Compiti a casa: a Shanghai 14 ore a settimana, in Italia 7, in Finlandia 3. Servono?

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di Anselmo Penna, Orizzonte Scuola, 16.10.2016

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– Ci inseriamo nel dibattito sull’opportunità di assegnare compiti a casa agli studenti riportando uno studio dell’OCSE sulla questione.

Secondo i dati OCSE pubblicati nel dossier dal titolo “Does homework perpetuate inequities in education?”

Sono gli abitanti di Shangai che trascorrono il maggior numero di ore a svolgere compiti a casa, 14 ore di media. Mentre l’Italia, insieme a Kazakhstan, Romania e Russia si attesta intorno alle 7 ore di media.

Finlandia e Korea spendono meno di tre ore a settimana a svolgere compiti per casa.

La domanda, però, che maggiormente importa porsi è se i compiti a casa servono a migliorare le competenze degli studenti.

Intanto partiamo col dire che a svolgere i compiti assegnati per casa sono soprattutto gli studenti socio-economicamente avvantaggiati. Gli studenti avvantaggiati spendono un’ora e mezza in più, media OCSE, nello svolgere i compiti rispetto agli studenti svantaggiati. In media studiano 5,7 ore a settimana, mentre gli studenti svantaggiati 4.1.

In particolare, la differenza tra le due categorie sociali di studenti si avverte in Italia, Romania, Shanghai.

Ovviamente, più sono le ore di studio assegnate agli studenti, maggiore è la forbice di differenza tra studenti avvantaggiati e svantaggiati. Fontementale in ciò è il ruolo dei genitori nel recepire gli imput provenienti dalla scuola e nel ruolo che hanno nell’educazione e crescita scolastica dei figli.

Infine, secondo quanto riporta lo studio in questione, il maggior numero di ore dedicate allo studio a casa ha incidenza sullo sviluppo delle competenze degli studenti.

Gli studenti che spendono più tempo a svolgere i compiti a casa tendono ad avere punteggi più alti nei test PISA.

Inoltre, se si confrontano studenti di simili condizioni socio-economiche e background, coloro che spendono più tempo nei compiti a casa hanno migliori risultati in matematica.

C’è, però, un appunto che viene evidenziato dallo studio. Infatti, la qu

ù tempo a svolgere i compiti a casa tendono ad avere punteggi più alti nei test PISA.

Inoltre, se si confrontano studenti di simili condizioni socio-economiche e background, coloro che spendono più tempo nei compiti a casa hanno migliori risultati in matematica.

C’è, però, un appunto che viene evidenziato dallo studio. Infatti, la quantità di studio a casa decisa dagli insegnanti non è correlata alle performance della scuola nella sua complessità. Per questo subentrano, infatti, fari fattori quali: l’organizzazione scolastica e la qualità dell’insegnamento.

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