Caro Abravanel, la scuola è l’unica istituzione alla quale gli italiani danno 6

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Anna Maria Bellesia  La Tecnica della scuola, 11 settembre 2015.  

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Caro Abravanel, i dati del sondaggio sulla scuola che tu commenti sul Corriere del 10 settembre, si possono leggere e commentare in modo ben diverso. Basta chiarire che sufficiente = promosso, che 1 su 4 è ben distante dall’essere maggioranza, che 4 su 10 è comunque minoranza.

Tu stesso scrivi che, nell’opinione degli italiani, la scuola è considerata “sufficiente”, e addirittura prende un 7 per la capacità di formare la cultura degli studenti. Un grado di fiducia che ha dell’incredibile rispetto alle altre istituzioni del Paese. La scuola è l’unica sufficiente!

Hai mai letto, negli ultimi tempi, i dati dei sondaggi? La fiducia degli italiani è in caduta libera e prossima allo zero su tutte le istituzioni: stato e regioni (metà dei cittadini non va nemmeno più a votare), magistratura, pubblica amministrazione, Europa, e perfino il presidente della repubblica. La scuola regge, o meglio finora ha retto nonostante le contraddizioni che pur ci sono. Le rilevazioni internazionali “oggettive” indicano che diverse aree del Paese sono sopra la media Ocse. Altre sono sotto, è vero. Forse su questo andava aperta una riflessione che non abbiamo visto, per capire e trovare le soluzioni. Difficile credere che la soluzione sia quella dell’algoritmo per l’immissione in ruolo di quei precari che hanno maturato un diritto alla stabilizzazione perché sfruttati dallo stato.

La cosiddetta Buona Scuola non porta ad alcuna stabilità effettiva. Nei prossimi anni vedremo “girare” un gran numero di docenti. E se ne accorgeranno anche quegli italiani con figli a scuola che considerano “abbastanza buona” la riforma nella non esaltante percentuale di 1 su 4, come riporta il sondaggio che hai commentato.

Piantiamola per favore di far passare la falsa idea che gli insegnanti non vogliono essere valutati. Se 4 su 10 pensano che la valutazione può compromettere la libertà di insegnamento, vuol dire che 6 su 10 sono favorevoli. Anzi il 65% è favorevole al riconoscimento del merito ai fini della retribuzione, come ha evidenziato l’esito della consultazione governativa sulla Buona Scuola, pubblicato a dicembre. Il problema è che i 200 milioni stanziati dal Governo non serviranno certo a distinguere, premiare e incentivare gli insegnanti meritevoli.

Piantiamola per favore col ritornello trito e ritrito che “da noi gli insegnanti lavorano solo 18 ore, mentre i Germania 30 e quindi sono pagati di più”. Il tempo scuola degli studenti in Germania è uguale (o leggermente inferiore) a quello dei nostri studenti. Le vacanze sono circa le stesse, ma diversamente distribuite. Le ore conteggiate in più per i loro docenti non sono ore di lezione, ma riguardano attività di preparazione, progettazione, elaborazione e correzione dei compiti, organizzazione e formazione verso i colleghi più giovani (da loro c’è una vera progressione di carriera!). Insomma si tratta proprio di quelle ore di lavoro che da noi nessuno vuole conteggiare, perché farebbero davvero la differenza fra l’insegnante che si impegna e il lavativo, fra l’insegnante che cura la “qualità” del suo insegnamento e quello che improvvisa la lezione, facendo poche ed essenziali verifiche, corrette con quel pressappochista “metro di giudizio” tanto criticato dagli studenti.

Anche tu, come Renzi, speri che la cosiddetta Buona Scuola possa contare sull’appoggio di milioni di cittadini, citando Tony Blair. Per adesso, lo stesso sondaggio di cui riferisci dice che la maggioranza non c’è. E, per come è nata e partita questa riforma, al momento non si capisce tanto ottimismo.

Caro Abravanel, la scuola è l’unica istituzione alla quale gli italiani danno 6 ultima modifica: 2015-09-11T15:30:15+00:00 da Gilda Venezia

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