Assunzioni, albi al restyling

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Emendamento del Pd: le scuole si organizzeranno in rete per la scelta del personale.
Ridefiniti gli ambiti territoriali di appartenenza dei prof

di Antimo Di Geronimo, ItaliaOggi  28.4.2015

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Gli albi regionali dei docenti saranno suddivisi in albi territoriali, articolati in sezioni separate per gradi di istruzione, classi di concorso e tipologie di posto (comune o sostegno). E i dirigenti scolastici sceglieranno i docenti facendo riferimento all’albo nel cui territorio risulterà compresa l’istituzione scolastica di riferimento. Lo prevede un emendamento all’articolo 6 del disegno di legge sulla scuola, attualmente al vaglio del parlamento (AC 2994). La modifica è stata proposta dai deputati del Pd (Rocchi, Carocci, Malpezzi, Ascani, Blazina, Bossa, Coccia, Crimì, D’Ottavio, Ghizzoni, Malisani, Manzi, Narduolo, Pes, Rampi,Romano, Rossi, Sgambato, Ventricelli, Mazzoli, Fabbri.).

L’emendamento è il 6.1007 e descrive sia i criteri che dovranno essere applicati dagli uffici per la definizione degli ambiti, sia il metodo che dovranno seguire i dirigenti delle istituzioni scolastiche coinvolte ai fini della scelta dei docenti. L’obiettivo è di ridurre al minimo gli spazi di mobilità e di discrezionalità.

In particolare, gli uffici scolastici regionali, dovranno prima acquisire il parere della regione e delle rappresentanze dei comuni. E poi dovranno definire l’ampiezza degli albi territoriali (su cui però sono attesi altri emendamenti chiarificatori che potrebbero meglio precisare i criteri), anzi tutto in relazione alla popolazione scolastica con attenzione alle situazioni territoriali.

In più dovranno tenere conto del criterio di maggiore vicinanza delle istituzioni scolastiche. Infine dovranno anche considerare le caratteristiche geografiche del territorio. Il tutto con particolare riferimento alle aree interne montane e alle piccole isole.

Fin qui la definizione dell’ambito geografico di riferimento. Nella fase successiva la palla passerà ai dirigenti scolastici delle scuole comprese nell’ambito. Che dovranno mettersi d’accordo tra loro per costituire «una rete finalizzata alla valorizzazione delle risorse professionali».

Gli accordi dovranno tenere conto di linee guida che saranno emanate dal ministero dell’istruzione 30 giorni dopo l’emanazione della legge. Le linee guida indicheranno i principi per l’assegnazione di incarichi ai docenti compresi nell’albo territoriale e i criteri e le modalità per l’attribuzione di incarichi su insegnamenti opzionali o specialistici o di coordinamento e progettazione a docenti di una istituzione scolastica in altra o altre scuole della rete.

Le convenzione dovrebbero recare anche delle disposizioni tale da evitare discriminazioni a danno dei docenti interessati. Infine, gli accordi dovranno definire i programmi di formazione del personale; le risorse da destinare alla rete per il perseguimento delle proprie finalità; forme e modalità per la pubblicità delle decisioni assunte, e dei rendiconti delle attività svolte; principi di governance della rete.

L’assoggettamento al gradimento del dirigente scolastico, ai fini dell’attribuzione dell’incarico di docenza, non sarà applicato ai docenti già di ruolo. Sempre, però, che questi ultimi rinuncino per sempre ad esercitare il diritto a presentare la domanda di trasferimento o di passaggio. Tale vantaggio non è previsto per i docenti che risulteranno soprannumerari al 1° settembre 2015.

È ragionevole ritenere che tale preclusione dovrà applicarsi anche ai docenti in esubero attualmente collocati nella dotazione organica provinciale (Dop). Infine, l’organico dei posti comuni e dei posti per il potenziamento dell’offerta formativa, che prenderà il nome di organico dell’autonomia, sarà determinato sulla base del fabbisogno di posti individuato da ciascuna istituzione scolastica nel piano triennale dell’offerta formativa.

Resta da vedere quale sarà il ruolo della contrattazione integrativa nella mobilità del personale docente. Il testo del disegno di legge 2994, comprensivo degli emendamenti, non prevede la cancellazione del tavolo negoziale. E fa espresso riferimento al diritto alla mobilità per i docenti già di ruolo. Sebbene prevedendo la sanzione dell’assoggettamento al sistema della chiamata diretta dagli albi territoriali. Il disegno di legge non dispone, infatti, l’abrogazione espressa della norma del decreto 165/2001 che regola la contrattazione integrativa.

Il nuovo scenario, dunque, se da una parte conserva in via transitoria il vecchio sistema, dall’altra lascerebbe intravedere la possibilità di movimenti a domanda da un ambito territoriale all’altro. Anche su base interprovinciale. Tanto più che il diritto alla mobilità dei lavoratori è previsto sia dalla Costituzione che dalla normativa comunitaria. E in questo spazio potrebbe continuare a sopravvivere la contrattazione integrativa. Sebbene fortemente ridimensionata.

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