Controllare, non chiudere le porte delle scuole

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TuttoscuolaNews,  n. 692 del 18.5.2015.

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Riprendiamo alcune considerazioni esposte in Parlamento.

Con la definizione di un piano triennale dell’offerta formativa la definizione dei fabbisogni parte dal basso, secondo un approccio “bottom-up” che vede la singola scuola come una cellula autonoma, vitale e attiva, del corpo elefantiaco del sistema formativo, fino ad oggi gestito in modo fortemente centralizzato, in particolare riguardo alla politica degli organici e alla distribuzione delle risorse.

Offrire una vera autonomia alle scuole è fondamentale. Si compie oggi un passo che si sarebbe dovuto fare quindici anni fa. Tuttavia non si può pensare che le scuole, in quanto autonome, risolvano tutti i problemi del sistema di istruzione. Servono politiche nazionali, la cabina di regia centrale deve fornire indirizzi chiari, fissare obiettivi precisi e raggiungibili, e successivamente misurare e valutare i risultati, controllando il buon funzionamento. Insomma, appunto: più autonomia, maggiori controlli e pubblica rendicontazione. Per molti versi l’opposto del sistema attuale, fortemente ingessato ma con pochi veri controlli (basti pensare che il corpo ispettivo ha raggiunto i minimi termini, con un ispettore ogni 2.076 scuole in qualche regione, e le potenzialità dell’azione dell’Invalsi sono state in buona misura frenate e sottoposte a limiti).

Bisogna aprire le porte delle scuole alla contaminazione con nuove mentalità e prospettive, ad energie fresche, a nuove risorse anche economiche. L’aspetto cruciale è regolamentare, controllare e gestire questi apporti, non chiudere le porte delle scuole.

Come mitigare il rischio di corruzione? Accanto ad una totale trasparenza e pubblicità nella gestione dei fondi, va rafforzato il modello di controllo all’interno dell’istituzione scolastica, che si dovrà dotare di modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire reati o comunque comportamenti non adeguati, e di modalità di vigilanza sul funzionamento e l’osservanza dei modelli, anche eventualmente attraverso appositi organismi dotati di autonomi poteri di iniziativa e controllo. Alcuni principi ispiratori per tale modello potrebbero essere a nostro avviso in parte trovati in quanto definito dal Decreto Legislativo 231/2001 per gli enti e le società privati, che stabilisce una responsabilità amministrativa a carico dell’ente per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio da persone fisiche in posizione apicale o da loro dipendenti che agiscono in nome e per conto dell’Ente che rappresentano. Come noto tale norma non si applica all o Stato e agli enti pubblici, ma in considerazione della novità rappresentata dall’ingresso di fondi privati nella scuola si pone il tema  – e va affrontato – di introdurre alcuni principi a garanzia dell’integrità del sistema.

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