Cambiare la maturità? Speriamo in meglio

tuttoscuola_logo14TuttoscuolaNews, n. 788 del  31.10.2016 

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– Anticipazioni giornalistiche sul nuovo esame di maturità già a partire dal prossimo giugno hanno fatto discutere molto, tanto che il MIUR è stato costretto ad intervenire con un comunicato ufficiale per rassicurare scuole, docenti, studenti e famiglie che per la prossima sessione d’esame di giugno 2017 non ci saranno cambiamenti di sorta. Le proposte di modifica  alle quali si sta dunque pensando, con un  decreto attuativi della riforma, sono in via di definizione per essere  operative dalla sessione 2018.

Il ruolo dell’Invalsi, il numero di prove scritte, l’alternanza scuola/lavoro e la composizione stessa delle commissioni d’esame sono solo alcuni degli argomenti su cui si sta riflettendo.  In particolare, per le commissioni giudicatrici si prospetta il ritorno ad un’esperienza già fatta: commissari tutti interni più un presidente esterno per tutte le commissioni operanti nell’istituto. Un’esperienza che si ricorda con luci ed ombre anche perché durata solo pochi anni: si pensò infatti, per ridare “serietà” all’esame, di ripristinare il modello della commissione/classe con la componente docente esterna al 50%, attualmente in vigore. E’ naturale che i tempi cambiano e può darsi che oggi una commissione tutta interna si ritenga più adeguata e coerente all’attuale situazione di sistema e anche a porre i docenti nelle condizioni di cogliere, in modo più collegiale, il prodotto della loro autonoma progettazione didattica. Le ragioni non possono es sere viste infatti nel risparmi o di 147 milioni di euro, cifra che potrebbe essere facilmente riassorbita da un ritocco ai compensi dei docenti e del presidente.

Un altro punto sul quale vi sono opinioni contrastanti è quello del presidente esterno. Secondo alcuni appare una soluzione incoerente, perché si affianca, in parte oscurandola, alla figura e al ruolo del dirigente scolastico. Chi la pensa così si chiede: perché il presidente non può essere, di norma, il preside della scuola (che il più delle volte andrà a presiedere la commissione d’esame in un altro istituto)? Perché privarlo della partecipazione attiva a questo momento finale, conclusivo, di valutazione di quanto ogni singolo allievo ha saputo trarre dal percorso di studio, frequentato e vissuto, nell’istituto di cui ha la responsabilità e la rappresentanza legale? Una soluzione che si presta a tante interpretazioni,  anche come una de-responsabilizzazione del dirigente scolastico o peggio un atto di sfiducia nei suoi confronti nel poter garantire serenità ed equità di giudizio nel suo istituto, ma di poterlo fare nell’istituto diretto da un suo colleg a. In questo senso , una vera contraddizione! Il dibattito è aperto.

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