Comparative Education/1. Quando la comparazione è Instrumentum Regni

tuttoscuola_logo14TuttoscuolaNews,  n. 753 del l’11.4.2016 

istruzione-quale1educazione comparata promossa dalla Sicese (associazione che raccoglie gli studiosi italiani del settore) a Roma Tor Vergata lo scorso 8 aprile il compito di delineare un quadro d’insieme delle iniziative riconducibili a tematiche comparative è stato affidato a Paul Morris, professore di Comparative Education nell’Institute of Education dell’Università di Londra. Un ricercatore di grande esperienza per aver a lungo soggiornato in Paesi dell’Estremo Oriente (in particolare a Hong Kong) ed essersi confrontato con economisti e analisti di scuola Ocse e McKinsey, nota società internazionale di consulenza strategica.  

La sua relazione (“Educational policies in international context”) è apparsa assai critica nei confronti dell’uso (anzi abuso, a suo giudizio) che i politici e i mass media fanno dei dati offerti dalle indagini internazionali che si propongono di mettere a confronto le caratteristiche e soprattutto di misurare i risultati ottenuti dai diversi sistemi scolastici (PISA, TIMMS, PIRLS, PIIAC ecc.). Come esempio negativo ha citato l’ex ministro dell’istruzione inglese Michael Gove, uno dei possibili candidati a succedere a Cameron, che tra il 2010 e il 2015 ha più volte proposto di importare in Inghilterra i modelli educativi delle ‘tigri asiatiche’ che, dando alle scuole “maggiore autonomia”, “ottengono risultati migliori”.

Un imbroglio, secondo Morris, perché non è vero che le scuole di Honk Kong, Singapore o Shanghai abbiano più autonomia di quella di cui dispongono le scuole inglesi, semmai è il contrario: la verità è che Gove usa questa falsa lettura delle ragioni del successo delle scuole asiatiche per spingere verso la generalizzazione in Inghilterra del modello delle ‘Academies’, scuole ad elevato tasso di autogoverno che vengono sottratte al governo delle LEAs (Local Educational Authorities), a prevalente guida laburista, o comunque di enti pubblici non sotto il controllo dei conservatori e meno favorevoli di questi ultimi a sviluppare la competizione tra le scuole.

Morris ha inoltre citato recenti ricerche dalle quali risulta che non c’è correlazione tra aumento dell’autonomia/competizione delle scuole e miglioramento dei risultati. Sempre ammesso che questi siano effettivamente misurabili, perché, ha avvertito lo studioso, “quando misuriamo qualcosa, la cambiamo” (il pensiero sembrava rivolto ai test PISA), non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che il rapporto cause-effetti sia lo stesso nei diversi contesti (quindi i modelli non sono sic et simpliciter trasferibili), e bisogna diffidare della tendenza dei politici, e anche di organismi intergovernativi come l’Ocse, influenzati dalla politica, a privilegiare quelle indagini e quelle ricerche che offrano dati a supporto delle loro idee.

Comparative Education/1. Quando la comparazione è Instrumentum Regni ultima modifica: 2016-04-11T05:16:37+00:00 da Gilda Venezia

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