Alternanza scuola-lavoro in parrocchia. Perché no?

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TuttoscuolaNews, n. 786 del  17.10.2016 

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Le scuole secondarie superiori, pur concentrate in questa fase iniziale del nuovo anno scolastico nella soluzione delle non semplici questioni organizzative e didattiche connesse all’attuazione della ‘Buona Scuola’ in materia di nomine e trasferimenti degli insegnanti, sono in fermento anche sul fronte dell’alternanza scuola-lavoro, che giungendo al secondo anno di realizzazione ha raddoppiato il fabbisogno di ore da realizzare in alternanza, coinvolgendo quest’anno obbligatoriamente i ragazzi sia del terzo sia del quarto anno, nella generalità dei casi fuori della scuola e fuori del normale orario scolastico.

Nella ricerca di interlocutori disponibili sono state prese in considerazione, come d’altra parte la legge consente di fare, anche attività di volontariato, nelle quali sono attive da tempo non poche parrocchie.

La cosa è stata giudicata “un fatto gravissimo” da Camilla Scarpa, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi dell’Emilia-Romagna, che ha appreso “con sconcerto la notizia secondo cui alcuni studenti dell’Istituto scientifico Fermi siano stati mandati a svolgere le ore obbligatorie di alternanza scuola-lavoro presso le parrocchie della diocesi”. Il motivo dello sconcerto? “Chiediamo diritti, tutele, formazione, sicurezza e ci danno un posto in parrocchia. È una situazione inaccettabile”, dichiara senza esitazioni Scarpa, ma non spiega perché.

Prova a farlo il coordinatore nazionale della Rete, Giammarco Manfreda, che però ne fa una questione di metodo più che di merito, limitandosi a denunciare il fatto che “dopo più di un anno dall’introduzione dell’Alternanza obbligatoria in tutte le scuole superiori manchi ancora una Carta dei Diritti e dei Doveri degli Studenti in Alternanza che regolamenti le tutele e i diritti degli studenti che compiono questi percorsi”.

La Rete degli Studenti Medi, insieme alla Cgil e alla Fondazione Di Vittorio, presenteranno comunque i dati del monitoraggio del primo anno di alternanza scuola lavoro in una conferenza stampa prevista per martedì 18 ottobre, in singolare coincidenza con una iniziativa, che si svolgerà al Miur, in occasione della quale sarà presentata un’ampia gamma di esperienze realizzate dalle scuole alla presenza di una cospicua rappresentanza di aziende coinvolte. Mancheranno probabilmente le parrocchie. Peccato, perché anche il volontariato, e in generale le attività riconducibili al ‘terzo settore’ e al non profit, fanno sempre più parte della nuova geografia delle professioni, e in molti casi attraggono e rimotivano i giovani, oltre che determinare un significativo ampliamento del mercato del lavoro. Le competenze che si possono acquisire nelle esperienze di alternanza realizzate nel volontariato, in particolate le soft skills (capacità di collaborare, flessibi lità organizza tiva, problem solving, capacità comunicative: le cosiddette competenze personali e trasversali) sono tra le più richieste anche dalle aziende che operano nei settori della produzione di beni e servizi. E che male c’è se si acquisiscono in parrocchia?

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