Alla Camera la riforma della scuola. Giannini: dialogo non sia tela di Penelope

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ADN Kronos, 14.5.2015

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Riformare rapidamente la scuola dialogando con la società e il Parlamento ma evitando di trasformare il progetto dell’esecutivo in una sorta di tela di Penelope. Lo ha sottolineato il ministro dell’Istruzione,Stefania Giannini, intervenendo alla Camera al termine della discussione generale sulla riforma della scuola.

“Ci è stato detto -ha affermato l’esponente dell’esecutivo- che tutto questo lo abbiamo fatto troppo in fretta, lo facciamo con il carattere dell’urgenza. Non so se sia urgenza, sicuramente non è emergenza. È quella rapidità che serve alla società, di cui un governo responsabile deve farsi carico. È quella rapidità che si coniuga con un dialogo costante, che non è affatto singolare che continui in queste ore, in cui dalla Camera si passerà al Senato e in cui, quindi, questo operoso lavoro di perfezionamento del progetto educativo che è contenuto in questo disegno di legge sarà il risultato veramente di un’operazione comune, importante”.

Tuttavia “l’evoluzione del testo non è un sintomo di una sorta di aggiornamento e di modifica di una tela di Penelope di idee, ma è la prova certificata del fatto che il governo e il Parlamento stanno lavorando per un progetto importante, direi fondamentale, per il futuro del Paese”.

Giannini ha quindi difeso i vari principi del testo, toccando alcuni dei punti più controversi, partendo da una premessa: “fissare il paradigma di una buona scuola non significa ritenere che la scuola italiana sia una cattiva scuola, tutt’altro. Però non sarà buona, e non sarà buona fino in fondo finché non lo diventa per tutti e ovunque”.

“Affinché possa essere buona per tutti, cioè diventare strumento fondamentale di eguaglianza, di crescita e di sviluppo della coscienza critica –quindi produrre cittadini–, va aperta, migliorata impreziosita, resa libera e autonoma, europea, multiculturale, quindi, degna di un Paese come il nostro, che è, come è stato ricordato, e io sono molto d’accordo, un gigante culturale per quel che riguarda il passato, ma protagonista e responsabile di dinamiche molto più complesse per quello che riguarda il presente e il futuro, soprattutto in area mediterranea”.

“Dopo anni di tagli e di cambiamenti senza visione, direi alla cieca, noi oggi -ha detto ancora il ministro- invertiamocompletamente con questo disegno di legge questa tendenza. Lo facciamo con un piano ambizioso, che viene dalla politica, dall’amministrazione e dalla società e che nel suo sviluppo e nella sua attuazione, per andare oltre i limiti di questo disegno di legge ha bisogno di politica, di amministrazione e di società”.

Giannini ha poi toccato due delle questioni più controverse. Innanzi tutto la valutazione, che “può essere migliore, se qualitativamente fondata e se scientificamente fondata. Quella che portiamo nella scuola italiana lo è, quella che abbiamo portato molti anni fa, più di dieci anni nell’università italiana, lo è. Può e deve essere costantemente migliorabile, deve miscelare criteri quantitativi con criteri qualitativi, tuttavia, peggio della valutazione c’è solo la non valutazione. È quello che non possiamo più tollerare”

“Questa che è una parola che era un po’ un tabù nel mondo della scuola –ma non solo in quella italiana– noi vorremmo che diventasse il punto di svolta di una cultura che si diffonda dalla scuola nella società. Come ho detto in altre occasioni, non significa redigere graduatorie di vincitori e di sconfitti, non significa fare una lista dei bravi e una lista dei cattivi, magari sulla lavagna. No. Significa semplicemente –ma crucialmente– capire, diagnosticare e individuare quali sono i punti di forza del lavoro dell’individuo e della collettività e come trovare successivamente e subito gli strumenti per intervenire e per trasformare i punti di debolezza in miglioramento costante e i punti di forza nello strumento di successo del progetto di quell’istituto scolastico o di quella classe o di quell’insegnante”.

Poi il tema del precariato: “sono stati molti i ministri, i membri di governo, che si sono fatti esplicitamente paladini dei precari, senza, però, affrontare mai il tema fino in fondo e senza risolverlo, anzi, alimentandolo. Noi non siamo paladini dei precari, ma poniamo termine al precariato, per uscire da questa immagine di una scuola accampata in quella che definirei una terapia intensiva continua”. Anche perchè, ha concluso Giannini, “il costo della precarietà è su tre livelli: economico, culturale e sociale”.

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