Assunta e licenziata per quattordici volte. L’odissea di un’insegnante precaria

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di Antonio, Oggiscuola  24.9.2016

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– Assunta e licenziata ogni anno dalla stessa scuola. Un’altra storia emblematica su quanto sia “buona” la scuola italiana. Soprattutto di quanto sia difficile far valere i propri diritti, se non attraverso le aule del tribunale. Protagonista un’insegnnate di Reggio Emilia che per quattordici anni ha insegnato la stessa materia, nella stessa scuola e ha subìto quattordici licenziamenti. La donna, stanca di una situazione paradossale ha presentato ricorso presso il Tribunale della provincia emiliana, ottenendo la condanna del Ministero dell’istruzione. Il Miur è stato così condannato al pagamento di un risarcimento di 35.000 euro perabuso di precariato, nonostante vi fossero tutte le condizioni adatte per l’immissione in ruolo della docente.

Secondo quanto pubblicato dal nuovo quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, “La Verità”, che ha riportato un’intervista alla docente R.A., la cifra dovrebbe corrispondere allo stipendio relativo ai mesi in cui l’insegnante è rimasta disoccupata oltre agli scatti di anzianità ‘che non mi sono mai stati corrisposti’, come precisato dalla stessa precaria. “Il mio primo incarico risale a settembre del 2002” ha raccontato la docente che ha sottolineato come la materia che insegna sia particolarmente tecnica e che, non essendoci altri colleghi in graduatoria, le veniva assegnato. “Il mio posto, dunque, era vacante. Nonostante, in questi 14 anni abbia seguito i corsi e gli iter formativi necessari alla stabilizzazione, non è mai arrivata l’immissione in ruolo: ogni anno, però, dopo il licenziamento, venivo riassunta a settembre”.

Naturalmente, l’insegnante è molto soddisfatta dell’esito della sentenza: tuttavia, resta la profonda amarezza e la consapevolezza che per riuscire ad ottenere la fatidica immissione in ruolo, la docente è stata costretta, come tanti altri colleghi, a passare dalla porta stretta del concorso. “Questo lo sapevo – ha concluso la precaria – mi sono rivolta al Tribunale perchè ritengo sia stato un modo per far sentire la mia voce”.

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