Buona Scuola/1. Consensi e dissensi trasversali

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TuttoscuolaNews,  n. 701 del  13.7.2015.

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Prima di tutto un interrogativo: sarà una Buona Scuola quella che è stata approvata in Parlamento da una maggioranza che al momento del voto ha perso una parte dei suoi componenti (la sinistra Pd, che in parte ha votato contro e in parte significativa non ha votato, a partire dall’ex segretario Bersani) e contrastata da una minoranza che a sua volta si è divisa tra chi ha addirittura votato a favore delle legge (4 ‘verdiniani’), chi ha votato contro magari malvolentieri e chi non ha votato affatto per ragioni simmetriche e opposte a quelle dei bersaniani?

Quel che sembra certo è che su questa legge si è aggregata una maggioranza ‘reale’ che, al di là delle sigle di partito, occupa uno spazio politico-parlamentare centrale, che lascia alla sinistra vecchia e nuova – e in parte ai sindacati, soprattutto alla Cgil – la rappresentanza del personale della scuola, esclusi i presidi, e a una destra incerta e frammentata una generica opposizione di principio al governo capeggiato dal leader del Pd, partito erede degli storici avversari dei governi di centro-destra.

È risultato alla fine abbastanza chiaro il fatto che, come già avevamo fatto notare in questa Newsletter, il premier Renzi ha scelto di considerare come interlocutori privilegiati – a differenza di quasi tutti i suoi predecessori – gli utenti finali del servizio (genitori e studenti) piuttosto che i suoi operatori intermedi, il personale scolastico e soprattutto gli insegnanti e i loro sindacati.

Non è un caso che la Buona Scuola renziana riservi un ruolo strategico ai presidi: spetterà soprattutto a loro di ri-stabilire un rapporto positivo con il contesto sociale (genitori, associazionismo), istituzionale (enti locali), economico (per l’alternanza ma anche per l’autofinanziamento) nel quale la scuola opera.

Ma la Buona Scuola avrà anche e soprattutto bisogno dell’apporto, che sarà decisivo (come mostra la letteratura internazionale in materia) di buoni insegnanti. Insegnanti che però, almeno per ora, guardano con diffidenza a un’operazione che di certo non ha riservato loro un ruolo da protagonisti.

E poi c’è un’altra incognita: l’uso concreto che le scuole faranno della loro maggiore autonomia.

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

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