Arriva la buona scuola e l’ombra lunga si sfuma in grigia nebbia indistinta.

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 Astolfo sulla luna, 15 maggio 2015

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Ricapitoliamo a distanza di due mesi dal licenziamento del ddl “buona scuola” e ad a pochi giorni dall’approvazione definitiva (e quando lo dice Renzi sappiamo che non scherza) la situazione:

Autonomia ai presidi, dalle ultime dichiarazioni sembra che il governo sia disposto a “cedere qualcosa”: ora il piano dell’offerta formativa dovrà avere il placet del consiglio d’istituto, cioè si tornerà alla situazione attuale, che però prevede un primo passaggio al collegio docenti. Se fosse così, non sarebbe cosa da poco, e – conoscendo le attitudini negoziali del nostro – può essere che abbia puntato molto in alto per raccogliere lo stretto indispensabile; indispensabile almeno al passaggio successivo, la riforma degli organi collegiali secondo il modello Aprea.

Centomila assunzioni a settembre: sembra che il governo stia rivedendo i criteri di reclutamento tenendo conto anche dei vincitori dell’ultimo concorso, inizialmente esclusi. Le condizioni contrattuali sono ancora poco chiare sia nella parte economica che in quella normativa: pare che i nuovi assunti non dipenderanno da un’unica scuola ma dalla “rete territoriale di istituti”. In altre parole, si è contrattato l’allargamento della platea degli aventi diritto in cambio del loro spostamento dall’organico funzionale d’istituto ad una rete di scuole che potrebbe essere anche molto ampia sia verticalmente che orizzontalmente.

Il governo per ora non ha fatto marcia indietro sulla chiamata diretta dei supplenti, né sul comitato di valutazione dell’anno di prova. Su questo i DS si leccano i baffi, e nei dibattiti pubblici che si affollano in questo affannato fine anno scolastico, la loro parola d’ordine è sparare a zero contro “i sindacati” colpevoli di aver affossato l’autonomia scolastica introdotta dal dpr 275/99. Abbiamo sentito con le nostre orecchie affermare che i docenti hanno rifiutato l’aumento dell’orario settimanale a 24 ore, necessario per l’aggiornamento e le attività collegiali. Ora, siamo d’accordo che la “classe” insegnante è composta per la maggioranza da madri di famiglia e professionisti, ma  appropriarsi platealmente della battaglia sul lavoro sommerso appare sinceramente vergognoso.

Chi non è fazioso ricorda che il “padre nobile” dell’autonomia scolastica fu mandato a casa da un memorabile sciopero contro il concorsone, che voleva creare via quiz tre categorie di docenti. Ora infatti si grida allo scandalo per il presunto boicottaggio del magico test Invalsi – vero termometro della scuola come sostiene il figlio di Pietro Ichino – indispensabile per procedere alla valutazione meritocratica degli insegnanti.

A proposito di valutazione e di sindacati, si deve però rimarcare il ruolo di “patronato” specie di certe sigle sindacali, nei confronti di docenti indifendibili sul piano didattico, educativo, umano e financo penale. Ma a questo va subito aggiunto che forse i DS hanno contribuito con la loro ignavia a mantenere certi insostenibili individui nei corridoi delle scuole. E a tal proposito, ammesso che i nostri “leader educativi” vestano talvolta gli scomodi panni dei censori, ci piacerebbe sapere come il governo attuerà la delega sulla valutazione della dirigenza scolastica. Sarebbe allora il caso di chiedere a Renzi di scoprire qualche carta in più, ma nel momento in cui si minaccia il blocco degli scrutini – ora che la commissione di “garanzia” ha ricordato la normativa sullo sciopero nei servizi essenziali – il fronte sindacale – così unito quando si trattava di far risparmiare allo stato qualche milione di euro – già si sfalda.

Che poi, se questi risparmi sullo sciopero di migliaia di insegnanti venissero investiti nell’edilizia scolastica ci sarebbe magari un lato positivo; purtroppo invece vengono buttati nella pagliacciata degli “esempi di seconda prova” e in quella rabberciata formazione dei commissari d’esame di un pomeriggio a fine anno scolastico, per inculcare qualche nozione astratta sulla valutazione delle competenze, il che è palesemente una contraddizione in termini.

Insomma, nonostante le volonterose lezioni chalk and talk del nostro capo del governo, questa buona scuola – complice forse la prima calura estiva – ci fa sprofondare sempre più in un angoscioso deja vu.

 

14 mag. 15                                                                                                                   Astolfo sulla Luna

 

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