Caos Scuola: quello che il ministro Giannini non dice

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di Angela Meriggiò, Siderlandia, 31.10.2016

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– «Non possiamo parlare di ritardo perché da sempre l’inizio dell’anno scolastico ha un periodo di completamento che va fino alla fine di questo mese. Si tratterebbe di ritardo se ci trovassimo con questa situazione a Natale, ma non sarà così». Sono le parole che Stefania Giannini, ministro della Pubblica Istruzione, ha usato a Firenze, in occasione della sua partecipazione alla seconda edizione degli “Stati Generali della Lingua italiana nel mondo”.

Una considerazione, quella del ministro, scaturita dalle tantissime segnalazioni che da più parti sono arrivate circa ritardi nelle assegnazioni delle cattedre, nelle convocazioni dei docenti, nelle fasi di completamento degli organici, che hanno generato una serie di difficoltà che hanno pesantemente influenzato l’avvio dell’anno scolastico e che ancora non si sono esaurite.

Il ministro afferma che questi non sono ritardi e che comunque il mese di ottobre è sempre un mese di transizione e che si potrebbe parlare di ritardi solo nel caso in cui fossimo già a Natale.

Dimentica forse il ministro che il periodo natalizio coincide pressappoco con la conclusione del primo quadrimestre (che si conclude precisamente il 31 gennaio) e che, al rientro dalle vacanze di Natale, gli studenti sono quasi sempre impegnati con le verifiche intermedie, per poter sostenere le quali in genere hanno bisogno di aver svolto regolarmente le lezioni dei mesi precedenti, possibilmente seguiti da un docente.

Questa dovrebbe essere la norma.

E invece per l’anno scolastico 2016-17 la norma è stata l’assenza di norma.

Le operazioni di mobilità, farraginose, complicate e complesse, suddivise in fasi e sotto-fasi, sono state caratterizzate da ritardi ed errori: prova ne sono i tanti ricorsi al giudice del lavoro, che fino a questo momento hanno dato ragione ai ricorrenti.

Il contratto sulla mobilità è stato firmato nel mese di aprile, con circa due mesi di ritardo rispetto agli anni passati. Questo indubbiamente ha influito sulle tempistiche delle fasi successive. Il famigerato algoritmo ha dato i suoi responsi in genere con diversi giorni di ritardo rispetto a quanto stabilito dal Miur e in molti casi senza comunicare il ritardo ai diretti interessati, nemmeno con una striminzita nota.

Gli esiti della mobilità hanno dato il via a tutta una serie di movimenti tra rientri e partenze forzate. Molti docenti delle scuole superiori in questo caso hanno saputo quale sarebbe stata la sede loro assegnata per i prossimi tre anni il 31 agosto, dovendo prendere servizio il 1 settembre. E in molti casi la presa di servizio era a diverse centinaia di chilometri dalla propria casa.

Le assegnazioni provvisorie, che rientrano nella mobilità annuale e che hanno consentito a moltissimi docenti di poter rientrare nella propria provincia ancora per un anno, sono state slittate di diversi giorni. Motivo per cui molti insegnanti, nella stragrande maggioranza dei casi del Sud, hanno preso regolarmente servizio in scuole del Nord, salvo poi rientrare al Sud grazie all’assegnazione. Hanno preso servizio in scuole dove non sarebbero tornati, sobbarcandosi le spese di un viaggio tanto inutile quanto surreale. Questo è accaduto soprattutto per i docenti della scuola primaria che, ad esempio nel Tarantino, sono riusciti ad essere assegnati alle rispettive classi entro i primissimi giorni di lezione.

Ma i professori delle scuole superiori hanno iniziato le lezioni in scuole da cui poi sono andati via per effetto dell’assegnazione. Tutto questo ha creato disagi ai docenti, protagonisti di surreali viaggi dal Sud al Nord, e viceversa; alle scuole, che si sono trovate senza insegnanti, in attesa delle convocazioni degli uffici scolastici provinciali; e naturalmente ai ragazzi, che hanno dovuto fare i conti con la mancanza di un docente o con un professore sempre diverso, nella migliore delle ipotesi.

Il ritardo nelle assegnazioni provvisorie (in alcune regioni non si sono ancora concluse) ha portato un ritardo nelle convocazioni da provveditorato (per i contratti al 30 giugno) e di conseguenza, nelle convocazioni che le singole scuole hanno fatto alla disperata ricerca di insegnanti ai quali affidare cattedre vacanti.

Questo è vero soprattutto per gli insegnanti di sostegno. Nella scuola primaria, ad esempio, sono di un numero nettamente inferiore rispetto alle effettive necessità. E questo è vero per il Nord e anche per il Sud, nonostante il ministro affermi il contrario e dica che non si possa stravolgere la geografia, per consentire ai prof. di rimanere a casa.

Il risultato è stato che molti alunni diversamente abili sono rimasti per quasi un mese senza insegnante e in molti casi i docenti arrivati non hanno la specializzazione necessaria. E non si sa se e quando il ministero prevede di attivare i percorsi di formazione necessari. Il ricorso ai docenti senza titolo è prassi ormai consolidata dappertutto, vista l’impossibilità di avere a disposizione un numero adeguato di docenti specializzati.

In tutto questo caos, la provincia di Taranto ha rappresentato una piccola eccezione. Gli uffici del Provveditorato hanno fatto i salti mortali per poter recuperare ritardi che non dipendevano da loro, e per riuscire a garantire almeno in parte, un sereno avvio di anno scolastico. Eppure i ritardi ci sono stati e sono stati pesanti. Solo in questi giorni le scuole stanno riuscendo a completare gli organici grazie alle convocazioni, che sono tutte sino “all’avente diritto”, formula che sta a significare che presto le graduatorie dovranno essere ripubblicate a causa di ricorsi ed errori. Questo vuol dire nuove pubblicazioni, nuove convocazioni e, forse, nuovi docenti nelle classi. Per rimanere in tema di continuità e di eliminazione della “supplentite”, che sembra più viva che mai.

Senza contare che la formula della convocazione sino “all’avente diritto” dovrebbe avere per norma una durata transitoria, di pochi giorni. E invece sta diventando una formula consolidata che potrebbe causare non pochi problemi, anche alle scuole.

Completa il quadro un concorso dal quale sono scaturiti legittimi vincitori, che per quest’anno non si vedranno assegnare una cattedra. E chissà cosa avverrà nei prossimi anni… Infatti molti dei posti messi a bando, e sulla base dei quali è stata definita la quantità dei vincitori per classe di concorso, sono stati messi a disposizione e quindi occupati dalla mobilità, dunque sottratti ai vincitori del concorso. Entro tre anni questi ultimi dovrebbero vedersi assegnare una sede, ma a questo punto è legittimo domandarsi sulla base di quali disponibilità, visto che la mobilità ha sottratto diverse cattedre destinate originariamente ai vincitori.

In questo desolante quadro si esce tutti sconfitti: sono sconfitti i docenti, sballottolati da un capo all’altro dell’Italia, sottoposti alla chiamata per competenze attraverso, magari, video a figura intera, abilitati e super-abilitati, ma sempre precari; sono sconfitti le scuole e gli uffici scolastici, che cercano in tutti modi di porre rimedio alle falle create da una legge (la 107 del 2015) formulata da persone che non hanno alcun contatto con la realtà; sono sconfitti i diritti degli studenti alle prese con team docenti dimezzati o in continuo cambiamento e con una scuola che, per la responsabilità di chi si è rifiutato di ascoltare chi la scuola la fa ogni giorno, fa fatica a rispondere alle loro necessità.

E intanto mancano due mesi a Natale… ma, tranquilli, siamo ancora in tempo!!!

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