Cattedre e voti, non è giusto delegittimare la scuola del Sud

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di Eugenio Mazzarella, il Corriere del Mezzogiorno, 16.8.2016

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– È vergognoso. Non se ne può più. Appena parte una protesta dal Sud — in questo caso quella degli insegnanti trasferiti al Nord che contestano gli errori di un algoritmo del ministero per l’assegnazione delle cattedre — subito quella protesta viene declassata a lamento piagnone e immotivato. E per difendere l’algoritmo e la sua logica, anziché verificare velocemente i reclami, e porvi rimedio, si scopre da un lato l’acqua calda di un dato ampiamente noto (cioè che otto insegnanti su dieci da collocare in ruolo sono del Mezzogiorno, e però solo un terzo delle cattedre disponibili sono al Sud) per giustificare la necessità dei trasferimenti per accedere agli agognati ruoli; dall’altro si tira in mezzo la «manica larga» dei voti alla maturità nelle regioni del Sud rispetto a quelle delle Nord. Non c’entra niente, ma serve a delegittimare tutta la scuola meridionale — dagli studenti, e dai loro risultati, ai suoi docenti — così «tiè, imparate a lamentarvi».

Ancora una volta alla società meridionale si chiede di obbedire tacendo, come all’Ilva di Taranto. Scegliete: lavoro o salute. Al Sud non si possono avere entrambi. Figurarsi posto «fisso» nella scuola e residenza nella regione d’origine, anche se magari sei avanti negli anni, o hai figli piccoli che non potrai vedere che qualche settimana all’anno.

Così anziché pensare a come gestire uno sbilancio strutturale nel mondo della scuola dovuto alla non propensione a dedicarsi all’impiego pubblico e ai suoi magri stipendi dei valentissimi giovani del Nord, il civilissimo paese del pubblico commento a sostegno dell’oblio della questione meridionale tira in ballo i voti della maturità che non corrispondo ai risultati dei test Invalsi.

Il presunto differenziale negativo di preparazione non viene tirato in ballo per sostenere la necessità di politiche scolastiche perequative in prospettiva, che significherebbe in soldoni più risorse al Sud, ma per tutelare i «poveri maturandi» del Nord, danneggiati dai più facilitati colleghi del Sud. Verrebbe voglia di dire: bene ragazzi, si cambia.

Scambiatevi di posto con i ragazzi del Sud, venite a maturarvi e a laurearvi qui e a trovare un lavoro nei cento chilometri dalla sede della vostra performance scolastica e lasciate ai ragazzi del Sud i vostri più difficili studi al Nord e le possibilità di placement (si dice così, in inglese fa più figo) nel mondo del lavoro. Imparereste un sacco di cose su cosa significa negli studi e nella vita partire a handicap. Lo stesso consiglio mi sentirei di dare ai tanti commentatori delle difficoltà e delle disperazioni del mondo della scuola, non solo meridionale.

Scambiatevi di posto per un anno con un insegnante, di cui condannate gli immotivati lamenti; un anno solo, e non una vita, stipendi e sistema di relazioni inclusi. E poi tornate a commentare tra un anno. Prima di parlare, fate per un anno gli inviati speciali nella vita degli altri. Rischiate di diventare migliori nel «sentimento » che dovrebbe animare la rigorosa «intelligenza» delle vostre analisi.

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