legge di stabilità sono stati individuati globalmente per finanziare sia le immissioni in ruolo che il bonus docenti. E in ogni caso la cifra messa a disposizione (si veda Italia Oggi di martedì scorso) dovrà servire a dare copertura finanziaria al rinnovo di tutti i comparti del pubblico impiego. Nel corso dell’incontro si è parlato anche di mobilità e di chiamata diretta. A questo proposito, i vertici del ministero dell’istruzione hanno ribadito che dal prossimo anno andrà a regime il nuovo sistema delineato dalla legge 107/2015. Pertanto, i trasferimenti e i passaggi non avverranno più su sede, ma su ambito. E poi, i docenti che otterranno l’accoglimento delle domande saranno assoggettati alla chiamata diretta da parte dei dirigenti scolastici. Ma su questi temi c’è stata la dichiarazione di adddivenire a un’intesa con i sindacati. Un nuovo incontro ci sarà oggi. Ecco le novità in dettaglio.

La determinazione dei fondi per il rinnovo del contratto da parte del governo e la certificazione dei livelli di rappresentatività dei sindacati effettuata dall’Aran il 26 ottobre scorso apriranno le porte all’avvio delle trattative. Al tavolo siederanno solo i rappresentanti delle organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda-Unams, che hanno superato, anche in questa tornata elettorale, la soglia del 5% di rappresentatività necessario ad accedere alle prerogative sindacali. E la parte pubblica continuerà ad essere rappresentata dall’Aran: l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni.

Due le questioni sul tappeto: la distribuzione dei soldi e la parte normativa (assenze, permessi, congedi, orario di lavoro e mobilità). Le risorse economiche messe in campo, secondo quanto risulta a Italia Oggi, sarebbero appena sufficienti a garantire un aumento di 40 euro netti a testa. Per quanto riguarda, invece, la disciplina delle assenze, dell’orario di lavoro e della mobilità, le parti dovranno fare i conti con la legge 15/2009 e con il decreto Brunetta. Che preclude alla contrattazione collettiva la facoltà di derogare le norme di legge. Ciò vuol dire che, se il legislatore non interverrà con un provvedimento ad hoc, la firma del nuovo contratto potrebbe determinare la cancellazione di importanti istituti contrattuali, quali i permessi per motivi personali oppure la maggiorazione retribuiva prevista per il primo mese di astensione facoltativa dei genitori di figli fino a 3 anni di età. In quest’ultimo caso, infatti, la disciplina legale prevede che retribuzione debba essere al 30%, mentre l’attuale contratto prevede che il primo mese debba comunque essere retribuito al 100%.

Applicando al legge 107/2015 alla lettera, i docenti, dal prossimo anno, dovrebbero perdere in via definitiva la possibilità di conservare il diritto alla titolarità della sede in caso di accoglimento delle domande di trasferimento o di passaggio. La mobilità, infatti, dovrebbe avvenire solo ed esclusivamente tra ambiti territoriali. In pratica, i punteggi vantati dai docenti interessati saranno utili solo ai fini dell’inclusione negli ambiti. Ma l’assegnazione della sede sarà effettuata direttamente dai dirigenti scolastici sulla base di valutazione discrezionali: la cosiddetta chiamata per competenze. A questo proposito, nel corso dell’incontro del 2 novembre, è emersa la volontà di contrattualizzare almeno la definizione dei criteri generali ai quali dovrebbero attenersi i presidi per scegliere i docenti. Ma anche l’attuazione di questa ipotesi non potrebbe prescindere dai vincoli imposti dalla legge 15/2009 e dalla stessa legge 107/2015 che, al comma 196 prevede che «sono inefficaci le norme e le procedure contenute nei contratti collettivi, contrastanti con quanto previsto dalla presente legge». Di qui la necessità di un intervento legislativo che riconsegni al tavolo negoziale un qualche margine di manovra. In caso contrario potrebbe risultare addirittura più vantaggioso, per la parte sindacale, astenersi dallo stipulare un nuovo contratto normativo, consentendo alle deroghe in vigore di continuare a dispiegare effetti grazie alla ultrattività dei contratti collettivi vigenti nel 2009.

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