Buona Scuola, finora solo 30 mila domande. Rischio boicottaggio

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di Orsola Riva,  Il Corriere della Sera  5.8.2015.  

IL CAMMINO IN SALITA DELLA RIFORMA
Il dilemma dei prof: accettare un posto lontano da casa o rinunciare?
Restano ancora da assegnare 15-20 mila cattedre e i 55 mila posti di potenziamento

protesta-BuonaScuola6La protesta contro la Buona Scuola non va in vacanza. Mentre i sindacati hanno deciso unitariamente di impugnare davanti al Tar il piano straordinario di assunzioni per conto degli «esclusi» (precari di seconda fascia delle graduatorie di istituto), cresce il malcontento fra i «fortunati vincitori» del posto fisso (precari storici delle graduatorie provinciali e vincitori e idonei del concorso 2012). Tanto che molti di loro non hanno ancora compilato la domanda online che è invece indispensabile per l’assegnazione delle cattedre rimaste vacanti dopo le prime due fasi di assunzione (15-20 mila circa secondo i calcoli del Miur su un totale di 47 mila) e soprattutto per i 55 mila posti del potenziamento dell’offerta formativa.

Fiorella Mannoia

Fiorella MannoiaLettera di una professoressa a Fiorella Mannoia

La ragione? Semplice: che la domanda va fatta su tutto il territorio nazionale, indicando le 100 province italiane in ordine di preferenza. E siccome notoriamente i prof sono concentrati al Sud ma le cattedre al Nord c’è il rischio concretissimo che un’insegnante 40-50enne, sposata e con figli (identikit abbastanza tipico nella scuola italiana) debba lasciare la famiglia per andare a lavorare a centinaia di chilometri da casa. È il caso, per esempio, della professoressa Savina Calice, «donna del Sud, madre di due figli adolescenti e un marito con un lavoro in crisi che sta per essere deportata al Nord come insegnante di sostegno», che ha scritto una lettera-appello a Fiorella Mannoia pubblicata sulla sua pagina Facebook .

La demografia non fa sconti

Di fronte alle proteste di docenti e sindacati, il ministro Stefania Giannini ha fatto presente che la mobilità è ineliminabile. La demografia non fa sconti. Basti pensare al caso limite della Sicilia: il 14 per cento dei precari italiani viene da lì ma i posti liberi in tutta la regione sono solo il 4 per cento del totale. Verissimo. Ma alla crudeltà dei numeri, si aggiunge un’ingiustizia creata dal complesso meccanismo di assunzioni in più fasi. I più «sfortunati» infatti sono i precari interessati dalla fase B, quelli che dovrebbero accettare le cattedre rimaste vacanti anche a centinaia di chilometri da casa (soprattutto in quelle classi di concorso, come matematica alle medie, che al Nord sono semi vuote quando non esaurite). Mentre i colleghi con un punteggio più basso che saranno interessati dalla fase C, quella per i 55 mila posti di potenziamento che partirà a settembre-ottobre dopo che le scuole avranno espresso il loro fabbisogno di docenti «in più», hanno molte più chance di restare vicino a casa proprio perché quelli sono posti sono aggiuntivi.

Il «partito» del boicottaggio

In queste ore in tanti stanno pensando di boicottare il piano: meglio restare supplenti che vincere un posto chissà dove. Secondo un sondaggio della rivista specializzata «Orizzonte Scuola» il 62 per cento degli intervistati avrebbe deciso di non presentare domanda. Dal Miur sono più ottimisti: finora sono arrivate 30 mila domande con un ritmo iniziale di 1.500 al giorno che si è stabilizzato sui 2.500-3.000. Ma ci si aspetta un picco in vista della scadenza del 14 agosto. Il Ministero punta a ricevere 70 mila domande in modo da coprire sia le cattedre rimaste dalle prime due fasi che i 55 mila posti del potenziamento dell’offerta formati (supplenze, corsi di recupero, progetti elaborati dalle singole scuole o reti di scuole in base all’autonomia).

I rischi di dire di no

Chi si sta orientando per il boicottaggio conta sul fatto che finora per legge le graduatorie potevano dirsi esaurite solo quando l’ultimo degli iscritti era stato assunto. Ma nelle domande e risposte pubblicate sul sito del Miur è scritto che si resta iscritti finché le graduatorie non saranno «soppresse». E dal ministero precisano che la nuova normativa non lascia scampo. Prima di tutto le supplenze non possono durare più di 36 mesi (come imposto dalla recente sentenza di condanna della Corte di Giustizia europea). E soprattutto nel 2015-16 ci sarà un piano di mobilità straordinaria che porterà al riavvicinamento a casa di molti docenti del Sud che adesso insegnavano al Nord, restringendo ulteriormente le possibilità per chi sceglie di restare a casa. Mentre i neo assunti potranno fare richiesta di trasferimento già dal 2016-2017 (finora bisognava aspettare 3 anni).

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