Classi pollaio, oltre 300 fuori legge «Così diventa difficile insegnare»

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L’INDAGINE

In aula anche trenta ragazzi e tanti stranieri. A rischio sicurezza e qualità. Tuttoscuola «Lo Stato fissi criteri, adesso ci sono due norme con indicazioni contrastanti»
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«Mai più classi pollaio», è anche uno dei punti fondamentali della Buona Scuola del governo Renzi, le cose dovrebbero cambiare in meglio con le nuove regole, con le assunzioni di tanti precari e anche con l’impegno preso sull’edilizia scolastica. Intanto c’è chi ha scattato la fotografia dell’esistente. A Milano le classi fuori dai parametri, se si considerano quelli fissati dal ministero dell’Istruzione e quelli, più rigidi, della normativa sulla sicurezza, sono più di trecento. E sono quasi tutte, otto su dieci, nelle scuole superiori.Fare scuola in classi che superano anche il numero trenta è impegnativo per chi insegna e per chi deve imparare, soprattutto in istituti, come tanti in città, dove le classi sono multietniche. «Nel gruppo degli stranieri c’è chi è nato qui e ha frequentato le nostre scuole sin dall’asilo ma c’è anche chi è appena arrivato e avrebbe bisogno di essere seguito», è la premessa condivisa di insegnanti e presidi, che continuano, anche a Milano, a fare i conti con le classi pollaio.«Fuorilegge» sui numeri sono il 5,5 per cento delle classi di istituti cittadini: 326, di cui 273 sono superiori. La buona notizia almeno è che in città e nella regione (la percentuale in Lombardia è del 5,8%) la situazione è meno critica rispetto al resto del Paese, dove la classi fuori parametro sono più di 23 mila, il 6,4%.
Così risulta dall’indagine sul sovraffollamento nelle istituti statali appena pubblicata dalla rivista Tuttoscuola e la naturale conclusione dell’osservatorio è che «occorre un intervento correttivo che, anche gradualmente, consenta di ridurre il numero massimo di alunni per classe».

Il tema è doppio. Qualità e sicurezza. «L’insegnante ha difficoltà a condurre la classe e a personalizzare l’intervento educativo, difficile rispondere alla esigenze dei singoli in quelle che chiamiamo classi pollaio», dice Giovanni Vinciguerra, direttore di Tuttoscuola. E sulla sicurezza aggiunge: «Lo Stato dovrebbe fissare i criteri. Adesso c’è una norma, del ‘92 (del ministero degli Interni, sulla prevenzione incendi) che fissa un numero massimo di 25 studenti per aula mentre un’altra del 2009 (del ministero dell’Istruzione) dice che si può arrivare anche a trenta. La Buona Scuola adesso prevede che il preside possa decidere di ridurre il numero di alunni per classe. È un passo avanti, ma non basta». I presidi, che chiuse le iscrizioni a metà febbraio, cominciano a lavorare sulla formazione delle classi per il prossimo anno hanno ancora davanti i numeri noti: non più di 29 bambini nelle sezioni della scuola dell’infanzia, 27 alle elementari, 28 alle medie e 30 alle superiori. Si scende soltanto se ci sono alunni disabili. Sono i parametri fissati nel 2009 dal Miur. Poi c’è l’altra regola, quella relativa alla prevenzione incendi e l’indicazione è massimo 25 alunni per classe più l’insegnante.

«Nessun preside si assume volentieri la responsabilità di avere classi stra-numerose, anche soltanto per la sicurezza. Lo vediamo quando ci sono le prove di evacuazione, fare uscire da una classe più di venticinque persone è complicato – dice Agostino Miele, presidente dell’associazione presidi e dirigente all’istituto tecnico Gentileschi -. Poi far lezione in classi da trenta è dura per tutti, per il rumore, per l’attenzione. È difficile seguire i ragazzi, verificarne la preparazione e non lasciare indietro i più deboli, e gli stranieri appena inseriti».

Il dato sul sovraffollamento, dicono i presidi, andrebbe incrociato in una città come Milano con quello sugli alunni stranieri che qui e in tutta la regione sono più numerosi rispetto alla media italiana: il 14 per cento negli istituti della Lombardia, contro il 9 per cento in Italia.

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