Come insegnare storia per far capire il presente. Gestire i manuali nella scuola secondaria di primo grado

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di Eleonora Fortunato, Orizzonte Scuola, 21.10.2015.  

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Prolissi, ipertrofici, caotici. Nonostante il vento rivoluzionario portato dalle Indicazioni Nazionali, i manuali di storia per la scuola secondaria di primo grado continuano a proporre una elevata densità di informazioni in cui è spesso difficile sapersi destreggiare.

Chi scrive ha avuto l’opportunità di seguire, lo scorso week-end a Roma presso l’Istituto Marymount, un interessante corso di aggiornamento sulla didattica della storia tenuto dai docenti di Clio ’92, associazione che da oltre venti anni si occupa di ricerca teorica e applicata sui problemi dell’insegnamento e dell’apprendimento della storia. Ve ne riporto alcuni passaggi significativi.

“Non si può più rimandare, occorre passare dall’antico regime didattico, cioè devo fare il programma a tutti i costi, a un modo nuovo di insegnare la storia” – ha detto Ivo Mattozzi, docente alla Libera Università di Bolzano e presidente di Clio ’92 – “gli insegnanti devono porsi come obiettivo quello di aiutare gli studenti a dare senso alle loro conoscenze storiche per capire il presente”. Ma come selezionare ciò che servirà davvero a questo scopo tra i tanti fatti, i tanti approfondimenti, le tante risorse digitali presenti nei nostri testi? Possibile che sia tutto ugualmente capitale per la costruzione di un sapere davvero significativo?

Secondo Maria Teresa Rabitti, anch’essa docente nell’ateneo altoatesino, “è semplicemente un problema di gestione. Nei traguardi di competenze non si parla mai di fatti da conoscere, ma di processi fondamentali da padroneggiare. Per esempio, come si passa dall’impero romano del V sec. al Sacro Romano Impero nell’IX sec. ? Quali fatti hanno reso possibile questo cambiamento? Come è avvenuto questo processo di trasformazione? Noi consigliamo ai docenti di impostare le loro unità di apprendimento mettendo per prima cosa i ragazzi di fronte a due quadri statici, quello iniziale e quello finale, sollecitando poi la domanda ‘ma in mezzo che cosa c’è stato? Che cosa è successo?”.

Lo schema da seguire per l’organizzazione delle lezioni potrebbe essere il seguente:

  1. Descrivo una situazione iniziale – prima, cioè, che si inneschino le trasformazioni – attraverso una rappresentazione fotografica statica (es. l’Europa tra V e VI secolo), servendomi di carte geostoriche e brevi testi.
  2. Descrivo il quadro finale (l’Europa dell’impero carolingio nel IX secolo )
  3. Dal confronto tra i due quadri faccio rilevare i mutamenti e provoco nei ragazzi, e nel contempo suggerisco, le domande significative che li porteranno a individuare i fatti che spiegano i cambiamenti.
  4. Poi organizzo quei fatti in periodi e temi significativi (le invasioni del V sec., la formazione dei regni romano barbarici, il tentativo dell’imperatore Giustiniano di riunificare l’impero etc…).

“Sono i processi che contano nella storia – insiste Rabitti – processi intesi come concatenazioni di fatti che producono una trasformazione”. E’ vero, a che cosa ci serve ricordare che Napoleone è stato sconfitto a Waterloo se poi non facciamo riflettere il nostro uditorio sul fatto che l’esito di quella battaglia un processo di trasformazione l’ha bloccato?

Purtroppo nessun manuale attualmente in uso nelle scuole è strutturato per processi di trasformazione, “il limite più grande è nell’impostazione rigidamente cronologica dei fatti, che rende poco visibili le relazioni di senso tra un evento e un altro. Un limite che invece una strutturazione per processi vedrebbe molto attenuato”.

Facile a dirsi. Ma come spieghiamo, poi, tutto questo alle famiglie che fanno i confronti con la scuola del cugino dove approfondiscono sempre tutto benissimo senza saltare nemmeno un paragrafo?

“Bisogna essere sicuri della propria proposta – prosegue Rabitti – utilizzando il manuale per organizzare le conoscenze su contesti, processi e quadri di civiltà, cioè descrizioni dei tratti caratterizzanti la vita collettiva di gruppi umani in determinati tempi e contesti. I ragazzi si appassioneranno più facilmente allo studio della storia, recuperando l’entusiasmo che provavano alla scuola primaria, e questo non potrà che rendere felici anche i genitori”.

Per approfondimenti: www.clio92.it

 

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