Blocco scrutini, garante: illegittimo. I sindacati: «Incontriamoci in piazza»

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Alla Camera il ddl Scuola. Il ministro Giannini: «Obiettivo, ricostruire una normalità scomparsa».
Il garante: per evitare la paralisi, precettazione via «obbligata e doverosa»

di Antonella De Gregorio,  Il Corriere della Sera  14.5.2015

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È approdato in aula alla Camera il ddl Scuola. Un testo che – ha detto la relatrice, Maria Coscia (Pd) – è stato “migliorato” in commissione ascoltando i suggerimenti del mondo della scuola ma “senza metterne in discussione l’impianto. Le votazioni sul testo si terranno venerdì e da lunedì a mercoledì ad ora di pranzo, quando è prevista la votazione finale sul provvedimento. Ma, prima, i sindacati vogliono incontrare ancora una volta i parlamentari e li invitano all’assemblea pubblica sul ddl «La Buona Scuola», in piazza del Pantheon a Roma, venerdì alle 16,30. «La vera buona scuola si fonda su democrazia, stabilizzazioni, collegialità e contrattazione. Riformiamola insieme» scrivono Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil, Snals e Gilda.

No a blocco scrutini

Intanto è arrivato l’alt dell’Autorità di garanzia per gli scioperi all’ipotesi di blocco degli scrutini: se venisse attuato, come ha minacciato parte del mondo sindacale, scatterebbe obbligatoriamente la precettazione. Lo ha affermato Roberto Alesse, presidente dell’Autorità, che definisce il blocco «illegittimo e dannoso». «Allo stato – spiega Alesse – non c’è alcuna comunicazione ufficiale di uno sciopero finalizzato a bloccare gli scrutini ma, anzi, assisto a incoraggianti segnali di disponibilità e di dialogo sia da parte del governo, che da parte dei sindacati più responsabili». «Questo è il tempo della responsabilità. È necessario trovare un punto di convergenza per evitare che le proteste assumano forme eclatanti, con azioni illegittime che danneggerebbero soprattutto gli studenti e le loro famiglie».

Concertazione

«La concertazione – sottolinea il garante in una nota – resta, anche in questo caso, la via maestra per evitare strappi, che lacererebbero il tessuto sociale del Paese». «Spero davvero – conclude Alesse – che il ricorso allo strumento della precettazione resti solo un’opzione teorica, perché, in caso di blocco degli scrutini, sarebbe la via obbligata e doverosa per evitare la paralisi dei cicli conclusivi dei percorsi scolastici (esami di terza media, maturità, abilitazioni professionali)».

Il ddl alla Camera

L’avvio della discussione del ddl è stato annunciato giovedì mattina dal ministroGiannini con un tweet: «Oggi in aula Montecitorio per discussione generale sul ddl la buona scuola, che mette autonomia al centro e investe 3 mld su istruzione». «Questa è una svolta culturale importante per il nostro Paese perché non solo si rimette al centro l’autonomia scolastica, non solo si danno strumenti reali alla scuola per poter far sì che l’autonomia decolli ma soprattutto si immagina di traghettare la scuola dal secolo scorso a questo secolo», ha poi dichiarato Giannini . E intervenendo in aula alla Camera, ha ribadito l’obiettivo del governo: «ricostruire la normalità che decenni di scelte mancate hanno fatto scomparire e cioè che chi lavora nella scuola sia scelto in base al fabbisogno e selezionato attraverso un concorso pubblico».

Merito e valutazione

«Merito, uguaglianza, valutazione, formazione costante, sono i cardini», ha sottolineato il ministro, del progetto educativo che sta «dietro l’etichetta Buona scuola». Un progetto educativo che può essere condiviso o no, condiviso solo in parte, contestato, «ma – ha assicurato Stefania Giannini – c’è». Il ministro si è quindi soffermata su uno degli aspetti del ddl che più ha acceso il dibattito in queste settimana, la valutazione. «Può essere migliorata, ma peggio della valutazione – ha detto – c’è solo la non valutazione ed è quello che non possiamo più tollerare. Valutazione – ha ribadito il ministro – non significa fare una lista di bravi e di cattivi, magari su una lavagna, ma capire quali sono i punti di forza dell’individuo e della collettività e quali sono, invece, i punti di debolezza per poter intervenire e produrre un miglioramento costante. E questo principio di valutazione serve a rimuovere ostacoli che impediscono l’uguaglianza».

«Correzioni radicali»

Il passaggio in aula si prospetta delicato sotto più aspetti. Decisivo, addirittura, per qualche esponente della sinistra dem, come Stefano Fassina, che a «Mattino cinque» di Belpietro ha dichiarato: «Senza radicali correzioni il mio percorso nel Pd si conclude». Difficile però che dall’Aula escano correzioni «radicali»: l’unico punto che potrebbe essere modificato con un intervento snello sarebbe quello relativo al 5 per mille alle scuole, oggetto di contestazione sia da parte di una minoranza del Pd sia da parte del M5S. Sugli altri nodi del ddl – la situazione dei precari e l’accentramento dei poteri nelle mani dei dirigenti scolastici – ulteriori interventi potrebbero forse arrivare solo in commissione al Senato.

Correzioni in Senato

I 22 senatori della minoranza Pd che a gennaio non hanno votato l’Italicum, aprendo il fronte del dissenso interno al partito, hanno annunciato battaglia. Per provare a cambiare il testo a Montecitorio, la sinistra Pd ha presentato una serie di emendamenti, in particolare su precari, «superpoteri» del preside da ridurre, e sul sistema di finanziamenti privati e di perequazione delle risorse tra le scuole. Critiche sono arrivate dalla Lega Nord: «La buona scuola di Renzi è un cumulo di promesse tradite, a partire dalle assunzioni, che saranno parziali e discriminatorie. Questo governo ha tradito la scuola e sta minando alle radici il sistema della formazione» ha detto in Aula il deputato leghista Roberto Simonettimostrando il «libretto rosa» che il premier fece trovare circa un anno fa nella cassetta della posta dei deputati per annunciare le linee guida della sua riforma.

Il video

Ieri, in un video davanti a una lavagna, il premier ha spiegato la riforma, partendo dal metodo: «dialogo ma niente boicottaggi», ha detto. Assicurando che «questa proposta non è prendere o lasciare». Di poco prima, la smentita di voler ricorrere alla fiducia). Innumerevoli i commenti al video. A partire da quello di Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, che su Twitter scrive: «C’è solo una cosa più ridicola della buona Scuola di Renzi: il video in cui lui tenta di spiegare la riforma davanti alla lavagna». Mentre Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, stigmatizza il «piano scuola immaginario» di un presidente del Consiglio che «gioca a fare il maestro» con gessetti colorati e una lavagna, «ma non ne ha la stoffa: dovrebbe stare dietro la lavagna perché dice le bugie». Le associazioni degli studenti replicano con un «controvideo»: «Matteo Renzi ha provato a spiegarci nuovamente la Buona Scuola – spiegano -. Il punto è che noi l’abbiamo capita da tempo. Il premier nei 5 punti toccati dal video non dice la verità sul ddl e sarebbe il caso che se lo ripassasse. Ci abbiamo pensato noi a dire la verità sul progetto di riforma che stanno promuovendo senza il consenso della maggioranza del Paese». E poi la proposta a tutti gli studenti: realizzare video di risposta da ogni scuola sui temi del ddl usando l’hashtag #laverascuola.

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