Alta tensione sulla scuola, oggi la fiducia

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Foto Angelo Emma - LaPressePolitica25 Agosto 2014 - Rimini - Italy Meeting amicizia RiminiNella foto: Ministro Stefania Giannini Photo Angelo Emma - LaPressenews25 August  2014 Rimini Italy Rimini MeetingIn The Pic Stefania Giannini

ROMA – Il Ddl «buona scuola» è stato già inserito nel calendario dei lavori di Montecitorio al 7 luglio (sintomo di una maggioranza decisa ad accelerare su input del premier) ma prima dovrà passare il difficile e decisivo test del Senato. L’appuntamento è per oggi pomeriggio, quando nell’aula di Palazzo Madama andrà in onda un nuovo voto di fiducia al cardiopalma, con la maggioranza sul filo, appesa a 9-11 voti di margine rispetto al quorum di 161 (la maggioranza più uno dei votanti se tutti i senatori fossero presenti). Sulla base di un maxiemendamento che sarà leggermente diverso da quello presentato martedì in commissione e che verrà presentato stamattina.

Ieri, il primo voto in aula al testo, quello sulle pregiudiziali di costituzionalità è filato liscio. La maggioranza ha tenuto respingendo tranquillamente le osservazioni presentate da Sel, Fi, M5S, Lega e Cri. Ma la tensione è altissima. Innazitutto fra maggioranza e opposizione. Il capogruppo Fi Paolo Romani, ad esempio, ha protestato con forza contro i tempi sincopati di discussione del provvedimento. «Chiedete rispetto per le scelte della maggioranza ma questa mancanza di rispetto del regolamento è gravissima», ha detto Romani contestando la mancata conclusione dei lavori in commissione.

Sulle barricate anche il Movimento 5 Stelle che ha organizzato un flash mob a Trinità dei Monti per stigmatizzare i contenuti del Ddl oltre che la fretta nell’approvazione. Critiche non meno veementi da Sel: «Siamo arrabbiati e perplessi – ha detto il capogruppo Arturo Scotto – per l’ennesima forzatura del governo che ha chiesto di calendarizzare immediatamente la riforma. Noi ci opponiamo e ricordiamo al governo che c’è la strada del decreto per fare le assunzioni, senza schiacciare il Parlamento».

Momenti di grande ansia anche nel gruppo Pd del Senato, che in queste ore sta sulle spine guardando al pallottoliere dei voti (sempre risicati) del Senato. I Dem contano su un “plafond” massimo di 174 voti per la maggioranza (quindi 13 in più dei 161 necessari) ma potrebbero mancare all’appello i sì di quattro “dissidenti” dem. Si tratta di Corradino Mineo (in uscita dal partito), Lucrezia Ricchiuti (civatiana), Walter Tocci e Roberto Ruta (senatore che ha condotto una battaglia personale contro il Ddl). In questo caso il margine di sicurezza si ridurrebbe ulteriormente a soli nove voti. Al gruppo però si dicono sufficientemente tranquilli perché le assenze dovrebbero far abbassare il quorum necessario per far passare la fiducia. E quindi, alla fine dei conti, la maggioranza potrebbe prevalere sull’opposizione per una ventina di voti in più.

Come detto, la fiducia verrà posta su un nuovo maxiemendamento che i tecnici del governo hanno messo a punto fino a ieri sera. Non dovrebbero esserci novità di rilievo sui tre pilastri del provvedimento (assunzione in due tranche di 100.701 precari; valutazione degli insegnanti che servirà ad assegnare i 200 milioni per il merito; nascita dell’organico dell’autonomia grazie a una quota aggiuntiva di prof scelti direttamente dai presidi). Fatta eccezione per l’introduzione di una “ciambella di salvataggio” sotto forma di nuove supplenze per le materie in cui non ci sono docenti da stabilizzare. Ad esempio la matematica al Nord Italia.

I PILASTRI DEL PROVVEDIMENTO

VALUTAZIONE
Salgono da due a tre i prof (di cui due scelti dal collegio dei docenti e uno dal consiglio di istituto) nel comitato per la valutazione dei docenti. Il numero totale passa a 7 visto che si aggiunge un componente esterno individuato dall’Ufficio scolastico regionale tra docenti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici e vengono confermati il preside e due rappresentanti dei genitori (o uno degli studenti alle superiori). Suo compito resta fissare i criteri che il preside dovrà utilizzare per premiare i docenti. Dopo un primo triennio sperimentale arriveranno linee guida nazionali

AUTONOMIA
Ci saranno nuovi paletti alla chiamata diretta dei presidi. Il dirigente scolastico può utilizzare i docenti in classi di concorso diverse da quelle per le quali sono abilitati purché «non siano disponibili nell’ambito territoriale docenti abilitati in quelle classi di concorso». Altro vincolo: l’esercizio dei suoi poteri di gestione delle risorse materiali, umane e finanziarie andrà svolto nel «rispetto delle competenze degli organi collegiali». Tra i criteri per la “pagella” a cui i presidi saranno sottoposti, la valorizzazione dell’impegno e dei meriti professionali di docenti e Ata

ASSUNZIONI
Sul fronte assunzioni, se è chiaro che i primi 45mila stabilizzandi otterranno una cattedra all’inizio del nuovo anno scolastico, un po’ meno sicura appare la sorte degli altri 55mila. Che, al momento, dovrebbe consistere in un doppio step: strada facendo la nomina e a settembre 20l6 l’incarico vero e proprio. Ma su questo punto il maxiemendamento depositato martedì in commissione sul punto è abbastanza evasivo. Dalle norme sulle stabilizzazioni si evince che i professori assunti per coprire il turn over o i posti vacanti otterranno una cattedra entro il 15 settembre 2015

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