Buona scuola, thrilling Senato. Si apre la settimana decisiva

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Maggioranza in bilico in Commissione. E intanto fuori si protesta

di Corrado Zunino   la Repubblica,   14.6.2015

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Sulla riforma della scuola si apre, davvero, la settimana decisiva. La maggioranza è in seria difficoltà, un po’ più che in bilico. I numeri nella commissione Istruzione del Senato sono contro “La buona scuola”. Sulla carta: quattordici contro, dodici a favore. Messa così, un guaio per il governo. La maggioranza conta sui sette senatori del Pd maior, compresi il presidente Andrea Marcucci (voterà), la relatrice Francesca Puglisi, l’ex presidente della Regione Toscana Claudio Martini (bersaniano che non scasserà la ditta renziana), Josefa Idem e Sergio Zavoli. Nonostante lo sgambetto di martedì scorso sul parere di costituzionalità, voteranno a favore i tre di Alleanza popolare (Ncd-Udc), tra loro il co-relatore Franco Conte. Diranno “sì” alla riforma e agli emendamenti di maggioranza Maria Paola Merloni, senatrice per le autonomie, e Michelino Davico di Gal, centrodestra di governo (sostituisce il sottosegretario D’Onghia, quindi pieno governo). Sono dodici voti a favore su ventisei membri, e qui la maggioranza si ferma.

Già, ci sono altri due membri del Partito democratico che da tempo hanno fatto conoscere la loro contrarietà al disegno di legge “La buona scuola”. L’irriducibile Corradino Mineo e l’ex vicesindaco di Roma Walter Tocci. Due voti decisivi che, ad oggi, si vanno a sommare all’opposizione con i cinque di Forza Italia (compreso Pietro Liuzzi, fittiano), i tre del Movimento 5 Stelle, quello della Lega, quello di Sel, quello di Fabrizio Bocchino ex Italia dei Valori ora Gruppo misto e persino quello del senatore a vita Carlo Rubbia, scienziato, critico con il ddl 2294. Da questa parte  –  ovvero chi vota contro  –  sono quattordici “no”.

È probabile che Carlo Rubbia domani, giornata d’apertura del voto, non ci sia. L’opposizione così scenderebbe a quota tredici. Il fittiano Liuzzi, poi, inizierà a esprimersi in commissione verso sera (ha impegni in Puglia) e su alcuni singoli emendamenti potrebbe smarcarsi dai quattro berlusconiani doc. Più in generale, è difficile ipotizzare che le sei opposizioni diverse (da Forza Italia a Sinistra e libertà) trovino su tutto un voto unico e contrario. Ancora, Tocci, democratico di storia comunista, potrebbe decidere di manifestare il suo dissenso senza fracassare il partito, magari uscendo dall’aula in alcuni passaggi. Resta il fatto che la maggioranza sostenitrice di un disegno di legge cardine per il governo Renzi è in un affanno che somiglia a un’apnea. All’una, domani, ci sarà la riunione di tutti i senatori del Pd e si deciderà una linea probabilmente vincolante, alle quindici partirà il voto sui singoli emendamenti agli articoli. La commissione Bilancio non ha ancora restituito tutto all’Istruzione  –  ci sono ancora dubbi da sciogliere sul versante della tenuta finanziaria  –  e via via il governo troverà la sua strada scoprendo come sta andando in questo primo lunedì di verifica della tenuta politica. “Io sono ottimista”, dice Francesca Puglisi, anima della “Buona scuola”.

Ci sono emendamenti di maggioranza che andranno incontro alle richieste dei dem d’opposizione (ma non soddisfano, comunque, i docenti in rivolta). Alcuni emendamenti di minoranza potrebbero diventare legge con il placet del governo. In queste settimane il gruppo di lavoro del Pd sulla “Buona scuola” ha sfornato infatti altre dieci proposte in zona Cesarini per mitigare il dissenso politico e nel Paese. Sono queste: via i presidi dall’istituto scolastico che guidano dopo due mandati, dopo sei-otto anni. Mai più le “classi pollaio” create dalla legge Gelmini: nel 2016 si scenderà a un massimo di 25 alunni per aula, oggi sono ventotto. Questo provvedimento costa 427 milioni, è a rischio in fase di bilancio. Anche la card da 500 euro l’anno per ogni docente ha trovato dubbi in commissione Bilancio. Terza mano tesa agli oppositori: la commissione che sceglierà i criteri con cui dare i premi (soldi) a maestri e prof vedrà quattro docenti (oggi sono due) insieme al preside con genitori e studenti ridotti a parere consultivo. In caso di valutazione negativa di un insegnante, potrebbe aprirsi la possibilità di una proroga di un anno per rivedere il giudizio. Ancora, nella valutazione dei dirigenti scolastici (su cui si poggia l’indennità integrativa) si dovrà tener conto della loro efficacia formativa, ovvero del numero di studenti bocciati nella propria scuola (meno sono, meglio è) e dei numeri dei  dispersi (meno sono, meglio è).

Non ci saranno novità sull’allargamento della base degli insegnanti assunti (restano 101.700, non ci sono altre risorse), ma chi si è abilitato con un Tfa, un Pas o attraverso le ex Siss potrà affrontare il prossimo concorso con un punteggio maggiorato in partenza. E così anche chi ha fatto supplenze per più di 36 mesi potrebbe avere una quota di riserva fino al 40 per cento. Emendamento per emendamento si discuterà della possibilità di far partire la cosiddetta “chiamata diretta” dagli albi territoriali solo nel 2016. Nello “School bonus” potrebbe essere introdotto un limite massimo alle donazioni dei privati alle scuole, e dunque agli sgravi conseguenti: 5.000 euro annui per le persone, 50.000 euro per le imprese. Infine, le famiglie sopra i 100 mila euro potrebbero non avere più diritto a detrazioni sulla retta pagata per una scuola paritaria. Dieci tentativi finali per convincere i riottosi al Senato.

A Palazzo Madama la partenza è thrilling.

Fuori, la contestazione prosegue. I docenti di Ferrara hanno sostituito quelli di Bologna nello sciopero della fame a staffetta, gli Unicobas hanno annunciato tre giorni di flash mob nel Paese, Cgil e Cobas hanno convocato tutti a Roma al Pantheon mercoledì pomeriggio.

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