Mobilità. Così non va

dalla Gilda degli insegnanti di Venezia, 19.4.207

– Contratto Integrativo Mobilità 2017-18:
non possiamo esprimere soddisfazione per la conclusione della trattativa.

– Dopo mesi di stop and go, con interventi della Ministra e del suo staff, con promesse, assicurazioni e decine di bozze da analizzare e modificare, si è finalmente chiusa la lunga commedia del contratto integrativo sulla mobilità.

Ci sono state aperture da parte del MIUR alle richieste sindacali con particolare riferimento alla deroga del vincolo triennale e alla possibilità di chiedere fino a cinque scuole oltre agli ambiti. Abbiamo apprezzato gli sforzi della delegazione del MIUR nel cercare di far quadrare il contratto con il testo della legge 107/15 (Buona Scuola), scritto male e pessimamente interpretabile.

La FGU- Gilda degli Insegnanti non ha sottoscritto inizialmente l’accordo politico in attesa che si palesassero le vere intenzioni del MIUR sul punto fondamentale della chiamata diretta dei dirigenti scolastici che abbiamo sempre considerato inaccettabile. Abbiamo soprattutto posto come vincolo alla nostra firma il fatto che nel novero dei requisiti delle competenze professionali allegate al CCNI, e sulle quali dovrebbe basarsi la scelta delle priorità fatta dal Collegio dei Docenti e dal Dirigente Scolastico, fosse centrale l’anzianità di servizio. Ricordiamo che l’art. 1 comma 80 della Legge 107/15 fa riferimento in merito alla scelta discrezionale del dirigente scolastico per l’incarico ai docenti al “curriculum, le esperienze e competenze professionali”. Sembra evidente che in qualsiasi curriculum e in qualsiasi esperienza professionale sia fondamentale l’anzianità di servizio intesa come capacità oggettiva di creazione di reali competenze sul campo, nella didattica diretta, nel rapporto con gli allievi.

Sembrerebbe una cosa di puro buon senso, ma così non è stato. Nell’allegato A del CCNI sul passaggio da ambito territoriale a scuola si fa riferimento a titoli, ruoli e funzioni che spesso nulla hanno a che vedere con la normale attività di docenza. Si pensi al riconoscimento dei dottorati, dei master universitari, delle pubblicazioni, delle certificazioni linguistiche B2, ecc. Si pensi, nel campo delle “esperienze professionali” al riconoscimento dell’insegnamento all’estero, alla partecipazione in “progetti di innovazione didattica e multimediale”, in esperienze di percorsi di integrazione/inclusione, al ruolo di tutor di alternanza scuola-lavoro, di animatore digitale, di referente per l’orientamento e/o valutazione, ecc.

Paradossalmente un “progettista professionista”, un “animatore digitale” con pochissimi anni di esperienza didattica potrebbe essere preferito al buon insegnante che, senza avere un curriculum infarcito di corsi e corsetti o di attività funzionali extra docenza, ha decine di anni di anzianità ed esperienza.

La filosofia della legge e del CCNI è quella di premiare chi fa altro dall’insegnamento perchè, tutto sommato, insegnare è la “normalità” e non è sinonimo di “qualità”.

Dispiace vedere che le altre OO.SS. hanno sottoscritto tale accordo esprimendo soddisfazione. Di fatto esso non intacca il principio della discrezionalità del dirigente, ma semplicemente lo costringe all’interno di criteri che paiono molto generici e vaghi senza verifica delle concrete ricadute positive sulla didattica. L’accordo va bene anche ai dirigenti, checchè ne dica l’Associazione Nazionale Presidi. Infatti “il dirigente, previa deliberazione del Collegio dei Docenti su proposta del dirigente medesimo, individua sino ad un massimo di sei titoli ed esperienze specifiche tra quelle all’allegato A”. Ciò significa che una parte di responsabilità delle scelte cade sul Collegio dei Docenti che però non è libero di determinare altri criteri se non quelli definiti nella tabella del MIUR. Nell’accordo si parla inoltre di “esame comparativo dei requisiti dei candidati” senza specificare come esso debba essere fatto (graduatorie di merito?? punteggi stabiliti dal Collegio?? discrezionalità del Dirigente??).

Per questi motivi, e soprattutto per la mancanza della valorizzazione dell’esperienza professionale dedotta dall’anzianità di servizio, la FGU-Gilda degli Insegnanti non ha sottoscritto l’accordo finale.

Il lavoro fatto con le altre OO.SS. è stato sicuramente positivo perchè qualche risultato si è ottenuto, ma confidiamo che si operi con rinnovata unità sindacale per il totale superamento della “chiamata diretta per ambiti”. Serve una pressione unitaria sulla politica affinchè la legge 107/15 sia profondamente modificata.

Il prossimo anno ci saranno le elezioni politiche. Dobbiamo sfidare le forze politiche a cambiare una legge che tanta confusione e tensione sta portando nelle scuole italiane. Con i contratti difficilmente possiamo immaginare di scardinare una legge del Parlamento.

La Gilda degli Insegnanti della Provincia di Venezia

 

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