Assumere (e pagare) una maestra/2. Perché no?

tuttoscuola_logo14TuttoscuolaNews, n. 788 del  31.10.2016 

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– Alla luce della legislazione vigente l’ipotesi di assumere e retribuire privatamente un docente è contemplata solo nel caso che i genitori, tenuti a rispettare l’obbligo di istruzione per i figli minori, optino per la cosiddetta ‘istruzione parentale’ (detta anche ‘paterna’), regolata dal Decreto Legislativo n. 297/1994 (Testo unico), art. 111, ribadito negli stessi termini dal Decreto Legislativo n. 76/2005, art. 1, comma 4.

In tal caso i genitori o chi esercita la potestà parentale devono rilasciare al dirigente scolastico della scuola più vicina un’apposita dichiarazione, da rinnovare annualmente, con la quale attestano di possedere la “capacità tecnica o economica” di provvedere direttamente all’istruzione del minore, che è comunque tenuto a sostenere un esame di idoneità per l’ammissione all’anno scolastico successivo.

Sarebbe proponibile uno scenario del genere nel caso della maestra Raffaella, illustrato nella news precedente? La risposta più coerente con le attuali disposizioni è che sì, i genitori potrebbero far seguire i loro figli in esclusiva dalla maestra Raffaella, ma solo ritirandoli dalla scuola pubblica e facendo loro sostenere l’esame di idoneità alla fine dell’anno. Ipotesi impegnativa e costosa, poco praticabile, anche se in Italia in questi ultimi anni sono aumentati i casi di ‘istruzione parentale’, che secondo stime ufficiose sarebbero un migliaio o poco più (negli USA, patria dell’homeschooling, superano il milione e mezzo).

In alternativa potrebbero assumere Raffaella e farle seguire la classe fuori dell’orario scolastico, correndo il rischio di una qualche forma di conflittualità con la maestra ‘istituzionale’, non potendo ovviamente far assentare i bambini durante le lezioni del mattino.

Con la ‘chiamata’ dei docenti da parte dei dirigenti scolastici (magari affiancati dai docenti più esperti, come nelle migliori esperienze dei Paesi anglosassoni) e il vincolo di permanenza nella scuola (non nella sede) per almeno tre anni, situazioni del genere di quella determinatasi nella scuola ‘Cadorna’ di Milano dovrebbero essere consistentemente ridotte.

In prospettiva un’interpretazione più forte della nozione di autonomia scolastica, da attivare eventualmente in via sperimentale, potrebbe portare a soluzioni di maggiore flessibilità organizzativa e didattica, nelle quali il modello della ‘flipped classroom’ (classe capovolta) potrebbe essere interpretato nel senso di affidare a una ‘maestra Raffaella’, assunta e pagata dai genitori, il compito di assistere gli alunni nello studio domestico delle discipline, lasciando alle scuole e ai loro insegnanti quello di verificare i livelli di apprendimento, chiarire i dubbi, aiutare gli studenti sia a livello individuale che in gruppi opportunamente costituiti.

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