Contratto, il nodo del merito

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di Alessandra Ricciardi, ItaliaOggi, 18.7.2017

A giorni l’atto di indirizzo all’Aran. Cadenza triennale per gli integrativi. Dsga, corsia ad hoc.

L’atto di indirizzo specifico per il comparto dell’istruzione e per la relativa dirigenza sarà trasmesso nei prossimi giorni all’Aran, probabilmente a ridosso dell’avvio delle trattative per il contratto degli statali. Anche se il comparto ormai è unico, si prevede che ogni singolo settore abbia un proprio tavolo. Nel corso dell’incontro preparatorio sulla direttiva scuola che si è tenuto la scorsa settimana a viale Trastevere, ai sindacati è stato anche promesso che, a garanzia della salvaguardia della specificità del settore, il ministero dell’istruzione supporterà l’Aran, l’agenzia governativa per la contrattazione nel pubblico impiego, sui nodi più delicati. La direttiva ad hoc è stata intanto trasmessa a Funzione pubblica, a cui tocca poi l’atto formale di invio all’Aran, e all’Economia per i controlli di rito. Secondo quanto risulta a ItaliaOggi, sarà un atto snello, che affronta i nodi più importanti aprendo al confronto governo-sindacati e senza porre limiti ma neanche suggerire soluzioni.

Un approccio che è piaciuto alle sigle confederali, decise a giocarsi la carta del rinnovo contrattuale, dopo otto anni di blocco, per sminare il campo del rapporto di lavoro dalle svolte introdotte prima dalla legge Brunetta e poi dalla riforma della Buona scuola. In primo piano gli aumenti per il merito, che la Brunetta ha deciso siano non più a pioggia ma effettivamente selettivi. E che, su questa lunghezza d’onda, la riforma della scuola del governo Renzi ha poi declinato con la legge 107, attribuendo do un potere discrezionale al dirigente scolastico nell’attribuire il bonus merito.

Fermo restando che l’accessorio dovrà essere sempre selettivo, l’atto di indirizzo chiarisce che l’obiettivo è valorizzare l’attività docente non intesa solo con riferimento al potenziamento dell’offerta formativa, e dunque corsi e progetti aggiuntivi, ma anche il semplice e pure fondamentale lavoro d’aula: e dunque l’impegno nella progettazione didattica, nella valutazione degli alunni, nel rapporto con le famiglie ma anche con il territorio ai fini dell’orientamento degli stessi studenti. Il come potrà essere valutato e valorizzato il lavoro del docente non è però chiarito. Del resto, i contratti degli inizi degli anni 2000 hanno provato, con scarsi risultati, a individuare strumenti di valutazione della qualità dell’insegnante che fossero obiettivi e non divisivi della categoria.

Se la svolta impressa dalla ministra Valeria Fedeli consentirà di recuperare su questo fronte i fondi che ad oggi la legge affida al bonus merito e al bonus per la formazione professionale è ancora tutto da vedere.

L’Istruzione propone anche di passare a cadenza triennale il rinnovo dei contratti integrativi di settore e a partire da quello della mobilità dei docenti e del personale Ata, comprese le assegnazioni e utilizzazioni. I movimenti resterebbero annuali, ma le regole verrebbero fissate ogni tre anni, come accade con il contratto nazionale.

I sindacati hanno chiesto, e pare abbiano ottenuto, infine l’apertura di una corsia preferenziale nella futura selezione per i direttori dei servizi amministrativi: i segretari che hanno svolto la funzione di dsga per tre anni negli ultimi otto dovrebbero poter partecipare anche senza averne i titoli. Un’eccezione che inutilmente il senato ha provato a far passare con emendamento alla conversione del decreto vaccini.

Sullo sfondo restano poi tutti i problemi comuni agli altri settori pubblici, a partire da quello dei fondi: gli aumenti medi di 85 euro mensili vanno coperti con la prossima legge di Stabilità. Ma non solo. Ci sono poi le specificità del settore: retribuzioni per i docenti italiani al di sotto della media europea, per il cui riequilibrio servirebbero finanziamenti aggiuntivi. Su cui dal Tesoro, al momento, nessuna risposta è ancora arrivata.

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