Berlinguer/2. Ma parità e autonomia sono due grandi incompiute

tuttoscuola_logo14TuttoscuolaNews,   n. 704 del 31.8.2015.  

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Per la verità non risulta che la Corte costituzionale si sia espressa con la chiarezza che le attribuisce Berlinguer in materia di parità, materia che è rimasta a nostro avviso ambigua e controversa, come quando fu varata la legge 62/2000. Tanto che essa è stata riconosciuta solo sul piano giuridico, con poche concessioni economiche, compresa quella contenuta nella Buona Scuola (detraibilità di 76 euro all’anno per studente), viziate poi dal quadro di precarietà e di esasperante non certezza nel quale quasi tutti i governi che si sono succeduti hanno erogato questi fondi.

Se la norma fosse stata interpretata a suo tempo come ora sostiene Berlinguer non ci sarebbe stato bisogno di tentare di fare delle scuole non statali che ottengono la parità, delle copie conformi di quelle statali (in questo c’è continuità addirittura con la previgente normativa fascista del 1942): sarebbero rimaste scuole non statali (o private paritarie) finanziabili – come in quasi tutto il mondo – sulla base di convenzioni o di altre regole come il buono studio o il costo standard; sottoposte al controllo dei risultati (come prevede la Costituzione) ma libere, come ora non sono del tutto, dal punto di vista organizzativo, finanziario e didattico.

La verità è che, in analogia con quanto è accaduto anche per l’autonomia delle scuole, meritoria ma tradottasi finora in un incontrollato fai da te a risorse decrescenti, e priva di un orizzonte strategico (ci si deve augurare che la nuova riforma cambi le cose), anche la legge sulla parità è rimasta una riforma incompiuta. Permane su di essa l’ombra lunga di una contraddizione – che fu anche il riflesso di un più vasto conflitto politico e culturale – contenuta nella stessa Costituzione, tra l’articolo 30 che afferma il primario ruolo educativo della famiglia e gli articoli 3 e 33 che pongono invece l’accento sui compiti dello Stato.

Certo che se il ‘senza oneri per lo Stato’ fosse stato interpretato già in sede di prima attuazione della Costituzione, o anche solo in sede di attuazione della legge 62/2000, come ora lo interpreta Berlinguer, la storia della scuola italiana sarebbe stata diversa. Ma anche quella dell’Italia.

Dopo il 1948 la scelta della DC di arroccarsi nella gestione continuistica della scuola e del Ministero, e quella parallela del PCI e del PSI di difendere comunque il monopolio della scuola statale, opponendosi a qualunque finanziamento di quelle non statali, furono il riflesso sul fronte scolastico della grande frattura Est-Ovest e dell’uscita delle sinistre dal governo dopo il successo della DC nelle elezioni politiche del 1948.

E perché Berlinguer – che ha dimostrato di essere sempre un passo avanti rispetto all’intellighenzia della sua area politica di riferimento – non ha detto nel 2000 quello che ha detto ora sulla costituzionalità del finanziamento delle scuole non statali paritarie? La risposta è semplice: non avrebbe potuto perché sarebbe stato sconfessato dal suo partito. Nemmeno le ‘larghe intese’, necessarie su una materia così delicata e controversa, hanno avvicinato la soluzione del problema. Che resta aperto se davvero si vuole voltare pagina (o verso, come piace a Renzi) in materia di (vera) parità e di (vera) autonomia delle scuole. Di tutte.

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