CHI HA VOLUTO LE GRADUATORIE NAZIONALI?

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dalla Gilda degli insegnanti di Venezia,  2.8.2015.  

Solo ora ci si sta rendendo conto dell’assurdità di un provvedimento che nessuno vuole
perché crea iniquità tra i docenti  e risulta poco funzionale alla stessa amministrazione.
Ma per ché non ascoltare la voce di chi nella scuola ci vive?

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L’incompetenza della politica scolastica e la presupponenza dei qualche funzionario hanno creato un altro caso di tragicomica pagliacciata all’italiana.

Dopo che per anni qualche sapientone ha proclamato l’insopprimibile necessità di creare un’unica Graduatoria nazionale da cui attingere per le immissioni in ruolo, dopo che gli homines novi della politica hanno promesso di “cambiare verso“, dopo che ostinatamente il governo non ha voluto ascoltare la voce della quasi totalità del mondo della scuola, ora ci si accorge dell’assurdità delle innovazioni pensate da chi ha scarsa conoscenza dei meccanismi e degli ingranaggi della scuola.

Nelle fasi B e C delle nomine in ruolo i docenti inseriti nelle GaE e GM di tutta Italia parteciperanno ad un turbillon di assegnazioni in cui potranno essere nominati su qualsiasi provincia del Belpaese. Il rifiuto comporta il depennamento da qualsiasi graduatoria.

Nessun docente vuole un provvedimento tanto assurdo quanto ingiusto. Nessun lavoratore della scuola vuole le Graduatorie Nazionali. Chi è inserito nelle GaE provinciali e nelle GM regionali ora teme di essere nominato su una cattedra lontana senza alcuna certezza di poter tornare a insegnare vicino a casa. Molti insegnanti stanno vagliando l’opportunità di non inviare la domanda confidando nell’interpretazione benevola della FAQ n. 10 del Miur (anche se non comprendono come mai su una questione tanto importante la loro Emerita Amministrazione si sia limitata a partorire una piccola Faq e non abbia invece ritenuto opportuno chiarire l’interpretazione della norma con una formale circolare).

Di fatto si sta andando incontro ad una lotteria estremamente caotica e foriera di guai: il rischio di essere nominati su una provincia lontana, il timore di vedersi portar via cattedre vicine da altri aspiranti, l’assenza di informazioni certe (al momento non esiste né una graduatoria nazionale per le singole classi di concorso né un elenco di sedi disponibili), l’incertezza sulle norme della futura mobilità (il cui contratto ora è tutto da riscrivere), il sicuro surplus di lavoro da parte dell’amministrazione costretta a svolgere un sovraccarico enorme di lavoro con la prospettiva di future molteplici e onerose operazioni di mobilità. E non ultimo la buona probabilità nei prossimi anni ci sarà una discontinuità didattica per molti studenti.

Cui prodest? Chi risponderà dgli errori, dei danni, delle penalizzazioni, dei ritardi e delle cancellazioni che un’opreazione del genere inevitabilmente comporta? Perché tanta ostinazione nell’adozione di misure così poco efficaci ed efficienti nel risolvere l’annosa questione del funzionamento di una scuola che da anni ha subito operazioni di cassa tagli del personale?

Forse lo scopo è quello di risolvere il problema annoso del precariato scolastico semplicemente eliminando i vecchi precari delle GaE.

Di fatto la rabbia cresce e avrà effetti nefasti per il prossimo anno scolastico. E sicuramente porterà serie conseguenze politiche nei confronti di una classe dirigente incompetente e arrogante, a partire dal futuro referendum sulla legge 107/2015 che vedrà il compattamento di tutti i soggetti che operano nella scuola (a parte, naturalmente, i pochi premiati dalla Buona scuola, DS in primis).

Sicuramente si tratta del primo allarmante segnale del fallimento della politica scolastica della Buona scuola.

I prossimi collegi di settembre si preannunciano alquanto tempestosi.

Gilda degli insegnanti di Venezia

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