Buona Scuola/2. Ma sarà anche una ‘Buona Riforma’?

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TuttoscuolaNews,  n. 699 del 29.6.2015.

Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini ai banchi del governo in Senato con il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi (Roberto Monaldo / LaPresse)

Se Renzi ha vinto la sua battaglia sul versante politico-parlamentare non si può dire che altrettanto abbia fatto su quello della popolarità nel mondo della scuola del Pd da lui guidato, popolarità che anzi, secondo stime fatte dagli analisti dei flussi elettorali dopo le ultime elezioni regionali, sarebbe scesa ai minimi storici per il più importante partito della sinistra, erede della ‘Ditta’ bersaniana e dei cattolici democratici, da Prodi a Mattarella.

Il fatto è che Renzi – primo leader di un governo di sinistra (o sinistra-centro) a fare questa scelta – ha deciso di privilegiare non il rapporto con gli insegnanti e i loro sindacati ma quello con i genitori e l’opinione pubblica attraverso una massiccia campagna audio-video-social network.

All’opinione pubblica è giunto un messaggio semplificato, ma forte e chiaro, di discontinuità rispetto a un passato di mediazioni, rinvii e tagli: fine del precariato, ripresa degli investimenti in istruzione, più autonomia, più valutazione, più merito.

Ma l’onere di assicurare la transizione al nuovo modello di scuola è stato caricato quasi per intero – forse al di là della consapevolezza dei progettisti della Buona Scuola – sulle spalle del dirigente scolastico, senza coinvolgere e motivare gli insegnanti. Si è data anzi l’impressione di considerare questi ultimi come un ostacolo, e non come i protagonisti dell’innovazione, della Grande Svolta verso la scuola futura. Per questo l’adesione allo sciopero è stata così ampia.

Si è trattato di un errore di comunicazione da parte di Renzi-Giannini, o della scelta di puntare tutto sui (super)presidi, nella convinzione che poi l’intendance suivra?

Noi ci auguriamo che non si tratti della seconda ipotesi, ma non possiamo fare a meno di osservare che a questa legge, che pure contiene importanti novità, manca comunque qualcosa che sia in grado di mobilitare professionalmente e ri-motivare gli insegnanti. Qualcosa che farebbe diventare la Buona Scuola anche una Buona Riforma. A questa riflessione dedichiamo le due notizie successive.

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