Buona Scuola: serve non solo una legge, ma anche un percorso di conoscenza dei “numeri” da cui si parte

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TuttoscuolaNews,  n. 698 del 22.6.2015.

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I lavori della Commissione Istruzione del Senato sono stati aggiornati a martedì prossimo, mentre continuano le trattative per cercare di arrivare a compromessi possibili su alcuni punti caldi. Bene avere del tempo per modulare e precisare meglio l’intervento di riforma per riuscire a portare a sintesi le diverse istanze, in presenza di un crescente malcontento che si ripercuote negativamente su tutta l’opera del Governo Renzi.

Sarebbe opportuno, in attesa dell’approvazione legislativa, che il Miur promuovesse rapidamente un’analisi approfondita per individuare le cattedre scoperte. Tali cattedre dovrebbero essere coperte con un’immissione in ruolo equa, giusta, in linea con la ragionevolezza e il buon senso, tutelante per l’amministrazione e qualificante per il governo, ben spiegata e comunicata senza artifici. Dovrebbe essere dato valore e peso congruo ai diversi titoli conseguiti, alla situazione di tutti coloro che hanno ‘i tre anni’ e quindi riconoscimento di un diritto da parte della Sentenza della Corte Europea.

Per chiudere la “quadra” di una conoscenza puntuale dei profili professionali disponibili andrebbe promossa l’attivazione di una piattaforma dedicata per censire quantitativamente e qualitativamente la platea degli aspiranti docenti, raggruppandoli per territorio di appartenenza, diritto, titoli… e sulla base degli esiti procedere all’assegnazione della sede di servizio.

In questo scenario l’immissione in ruolo del personale docente potrebbe essere collegata al rapporto di autovalutazione della scuola (RAV), al nuovo ruolo riconosciuto ai dirigenti scolastici relativo alla chiamata diretta dei docenti dagli albi territoriali, sulla base delle necessità per quel miglioramento individuato con il RAV.

Sempre in base agli stessi dati, soprattutto qualitativi, andrebbero stabilite regole – riconoscibili come ‘buone e giuste’ – per un disegno di formazione in servizio. Se il percorso di formazione fosse in grado di far rilevare, con obiettività, alla persona stessa, gap e carenze, sarebbe essa stessa la prima ad assumersene la responsabilità e a collaborare per il successo della formazione!

Questo atteggiamento, in netta controtendenza rispetto alla linea di azione seguita dal Miur nei decorsi anni, costituirebbe la testimonianza concreta di una volontà di voler “agganciare” la scuola non solo attraverso le posizioni apicali delle istituzioni scolastiche ma tramite il rapporto concreto, operativo con i docenti che fanno veramente il tessuto della scuola. Troppo difficile? No, ma occorrono visione e volontà.

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