Buona scuola, sì alle assunzioni e al super preside. Insorge il Terzo settore

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Procede il voto: niente intoppi, salvo il solito Fassina. Sì alla chiamata diretta dei prof da parte del dirigente scolastico. Sul tema delle donazioni con il 5 per mille, però, in allarme il terzo settore. Cecilia Strada di Emergency: «A rischio i fondi per le associazioni»

di Luca Sappino,  l’Espresso  19.5.2015.

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Sono i punti centrali della riforma: l’autonomia dei dirigenti scolastici nel selezionare l’organico, le assunzioni, e una forte apertura al finanziamento privato della scuola, attraverso donazioni e 5 per mille. Con l’approvazione dell’art. 9 (ex art. 7) sono ormai definiti i nuovi poteri dei presidi, «super presidi» come li chiamano dall’opposizione. «Non ci sarà nessun preside-padrone ma un dirigente responsabile e valutato», ha assicurato il ministro Stefania Giannini che conta sull’obbligo, per il dirigente, di pubblicare i curricula dei docenti online. Sarà compito del dirigente scolastico però conferire incarichi triennali, rinnovabili, agli insegnanti, scegliendoli dalle liste territoriali.

E fa bene a compiacersi Stefania Giannini su twitter. Nonostante le promesse di dialogo, lo sciopero e le proteste dei docenti, la norma è rimasta pressoché come l’aveva immaginata palazzo Chigi. Tra gli emendamenti accolti ce ne è uno dei 5 stelle che vieta la chiamata di parenti e affini. Solo nel sistema di valutazione dei docenti (funzionale alla distribuzione ai «meritevoli» di 200 milioni di bonus), il preside cede una parte di potere a un’apposita commissione composta da docenti, genitori e studenti, ma presieduta dal dirigente, che individuerà anche i criteri di valutazione. «Abbiamo votato contro anche se va detto che quella sul preside è la parte più a destra di un provvedimento sostanzialmente liberale», ha spiegato la forzista Elena Centemero.

Anche sulle assunzioni fila tutto liscio. Non ottiene nessun risultato Stefano Fassina col suo emendamento sulla stabilizzazioni di ulteriori 60 mila precari, bocciato da maggioranza e Forza Italia. È invece sul pacchetto delle agevolazioni fiscali che la maggioranza dovrà concedere qualcosa. Siamo agli articoli 17, 18 e 19 che secondo la maggioranza dovrebbero esser votati oggi, per arrivare poi al voto finale mercoledì. Oltre al credito di imposta (del 65 per cento per il 2015 e del 50 per cento dal 2017) per chi effettua donazioni liberali per la costruzione, la manutenzione e il potenziamento di scuole, e alla detrazione Irpef (400 euro annui ad alunno) per chi iscrive i figli alle scuole paritare (dell’infanzia e di primo grado, inizialmente, ma la Camera ha esteso il contributo alle scuole superiori), c’è infatti il tema del 5 per mille alle scuole statali e – ancora una volta – paritarie.

Mentre l’aula di Montecitorio vota l’articolo della riforma della scuola che rafforza i poteri del preside (uno dei punti più contestati del ddl) nella piazza di fronte al Parlamento continua la protesta dei sindacati degli insegnanti e delle associazioni degli studenti contro il provvedimento del governo Renzi (video di Marco Billeci)

Si potrà destinare parte delle proprie tasse all’istruzione, dal 2016. Due sono però gli aspetti più critici, che la maggioranza dice di voler affrontare. Il primo riguarda il fondo di compensazione. Del cinque per mille che ognuno di noi potrà destinare a un plesso scolastico, infatti, ben l’80 per cento andrà alla scuola che avremo indicato. E solo il 20 per cento (in origine era solo il 10, contro il 90) andrà in un fondo nazionale per esser poi redistribuito. 5 stelle e Sel si dicono preoccupati per la prevedibile accentuazione delle disuguaglianze tra scuole che insistono in zone benestanti e scuole di aree disagiate. «No a scuole di serie A e di serie B» dice anche il Pd Cesare Damiano. Il secondo, invece, è una novità di giornata. Il tema è esploso nel pomeriggio di lunedì, quando Cecilia Strada, presidente di Emergency, scrive così, su twitter: «I soldi per la buona scuola li togliamo a terzo settore. Figurati se era cattiva».

Chiamata in causa, replica la deputata Anna Ascani, che segue il provvedimento per il Pd e si era già distinta come ambasciatrice inviata nelle piazze dei docenti («Eravamo più noi che i manifestanti» aveva commentato, non molto conciliante). «Aspettiamo un emendamento del governo», dice: «È una richiesta del Pd».

Il punto è che non è al momento consentita la doppia opzione, e nei fatti il fondo su cui insistono le donazioni diventa lo stesso per le associazioni del terzo settore, scientifiche e culturali, per il bilancio sociale dei Comuni, e – ora – per la Scuola. Ci sono 50 milioni stanziati ma non c’è la possibilità di indicare tanto una scuola quanto un’associazione. E per Strada, così, «tutto il mondo delle organizzazioni umanitarie verrebbe gravemente penalizzato, perché è evidente che il contribuente, di fronte all’opzione se aiutare con il suo contributo la scuola dei suoi figli, oppure organizzazioni umanitarie, più o meno conosciute e a suo giudizio più o meno meritorie, finirà nella maggioranza dei casi, per scegliere la prima opzione, cioè la scuola». Per Strada è comunque «la filosofia di fondo ad esser sbagliata», perché la scuola, dice, «dovrebbe essere finanziata con il 995 per mille della fiscalità generale, e non con i contributi volontari dei singoli cittadini». Maria Coscia, deputata Pd, già relatrice del testo, ha detto però di ben conoscere il problema che «è però essenzialmente tecnico e non politico». «Verrà risolto» dice, «perché siamo ben coscienti del fatto che se esistesse una sola possibilità di scelta tra la destinazione del 5 per mille alla scuola o al Terzo Settore, le scelte si orienterebbero prevalentemente sulla prima opzione».

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