Concorso scuola 2016, cosa non ha funzionato: pc difettosi, troppe domande, docenti impreparati (e bocciati)

Fatto_lofo15di Lorenzo Vendemiale,  Il Fatto Quotidiano   20.9.2016  

– Tanti i candidati bocciati, che in alcune regioni arrivano al 75% dei partecipanti. Impreparazione a parte dei non ammessi, sono diverse le ragioni del fallimento, che lascerà scoperto circa il 30% dei 63mila posti messi a bando. Tra queste la scarsa comunicazione con le commissioni e l’assenza di criteri di valutazione precisi

mr Bean errore1

Numeri definitivi ancora non ci sono. E non potrebbe essere altrimenti, visto che gli enormi ritardi nella pubblicazione del bando e poi nello svolgimento delle procedure hanno protratto gli esami orali fino a settembre inoltrato. Ma una certezza sì: il concorso scuola 2016 non avrà tutti i vincitori di cui aveva bisogno. Molti dei 165mila candidati non ce l’hanno fatta: fin qui si parla di un tasso di non ammessi intorno al 50%, con picchi del 75% in alcune Regioni e classi di concorso. Tanti bocciati, evidentemente troppi per passare inosservati e non suscitare polemiche.

E a nulla è servita l’inversione di rotta per le prove orali, dove le commissioni sono state decisamente più benevole. Il ministro Stefania Giannini ha più volte ridimensionato la questione. “Chi non è passato, non doveva passare: le prove si sono basate sul merito e chi non le ha superate non aveva una preparazione adeguata”, ha ribadito proprio negli scorsi giorni in un’intervista a Repubblica Tv. Secondo il Ministero, insomma, la colpa è dei docenti.

Sicuramente qualcuno non sarà stato all’altezza: docenti meno qualificati di altri (tra ricorsi e sanatorie, l’abilitazione è stata concessa in maniera più che generosa negli ultimi anni), chi si è lasciato prendere dal panico, chi semplicemente non sapeva le risposte. Una percentuale di bocciature è fisiologica, persino sana per un concorso. Ma se supera il numero dei vincitori necessari, diventa anomala. Ed in effetti dalle domande formulate male ai pc difettosi, dalla scarsa comunicazione con le commissioni all’assenza di criteri di valutazione precisi, tante cose non hanno funzionato nel concorsone. Ilfattoquotidiano.it ha provato a capire quali sono le ragioni del fallimento, che lascerà scoperta una fetta consistente dei 63mila posti messi a bando: circa il 30%, secondo gli ultimi calcoli del portale Tuttoscuola sulle graduatorie fin qui approvate.

TROPPE DOMANDE IN TROPPO POCO TEMPO – Partiamo dall’elemento più importante di ogni concorso: le domande. Quelle del concorsone, probabilmente, erano troppe: addirittura otto, sei a risposta aperta, due a crocette ma in lingua inglese (con testi e allegati da leggere). Nel 2012 erano state esattamente la metà, quattro. Stavolta i candidati avevano un lasso di tempo medio di 18 minuti a quesito. Davvero poco, se si considera poi il tenore di certe domande: “L’Islam da Maometto ad oggi”, “L’uso del valore plastico in architettura”, “Una verifica sul tema della memoria, partendo da Montale e inserendo Leopardi, Pascoli,Gozzano e Ungaretti”. Temi enciclopedici, quasi impossibili da riassumere in poche righe e pochi minuti. “Presto pubblicheremo un archivio di prove anonime di docenti che sono stati bocciati”, annuncia l’Associazione Coordinamento Nazionale Tfa. “Invitiamo tutti a giudicare liberamente se questi insegnanti erano o meno preparati. Quanti professori, anche universitari, sarebbero stati in grado di fare di meglio in queste condizioni?”.

DOCENTI NON ALL’ALTEZZA. E I COMMISSARI? – Il concorso ha valutato i docenti, bene. Ma chi ha valutato i valutatori? Le commissioni si sono formate in ritardo, con grande difficoltà a causa degli scarsi compensi e dell’enorme mole di lavoro e responsabilità richiesta. In certi casi sono state fatte e disfatte, arruolando anche professori in pensione. Insomma, non hanno giudicato i migliori, semplicemente chi aveva tempo o voglia di farlo. Spesso docenti avanti negli anni, di “vecchia scuola” si potrebbe dire. Di grande esperienza, certo, ma magari con competenze inferiori a quelle degli stessi candidati sui più moderni approcci pedagogici, che pure venivano richiesti nelle prove. E poi è mancata comunicazione col Ministero, che non ha fornito alcuna indicazione ai commissari: forse sarebbe bastato “tarare” il giudizio sul fabbisogno del concorso per avere risultati più soddisfacenti.

NIENTE GRIGLIE DI VALUTAZIONE – Che dire poi delle griglie di valutazione, pubblicate solo a prove concluse. Un’anomalia assurda per qualsiasi concorso pubblico, diventata quasi marginale nella confusione generale del concorso scuola. Di fatto i docenti sono stati giudicati sulla base di criteri che non conoscevano. Quando sono stati resi noti, poi, si è scoperto che ricalcavano grosso modo quelli del concorsone 2012 (forse per comodità). Nonostante per ammissione dello stesso Ministero le procedure fossero molto diverse. L’impressione è che ogni commissione abbia giudicato in maniera abbastanza autonoma e indipendente. E forse così – piuttosto che per una presunta discrepanza nel valore dei candidati – si spiega l’estrema disomogeneità dei risultati per territorio e per materie.

PC DIFETTOSI: UNA MODERNITÀ “ARRETRATA” – Anche la “rivoluzione digitale” del Miur è fallita: la Giannini si è vantata di aver predisposto il primo concorso “computer based” della storia della scuola italiana. Ma non basta accendere un computer per fare un salto nella modernità: vista l’arretratezza generale degli istituti italiani, non è stato semplice trovare decine di migliaia di postazioni informatiche. I computer spesso erano vecchi, difettosi e malfunzionanti. Anche il software predisposto dalMinistero lasciava a desiderare: un programma di scrittura obsoleto, con un layout anni Novanta, e l’assenza dei comandi più basilari come un semplice “copia-incolla”. Tanti candidati hanno rimpianto carta e penna. E non certo per una questione anagrafica, visto che comunque l’età media era relativamente bassa (inferiore ai 40 anni).

IMPREPARATI? FORSE, MA PER COLPA DEL MINISTERO – Persino la stessa motivazione addotta dalla Giannini si può rivoltare come un boomerang contro il Ministero. Ammesso (e non concesso) che i docenti fossero impreparati (cosa che può essere valida solo per alcuni di loro, non certo il 50%), la colpa è di chi li ha formati. Al concorso erano ammessi solo docenti abilitati, che hanno studiato nelle università italiane per guadagnare quel titolo: i Tfa addirittura superando delle difficili prove preselettive, i Pas comunque frequentando un corso di un anno. Ma nei programmi di abilitazione, ad esempio, non c’era traccia d’inglese (né un esame, o un’ora di lezione), pure richiesto nelle prove (sia scritte che orali) del concorsone. Senza dimenticare che da viale Trastevere c’era stata poca chiarezza anche sui contenuti del concorso. Più nozionistico o didattico? Il Miur non ha fornito simulazioni, ma neppure indicazioni concrete se non programmi sconfinati sull’intero scibile umano. I candidati si sono seduti sui banchi senza sapere cosa li avrebbe attesi. E i risultati si sono visti.

.

 

GILDA VENEZIA - Associazione Professionale GILDA degli INSEGNANTI - Federazione Gilda Unams

webmaster: Fabio Barina



Sito realizzato da Venetian Navigator 2 srl