Burocrazia e pedagogia difensiva all’attacco

dalla Gilda degli insegnanti di Venezia,  3.12.2017

– Piovono come pietre in tutte le scuole migliaia di circolari prodotte incessantemente da zelanti dirigenti che cercano di interpretare la confusa e bulimica produzione di norme e “indicazioni” nazionali o regionali operata per mano di schiere di invisibili “esperti”. I Dirigenti Scolastici dimostrano un darwiniamo spirito di adattamento a tutto ciò cercando di scaricare su altri, in primis i docenti, responsabilità e scelte che dovrebbero essere loro.

Si tratta del noto fenomeno della burocrazia difensiva che permea tutta la Pubblica Amministrazione italiana e che nella scuola assume anche i connotati della pedagogia difensiva. Più che offrire una scuola che sappia far crescere e formare i futuri cittadini diventa essenziale nella mitica scuola dell’autonomia dimostrare di applicare diligentemente le norme e i “consigli” ponendo l’enfasi sulle procedure, sui monitoraggi sulla corretta compilazione di verbali, registri e relazioni. I Dirigenti Scolastici, troppo spesso paurosi di non essere positivamente giudicati dal MIUR o di non fare bella figura, trasferiscono sui docenti le loro ansie produttivistiche costringendoli ad inutili riunioni e obbligandoli alla compilazione di una massa enorme di materiali senza alcun effetto se non quello di aumentare il senso di demotivazione e di smarrimento che producono lo spegnersi progressivo dall’autorevolezza della professione docente.

Ad esempio, in un Istituto del veneziano si convocano i dipartimenti disciplinari per procedere alla formulazione di un  piano ASL (Alternanza Scuola Lavoro) di Istituto per aree dipartimentali e per procedere alla valutazione delle competenze ASL per discipline, incluse le competenze di cittadinanza. La legge 107/15 attribuisce centralità nella gestione didattica dell’ASL ai consigli di classe e non ad aree dipartimentali. Si raddoppiamo così le riunioni per trattare le stesse tematiche. Così pure non è prevista da nessuna norma il fatto che si debba procedere a livello di singole discipline alla valutazione delle competenze ASL. E’ altresì divertente immaginare i colleghi di educazione motoria mentre verificano le ricadute dell’ASL nella loro disciplina in relazione, ad esempio, a studenti che fanno una esperienza di lavoro d’ufficio. Una vera presa in giro e un aumento inutile di carichi di lavoro per i docenti.

Ma il discorso va al di là delle banali critiche sulle modalità di gestione di attività come quella citata. Le procedure, i monitoraggi e la burocratizzazione entrano direttamente nel cuore dell’insegnamento snaturandolo. Quello che si insegna e come si insegna devono essere funzionali a qualcosa che viene percepito come imposizione esterna. Nell’ASL i docenti dovrebbero dare senso nella loro programmazione didattica ad esperienze che spesso di senso ne hanno ben poco. Così i docenti devono dimostrare di individualizzare percorsi didattici per garantire il famoso successo formativo evitando di entrare in conflitto con le famiglie, i dirigenti e gli studenti. Il timore delle ramanzine del dirigente, se non di proprie vessazioni anche sanzionatorie, dei possibili ricorsi e delle potenziali denunce da parte dei genitori determinano una perdita di senso del lavoro di insegnamento. In tale contesto il bravo insegnante è chi si adegua e ottempera alle procedure di controllo e monitoraggio burocratico e aziendale e che, soprattutto, evita di bocciare o di entrare in conflitto con la “clientela”. E’ questo insegnante che forse ha più chances di vincere il prossimo concorso da dirigente scolastico.

E pensare che molti di noi sono cresciuti come docenti nella convinzione che si debbano attivare  strumenti critici nel sapere e nella conoscenza. Ma non tutto è perduto. Basta qualche volta dire di no alle pretese stupide della burocrazia ottusa, basta avere il coraggio di mettere in ridicolo la sua inutilità. E’ questa la nostra competenza di cittadinanza che dobbiamo riscoprire e difendere.

Gilda degli Insegnanti della Provincia di Venezia

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