Come si finanzia la Buona Scuola? Il gatto si morde la coda…

Tecnica_logo15

Anna Maria Bellesia    La Tecnica della scuola, 11  Maggio 2015

 Siamo all’8 maggio, 130 giorni dall’avvio dell’esercizio finanziario 2015, e le scuole ancora non hanno ricevuto le risorse per il funzionamento amministrativo e didattico”: lo dice un comunicato della Cgil dell’8 maggio scorso. L’aspetto è passato in secondo piano, perché le dichiarazioni oltranziste di Boschi e Faraone hanno catalizzato l’attenzione.

Non è accettabile lasciare le cose come sono”, attacca la Boschi. Andranno allora in meglio?

Prendiamo i finanziamenti: quali sono le prospettive?

Se passa la riforma, come viene finanziata la scuola dell’autonomia “rafforzata” e della “massima flessibiltà” ?

Il governo continua a bombardare l’opinione pubblica sui tre miliardi di euro previsti in finanziaria: ma questi sono destinati solo per l’assunzione dei precari, in ossequio alla sentenza europea. Un obbligo ineludibile.

Tutte le attività di potenziamento dell’offerta formativa (dall’inglese nella scuola primaria agli insegnamenti opzionali nella secondaria) devono utilizzare le “risorse finanziare o di organico disponibili a legislazione vigente”. Di risorse aggiuntive per le scuole autonome non ce ne sono.

La relazione tecnica, che accompagna il ddl, fa ben capire lo spirito della “rivoluzionaria” riforma.

L’articolo 1 disciplina l’autonomia delle istituzioni scolastiche, allo scopo di garantire la massima flessibilità, ma senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Basterà qualche unità di organico funzionale a garantire la massima flessibilità? O la fregatura del “massimo sfruttamento” sta dietro l’angolo? Se questi aspetti non vengono definiti per Contratto, con specificazione delle risorse, gli insegnanti si aspettino il peggio. Ed è chiaro che il Governo non vuole aprire alla contrattazione.

Le uniche risorse aggiuntive sono i 126 milioni annui dal 2016 per il Fondo di funzionamento e i 30 milioni per la didattica digitale. Ben poca cosa, specialmente se consideriamo la solerzia dei trasferimenti alle scuole.

E se le risorse assegnate non bastano?

Il dirigente scolastico può ricorrere a finanziamenti esternie sponsorizzazioni.

Per finanziare la didattica laboratoriale, il dirigente scolastico può cercare dei soggetti cofinanziatori (enti locali, università, associazioni, fondazioni, enti di formazione professionale, istituti tecnici superiori e imprese private).

Altre risorse possono derivare dalla possibilità per i contribuenti di destinare la quota del cinque per mille alla istituzione scolastica da loro indicata. Solo il 10% delle somme introitate andrà distribuito alle istituzioni poste in zone a basso reddito. Le beneficiarie saranno le scuole scelte dal contribuente (articolo 15). Facile prevedere che ci saranno scuole di serie A, che attirano i finanziamenti, e scuole di serie B, che resteranno al secco.

Per ottenere risorse private, c’è poi lo school bonus, che consiste in un credito di imposta pari al 65% per le erogazioni liberali destinate alla realizzazione o manutenzione di strutture scolastiche e a interventi a sostegno dell’occupabilità degli studenti (articolo 16). Il credito d’imposta è riconosciuto alle persone fisiche, agli enti non commerciali, alle imprese. Ma quali saranno le scuole beneficiarie? Anche qui si profilano scuole di serie A e scuole di serie B.

Le famiglie che mandano i propri figli nelle scuole paritarie dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, avranno invece la detraibilità delle spese sostenuteper la frequenza scolastica, per un importo annuo non superiore a 400 euro per alunno o studente.

Il progetto Buona Scuola prevede inoltre il crowdfunding, forma di finanziamento collettivo che si usa ad esempio per raccogliere soldi per i partiti. Potrebbero arrivare anche i Social Impact Bonds, obbligazioni ad impatto sociale utilizzate nel Regno Unito e negli Stati Uniti.

In conclusione, sotto questo aspetto la riforma rivoluzionaria è come il gatto che si morde la coda: si dà a credere di risolvere i problemi, ma le scuole dovranno arrangiarsi.

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl