Concorso a cattedra e partecipazione insegnanti di ruolo. Bruschi: legislatore dovrebbe riflettere

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Orizzonte Scuola,  2.9.2015.  

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Sui requisiti di accesso al prossimo concorso a cattedra da bandire entro il 1° dicembre 2015, l’esclusione degli insegnanti già in ruolo, suscita qualche perplessità. L’intervento dell’ispettore del Miur, dott. Max Bruschi.

A stabilire il via libera alla partecipazione ai concorsi pubblici anche per i docenti già di ruolo è stato il Tar del Lazio, con sentenza n. 12071/2015, a seguito del ricorso presentato dall’Anief per l’illegittima esclusione degli insegnanti già in servizio con contratto di lavoro a tempo indeterminato dall’ultimo bando di concorso, il D.D.G. n. 82/2012 . I giudici amministrativi hanno definitivamente spiegato che è lesivo cassare le loro legittime aspirazioni a partecipare ad una selezione pubblica nazionale, perché va a loro offerta la possibilità di accedere al ruolo in altra classe di concorso, in modo da “trovare una condizione più confacente alla propria preparazione e alle proprie aspirazioni”.

La legge 107/2015 esclude però ancora una volta i docenti di ruolo dalla partecipazione al prossimo concorso a cattedra, il cui bando è atteso entro il 1° dicembre 2015.

Registriamo dunque in proposito l’intervento del Dott. Bruschi, ispettore del Miur

“Ora, la legge 107/2015 fissa inequivocabilmente, all’articolo 1, comma 110, che “ai concorsi pubblici per titoli ed esami non può comunque partecipare il personale docente ed educativo già assunto su posti e cattedre con contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato nelle scuole statali”. Dunque, la disposizione dovrà essere pedissequamente riportata nel bando”

“Ma – prosegue Bruschi – ho due perplessità.

La prima, è di ordine didattico. Il divieto di partecipazione al concorso per il personale di ruolo implica che i passaggi di ruolo o di cattedra possano avvenire solo “per via contrattuale”, ovvero per mobilità. Che è, spiace affermarlo, ma così è, l’esatto contrario di quella che sarebbe una via meritocratica. Faccio l’esempio più attuale, che riguarda il sostegno. Se passasse l’idea di un vincolo decennale sul SOS, si è mai chiesto nessuno quale potrebbe essere la resa didattica di un docente che per DIECI ANNI non ha esercitato sulla sua cattedra?

La seconda, è di ordine costituzionale. La sentenza stessa sembra adombrare che la norma potrebbe essere impugnata davanti al giudice delle leggi… E non dubito che ciò sarà fatto, proprio per l’introduzione di un vincolo che potrebbe apparire irragionevole alla mobilità professionale per merito. Non so quale potrebbe essere il risultato… Ma forse è meglio che il legislatore faccia una riflessione. ”

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