Contratto, 20 euro di aumento

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di Marco Nobilio,  ItaliaOggi  18.10.2016

Scatti di anzianità in bilico, possibili nuove progressioni

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Meno di un miliardo di euro. Sarebbe questa la cifra stanziata dal governo per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego, da dividere tra 3 milioni e 300mila addetti. Nella scuola lavorano circa un milione di persone. E se la cifra fosse confermata, la busta paga dovrebbe crescere mediamente di circa 20 euro netti al mese. Che dovrebbero servire a recuperare, solo in parte, una perdita del potere di acquisto dei salari pari a circa il 10%. «Se ci sarà una miliardata per rinnovare i contratti, è evidente che è poca roba», ha detto ieri il segretario della Cisl Annamaria Furlan, «ma se poi riuscissimo ad ottenere la contrattazione di secondo livello e a togliere sprechi e sperperi un ragionamento si potrebbe anche aprire…Spero che su questo si applichi il metodo positivo che abbiamo avuto sui temi della previdenza». Se non ci saranno novità, e le indiscrezioni saranno confermate, a fronte di una perdita media ne verrebbe ristorato circa l’1,4%. Ma non a tutti.

Secondo quanto risulta a Italia Oggi, il governo avrebbe intenzione di spostare gli incrementi sul compenso accessorio. In altre parole, i soldi in più servirebbero a finanziare lo straordinario. E sarebbe pronta una sforbiciata anche sugli scatti di anzianità del personale della scuola, che dovrebbero essere interamente rimodulati. L’apertura del tavolo negoziale per il rinnovo del contratto dovrebbe essere l’occasione per adottare le nuove misure nell’ambito di nuove progressioni. Ma non è ancora chiaro se si tratta di una proposta che sarà messa sul tavolo dal governo durante le trattative oppure un ulteriore vincolo da adottare obbligatoriamente per effetto di un intervento legislativo.

Sugli scatti, peraltro, il legislatore è già intervenuto in più occasioni cancellando l’utilità di 4 anni ai fini della progressione di carriera. Finora ne sono stati recuperati 3, ma rimane ancora un anno. E per questo motivo la progressione è attualmente ritardato di un anno con un costo, per ogni lavoratore di circa 1000 euro.

A tanto ammonta, infatti, la perdita dell’utilità di un anno nella maturazione della progressione di carriera. Che secondo il contratto vigente dovrebbe essere articolate in 5 scatti, i cui termini dovrebbero scadere rispettivamente, in coincidenza della maturazione dell’8°, del 15esimo, del 21esimo, del 28esimo e del 35esimo anno di servizio. E che adesso invece è spostato di un anno in avanti.

Perché ai 3 anni di ritardo disposti dal governo Berlusconi (che sono stati già recuperati con interventi legislativi e contrattuali) si è aggiunto un ulteriore anno di ritardo disposto dal governo Letta. Il decreto del presidente della repubblica 122/2013 all’articolo 1, comma 1, lettera b), dispone, infatti, la cancellazione dell’utilità del 2013 ai fini dei gradoni, prorogando di un anno le disposizioni contenute nell’articolo 9, comma 23, del decreto legge 78/2010 (la norma che ha cancellato l’utilità del 2010 del 2011 e del 2012 ai fini dei gradoni). Pertanto, dopo il recupero 2010, del 2011 e del 2012, ormai a regime, rimane comunque un ritardo di un anno derivante dalla cancellazione dell’utilità del 2013.Ritardo che non sarà colmato a breve perché nel disegno di legge di stabilità non è prevista alcune disposizione in tal senso.

In più c’è il problema della decreto Brunetta, che ha tolto alla contrattazione collettiva il potere di derogare le leggi, facendo salve le deroghe previste nei contratti in vigore all’atto dell’entrata in vigore della legge 15/2009. Ciò vuole dire che, fino a quando rimarrà in vigore la parte normativa del contratto del 2007, la disciplina più favorevole in esso contenuta continuerà ad applicarsi. Ma se le parti dovessero rimetterci mano in occasione della prossima tornata negoziale, non potrebbero più introdurre norme come, per esempio, i permessi per motivi personali e familiari, che la legge non prevede. Per lo meno, non nella forma più favorevole attualmente prevista.

E poi bisognerà fare i conti con le nuove disposizioni contenute nella legge 107/2015, che decontrattualizza gran parte della disciplina del compenso accessorio (il cosiddetto merito) rimettendone l’erogazione al gradimento del dirigente scolastico. In più c’è la questione della mobilità, che la legge 107/2015 sottrae in gran parte alla contrattazione. Il rischio che si corre, dunque, è quello di introdurre disposizioni peggiorative dell’esistente, se non addirittura a rischio di nullità. Le disposizioni contenute nel decreto Brunetta, infatti, prevedono che le clausole negoziali che contrastino con le norme di legge siano da considerarsi automaticamente nulle. E la sanzione prevista per le clausole nulle è la loro automatica sostituzione con le norme di legge con cui contrastano. Pertanto, in assenza di un provvedimento legislativo che restituisca alla contrattazione collettiva un minimo di spazio di manovra, anche prevedendo l’introduzione di organi stragiudiziali di composizione delle controversie di lavoro derivanti dall’applicazione del nuovo contratto, da una parte si corre il rischio di ingenerare un testo negoziale a rischio di nullità e, dall’altra parte, l’aumento esponenziale del contenzioso giurisdizionale. Sulla questione ha lanciato l’allarme anche la Gilda che, tramite il suo segretario nazionale, Rino Di Meglio, ha messo in guardia il governo sui rischi di avviare le trattative senza indicare i margini di manovra del tavolo negoziale: «A causa di una normativa che ha provocato continue incursioni legislative, manca del tutto la preliminare e fondamentale certezza del diritto su quali siano gli ambiti riservati alla contrattazione». Critico per altri versi anche lo Snals, che lamenta il mancato coinvolgimento del sindacato nell’attuazione della legge 107: «È stata negata la possibilità di portare in contrattazione l’attuazione della normativa della legge 107 che il governo si vuole riservare per legge», ha detto Marco Paolo Nigi, segretario dello Snals Confsal. E nel frattempo, Cgil, Cisl e Uil hanno già avviato la mobilitazione. «Basta prendere in giro i lavoratori pubblici», si legge in comunicato unitario emesso dalle segreterie confederali, «nella legge di stabilità le risorse per i rinnovi sono del tutto insufficienti. Daremo battaglia per un contratto vero e innovativo», hanno commentato Serena Sorrentino, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco, segretari generali di Fp-Cgil Cisl-Fp Uil-Fpl e Uil-Pa. «Ci mobiliteremo, senza escludere alcuna forma di lotta, fino al rinnovo dei contratti. E coinvolgeremo anche cittadini e imprese per cambiare insieme la pubblica amministrazione. Da subito», hanno detto ancora i segretari confederali delle sigle del pubblico impiego, «attraverso un fitto calendario di assemblee nei luoghi di lavoro, iniziative e incontri, discuteremo con le lavoratrici e i lavoratori pubblici la nostra proposta di un contratto per i cittadini. E il 12 novembre saremo a Roma con la maratona del lavoro pubblico per le vie della città.

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