Aule-freezer: scuole chiuse da Milano a Palermo. E scoppia il caso Roma

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di Antonella De Gregorio,  Il Corriere della Sera  9.1.2017 

– Polemiche nella capitale, dove la Sindaca Raggi aveva promesso termosifoni accesi con 24 ore di anticipo rispetto all’apertura. A Pomezia preside lamenta: «7 gradi, molti ragazzi usciti prima». La ministra Fedeli: «Rientri a scuola posticipati a scanso di rischi»

Chiuso per gelo. Oppure aule aperte, ma frequentabili solo con sciarpa e cappotto. Ricomincia con temperature polari e disservizi l’anno scolastico, dopo la pausa Natalizia. A Roma, soprattutto, dove scuole gelate, termosifoni spenti e una circolare dei presidi che invitano gli studenti a vestirsi con un abbigliamento adatto al freddo, si sono trasformati in una gogna politica per la sindaca, Virginia Raggi. C’è chi, come la consigliera Pd dell’Assemblea Capitolina, Valeria Baglio, riesuma un’interrogazione durissima che i consiglieri del M5S, allora all’opposizione, fecero in Aula due anni fa per il mancato riscaldamento delle scuole alla riapertura dopo le vacanze invernali. E la trasforma in un’arma contundente: «Tubi gelati, arresto degli impianti, mancata accensione… E dire che quest’anno la Sindaca aveva annunciato l’operazione “Scuole calde”» che prevedeva termosifoni riaccesi con almeno 24 ore di anticipo rispetto all’apertura dei portoni.

«Problema da dieci anni»

Bilancio della giornata: a Pomezia la preside dell’istituto Pascal, Laura Virli, ha parlato di «un termometro fermo a 7 gradi» con «i riscaldamenti che sono stati spenti a mezzogiorno. I ragazzi sono congelati, molti maggiorenni sono usciti prima per il freddo. È una cosa scandalosa non si può risparmiare sui riscaldamenti», ha dichiarato. Così anche al liceo Pascale di Roma e al Foscolo di Albano; al Galilei vicino Piazza Vittorio, una delle scuole più antiche e grandi di Roma, e all’istituto di via Silvestri; al Newton, al Machiavelli, al Plinio Seniore: «Arrivano segnalazioni di disagio e di temperature polari, che dipendono dal fatto che i riscaldamenti sono rimasti spenti per 15 giorni durante le vacanze natalizie, senza considerare che all’interno delle scuole operassero bidelli e presidi. Il problema si trascina da più di dieci anni e noi abbiamo sempre sottolineato che non si può risparmiare su questo settore», dice il presidente dell’associazione nazionale presidi del Lazio, Mario Rusconi. «Agli alunni – sottolinea – non sembra vero di trovare un pretesto per poter fare la rivoluzione e noi, con il 20-30% delle scuole romane con problemi di riscaldamento e gli studenti in classe con cappotti e berretti, stiamo dando loro questo pretesto».

Aule fredde

Ma non è solo Roma, con il flop degli annunci della prima cittadina. Complice l’ondata di gelo che sta interessando da giorni buona parte della Penisola, molti studenti sono usciti in anticipo sull’orario scolastico o non hanno proprio fatto lezione: a Palermo (alla Nicolò Garzilli o al plesso Trinacria, per esempio) come a Bergamo, dove il blocco delle caldaie al Vittorio Emanuele ha convinto la dirigente scolastica a rimandare a casa i 1.250 studenti: «Alle 10, non avendo raggiunto i 18 gradi previsti per legge, ho mandato i ragazzi a casa – ha detto Lorena Peccolo – Sono rimasti gli insegnanti per i colloqui già programmati con i genitori, e nel pomeriggio si sono svolti regolarmente gli scrutini». Guasti hanno interrotto la normale giornata anche a Bologna, in due primarie del quartiere Savena, alle medie di via Pascoli, alla Guido Reni, all’elementare di via Brunacci, a Milano, e in alcune scuole pisane.

Rientro posticipato

Ma ci sono state scuole che neppure hanno aperto. In Campania – soprattutto nel Salernitano e a Benevento – a Lecce, in molti comuni calabresi, in provincia di Campobasso, nel Palermitano, a Lecce, Brindisi, a Taranto, in molte località dell’Abruzzo. A Matera, il sindaco ha spostato il rientro a scuola a giovedì 12 gennaio, a causa dei collegamenti difficili. A Potenza, invece, le scuole resteranno chiuse solo martedì. Il maltempo «ha creato qualche disagio e per questo, responsabilmente, alcune amministrazioni locali e alcuni dirigenti scolastici hanno preferito posticipare il ritorno a scuola, per evitare ogni possibile rischio», ha spiegato la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, augurando, in un messaggio pubblicato sul sito e sui Social del Miur, un buon rientro a scuola agli studenti dopo la pausa.

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