Bonus merito a più di un «prof» su tre

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Poco più di 86mila stabilizzazioni di docenti precari, a cui si sono aggiunte, lo scorso settembre, 29.720 assunzioni di nuovi insegnanti, per un totale, quindi, di circa 120mila professori immessi in ruolo in questi ultimi due anni scolastici. L’introduzione di un pò di merito in cattedra: con 200 milioni sono stati premiati, con un bonus medio tra i 600 e i 700 euro, ben 247.782 docenti su gli oltre 620mila insegnanti a tempo indeterminato complessivi. Vale a dire, l’incentivo economico, con una manica decisamente larga, è toccato a più di uno su tre – addirittura nel Lazio si è saliti al 47%, in Piemonte al 44%, in Campania al 40% e in Sicilia al 39%, solo per citare alcune regioni tra le più “generose”. Il premio non è stato dato in poco più di 500 scuole; e nel 20% dei casi è stato distribuito “a pioggia”, vale a dire in entità uguale per tutti i docenti selezionati (nell’80% dei casi invece le somme sono state, opportunamente, differenziate).

Entrata in vigore a luglio 2015, la riforma Renzi-Giannini (la legge 107) ha introdotto una serie di cambiamenti al sistema scolastico italiano concentrati, tuttavia, finora, quasi interamente tra il corpo insegnante: con l’ambizione (rimasta abbondantemente sulla carta) di potenziare l’offerta didattica per gli alunni, è stato creato, ex novo, un organico aggiuntivo di professori svincolato dalle cattedre tradizionali (i docenti dell’autonomia), composto da quasi 50mila professori assunti con il maxi-piano di stabilizzazione voluto dal precedente esecutivo. Ebbene, durante il primo anno di attività, questo “organico aggiuntivo” (in media 6/7 prof in più in ogni istituto) è stato utilizzato essenzialmente per tamponare le assenze dei docenti di ruolo, e in generale per non lasciare scoperte le classi durante l’orario di lezioni (senza peraltro ridurre il numero di supplenti “storici”, anche lo scorso anno costantemente intorno alle 100mila unità). Una situazione paradossale, frutto dell’impossibilità – nota a tutti ormai – di allineare gli insegnanti aggiuntivi (provenienti dalle Graduatorie a esaurimento) alle singole richieste delle scuole (e così è capitato un pò ovunque che i presidi, nel Piano triennale dell’offerta formativa, hanno indicato come obiettivo di miglioramento lingue, sport e musica, per fare degli esempi, mentre il ministero, non avendo insegnanti in linea, ha inviato loro, proseguendo negli esempi, professori di diritto, storia dell’arte, materie tecniche).

A complicare i piani ci si sono messi pure i magistrati: le «Gae» dei precari storici si stanno lentamente rimpinguando: ridotte a meno di 50mila iscritti (una fetta consistente insegnanti dell’infanzia – 15mila prof a medie e superiori), sono schizzate a 80mila precari abilitati, imbarcando, negli ultimi mesi, circa 30mila inserimenti “con riserva” a seguito di sentenze favorevoli della magistratura. Un “mini-esercito” aggiuntivo di insegnanti composto da diplomati magistrali con titolo ante 2001/2002, che il Consiglio di Stato prima, e diversi Tar dopo, hanno considerato «abilitante», di fatto spalancando a questi maestri le porte delle «Gae».

Sempre per i docenti, va ricordato anche il bonus di 500 euro per la formazione, resa (finalmente) obbligatoria (anche se le somme stanno venendo utilizzate per acquistare tablet e smartphone). Pure per la sperimentazione, in 100 prime classi, di istituti secondari di quattro anni bisognerà attendere il 2018; per non parlare del rinnovo del contratto di lavoro del personale scolastico, congelato ormai dal 2009. Qui il primo passo spetta alla Funzione pubblica; ma non c’è dubbio che il Miur vorrà dire la sua.

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