Bonus in bilico tra card e voucher

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di Marco Nobilio,  ItaliaOggi  8.11.2016

– Braccio di ferro al ministero dell’istruzione sull’erogazione dei fondi. E non è finita.

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La consegna agli insegnanti della carta del docente per le spese di formazione e aggiornamento avverrà non prima del 15 novembre. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, il ritardo è dovuto a un braccio di ferro in atto tra le direzione generali del bilancio e della formazione del dicastero di viale Trastevere. La prima sarebbe orientata alla consegna di una card elettronica che i docenti potrebbero utilizzare come una qualsiasi carta di credito. Fermo restando l’onere modale dell’utilizzo per le spese di formazione e aggiornamento.

La direzione generale della formazione, invece, preferirebbe che venissero consegnati dei voucher da utilizzare solo ed esclusivamente per pagare la retta dei corsi di formazione. A questo intoppo si aggiunge anche l’enorme mole di lavoro a carico dell’amministrazione scolastica, volto a verificare che i 500 euro, che l’anno scorso sono stati versati direttamente in busta paga, siano stati spesi correttamente dagli oltre 700mila docenti di ruolo che li hanno ricevuti. La legge 107/2015, infatti, prevede che, in caso di spese non conformi all’onere modale previsto dalla legge, i docenti perdano il diritto, per un anno, a ricevere gli ulteriori 500 euro. La data del 15 novembre, dunque, potrebbe slittare ulteriormente. E se il ritardo dovesse protrarsi oltre il 4 dicembre, il rischio è che lo slittamento determini un calo di consensi nei confronti del governo, che potrebbe riflettersi anche sull’esito del referendum.

La questione dei 500 euro, peraltro, sta determinando non poche perplessità tra gli addetti ai lavori. Il comma 121 della legge 107/2015, contiene un catalogo molto ampio di utilità ai quali i docenti hanno diritto di accesso coprendone i costi attraverso l’uso della carta. Tra questi rientrano anche i corsi di formazione e aggiornamento, ma non solo. La carta, infatti, può essere utilizzata per l’acquisto di libri e di testi, anche in formato digitale, di pubblicazioni e di riviste comunque utili all’aggiornamento professionale e per l’acquisto di hardware e software. Oppure per rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo.

In più, il ministero ha pubblicato delle Faq dove il catalogo è stato ulteriormente ampliato in via interpretativa, per esempio, inserendo anche la legittimità dell’acquisto di strumenti musicali da parte dei docenti di musica.

Lo spesso comma 121 chiarisce, inoltre, che «la somma di cui alla Carta non costituisce retribuzione accessoria né reddito imponibile». In pratica, si tratta di una sorta di erogazione liberale con onere modale, il cui importo non sarebbe soggetto ad imposizione fiscale. Pertanto, qualora la carta dovesse prendere la forma di voucher finalizzati solo al pagamento di rette per la partecipazione a corsi di formazione o aggiornamento, questa opzione potrebbe rivelarsi non indenne da vizi di legittimità.

Resta il fatto, però, che qualora la carta dovesse prendere la forma di una vera e propria carta di credito prepagata, questa ulteriore opzione potrebbe precluderne l’impiego in tutti gli esercizi non muniti delle attrezzature necessarie (il cosiddetto Pos). Si pensi, per esempio, ai cinema e ai teatri. Insomma, la questione è molto complessa. Sia dal punto di vista giuridico, nel senso della necessità di collegare gli strumenti attuativi alle possibilità di impiego dei 500 euro così come previste dalla legge. Sia per quanto riguarda gli strumenti materiali per consentire ai docenti di usufruirne. L’anno scorso il problema è stato risolto con un versamento diretto in busta paga dell’intera somma. Ma anche questa soluzione non sembrerebbe adatta per garantire il rispetto dei limiti di impiego previsti dalla legge.

La disponibilità dei soldi liquidi, infatti, scarica direttamente sul docente l’onere del controllo preventivo del relativo impiego. E siccome la normativa è piuttosto vaga al riguardo, il rischio che i soldi non vengano spesi nel modo giusto permane. La carta prepagata, invece, se collegata ad una serie di esercizi commerciali preautorizzati eviterebbe a monte il rischio di impieghi non corretti. Ma pone tutta una serie di difficoltà tecniche di non facile gestione.

Una soluzione definitiva potrebbe essere quella di trasformare la carta in uno sgravio fiscale, consentendo ai docenti di scaricare dalle tasse un catalogo di spese predeterminate usufruendo di una detrazione.

Ma questa soluzione necessiterebbe di un intervento legislativo che, ad oggi, non risulta essere stato preso nemmeno in considerazione. In ogni caso, fino a quando il ministero dell’istruzione o il governo non troveranno una soluzione, i docenti non potranno giovarsi dei 500 euro. E il decorso del tempo rischia di precludere agli insegnanti la possibilità di iscriversi a ai master e ai corsi di perfezionamento organizzati dalle università, oppure ai corsi di laurea presso atenei, conservatori e accademie, per l’accesso ai quali i termini di versamento delle rette scadranno entro le prime due settimane di novembre.

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