Bilancio 2018: Senato e Camera al lavoro

di Reginaldo Palermo, La Tecnica della scuola  13.11.2017

– Fra poco più di 10 giorni la legge di bilancio per il 2018 arriverà all’aula del Senato e a quel punto potrà considerarsi virtualmente approvata, perché molto difficilmente la Camera apporterà modifiche significative.

TEMPI STRETTI
C’è infatti una questione di tempi: la maggioranza di Governo appare ormai intenzionata a chiudere alla Camera entro il 10 dicembre in modo da dare ancora una settimana di tempo al Senato per approvare in via definitiva il provvedimento prima di Natale.
Per quanto riguarda scuola e pubblico impiego i nodi da affrontare sono ancora parecchi e certamente non tutti potranno essere sciolti.
Attualmente la legge è calibrata sull’ 1,6% di deficit ma sembra la Ragioneria Generale dello Stato potrebbe dare il via libera per arrivare all’ 1,8%; questo consentirebbe di aumentare la spesa di altri 2 miliardi di euro.
Ma le richieste dei diversi ministeri sono tante e sicuramente non tutti potranno essere accontentati.

FORSE 2-300 MILIONI IN PIU’ PER LA SCUOLA
Può darsi che alla resa dei conti il Governo riesca a trovare altri soldi per il contratto del pubblico impiego ma è evidente l’eventuale ulteriore stanziamento non potrà riguardare solamente la scuola.
Nel concreto la scuola potrebbe ottenere altri 2-300 milioni al massimo ma certamente non di più, mentre dalle informazioni in nostro possesso sembra che il PD non abbia nessuna intenzione di cedere sulla questione del bonus premiale e della Carta del docente: la richiesta sindacale di usare le risorse di queste due voci per aumentare lo stipendio viene considerata del tutto inaccettabile dal Governo.
Insomma alla fine può darsi che l’aumento medio possa aumentare un po’ ma si tratterebbe di cifre davvero modeste.
Resterebbero quindi irrisolte le questioni del personale ATA, ma rimane per ora confermato l’adeguamento degli stipendi dei dirigenti scolastici rispetto alla media del pubblico impiego.

… MA SENZA ARRIVARE A 200 EURO NETTI DI AUMENTO
La richiesta di 200 euro netti avanzata da Professione Insegnante e dai docenti che stanno firmando la petizione non è all’ordine del giorno: per raggiungere un obiettivo del genere sarebbero necessari almeno 3 miliardi e mezzo di euro che, allo stato attuale, non esistono; senza considerare che un aumento del genere innescherebbe una rincorsa salariale di tutti gli altri dipendenti pubblici, con il rischio di far saltare il banco.

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